E’ stato pubblicato il decreto che stanzia 30 milioni di euro, provenienti dal Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, a sostegno dell’attività svolta dai caregiver familiari
Segnala il Ministero per le Disabilità che è stato pubblicato il decreto che illustra criteri e modalità di riparto del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità ai fini, per l’anno 2026, di cui all’articolo 1, comma 213, lettera f), della legge 30 dicembre 2023, n. 213: «interventi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare».
In sintesi:
- I fondi vengono distribuiti alle Regioni affinché siano trasferiti agli ambiti territoriali sociali per finanziare interventi mirati;
- gli interventi per i caregiver possono essere: servizi di sollievo, assistenza sociosanitaria e percorsi psicologici;
- particolare priorità è riservata all’assistenza di persone con disabilità gravissima e a programmi di deistituzionalizzazione;
- Le Regioni sono tenute a rispettare specifici obblighi di programmazione, rendicontazione e monitoraggio sull’utilizzo delle somme ricevute.
Vediamo cosa prevede il decreto e come incide concretamente sui caregiver familiari.
Cos’è il Fondo caregiver familiari
Il Fondo Caregiver Familiare 2026 garantisce la continuità delle tutele economiche e dei servizi di sollievo in attesa della piena operatività della riforma strutturale da 207 milioni di euro annui prevista dal 2027.
Come sono distribuiti tra le Regioni i 30 milioni di euro per i caregiver?
Le risorse messe in campo (30milioni di euro per il 2026) sono ripartite tra le Regioni, per il successivo trasferimento agli ambiti territoriali sociali. Le Regioni che ricevono le quote maggiori sono la Lombardia (4,77 milioni di euro), il Lazio (2,74 milioni) e la Campania (2,56 milioni). La ripartizione viene fatta in proporzione a quanto stabilito dall’art. 4 del decreto dell’8 gennaio 2025.
Ecco la ripartizione delle risorse per ciascuna Regione (da Tabella 1 allegata al decreto):
| Regione | Importo assegnato |
| Lombardia | € 4.779.000 |
| Lazio | € 2.745.000 |
| Campania | € 2.562.000 |
| Sicilia | € 2.457.000 |
| Veneto | € 2.412.000 |
| Piemonte | € 2.373.000 |
| Emilia-Romagna | € 2.325.000 |
| Toscana | € 2.106.000 |
| Puglia | € 2.004.000 |
| Calabria | € 1.026.000 |
| Liguria | € 984.000 |
| Sardegna | € 876.000 |
| Marche | € 840.000 |
| Abruzzo | € 711.000 |
| Friuli-Venezia Giulia | € 702.000 |
| Umbria | € 513.000 |
| Basilicata | € 315.000 |
| Molise | € 195.000 |
| Valle d’Aosta | € 75.000 |
| TOTALE | € 30.000.000 |
Chi è considerato caregiver familiare secondo la normativa?
Secondo la normativa vigente (articolo 1, comma 255, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, richiamata nel provvedimento), è considerato caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura volontariamente di un proprio caro. Per rientrare in tale definizione, devono sussistere specifici requisiti legali e di parentela:
1. Legame di parentela o convivenza
Il caregiver deve assistere:
- Il coniuge, l’altra parte dell’unione civile o il convivente di fatto (ai sensi della legge n. 76/2016);
- Un familiare o affine entro il secondo grado;
- Un familiare entro il terzo grado, nei soli casi limitati previsti dall’articolo 33, comma 3, della legge n. 104/1992.
2. Condizioni di salute della persona assistita
La persona assistita deve presentare uno stato di disabilità o inabilità grave, ovvero:
- Non essere autosufficiente e non essere in grado di prendersi cura di sé a causa di malattia, infermità o disabilità (anche croniche o degenerative);
- Essere riconosciuta invalida in quanto bisognosa di assistenza globale e continua di lunga durata (ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 104/1992), oppure essere titolare dell’indennità di accompagnamento (ai sensi della legge n. 18/1980).
Nell’assegnazione dei fondi relativi all’anno 2026, il decreto stabilisce inoltre una priorità per i caregiver di persone in condizione di disabilità gravissima e per i programmi legati alla deistituzionalizzazione.
Quali adempimenti devono rispettare le Regioni?
Per poter accedere ed erogare le risorse del Fondo per l’anno 2026, le Regioni devono rispettare una serie di adempimenti programmatici, amministrativi e di monitoraggio previsti dall’Articolo 5 e dall’Allegato A del decreto.
1. Programmazione e Delibera di Giunta
Le Regioni devono approvare specifici indirizzi di programmazione, previo confronto con le autonomie locali e con il coinvolgimento delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità.
Per richiedere i fondi, la Regione deve adottare una delibera di Giunta regionale che contenga:
- Gli indirizzi di programmazione e la tipologia degli interventi previsti;
- Il piano di massima (anche pluriennale) dei progetti, corredato da un cronoprogramma di attuazione e dai relativi costi;
- L’indicazione dell’eventuale cofinanziamento regionale (realizzato con beni, servizi o risorse umane proprie, escludendo altre risorse statali).
2. Invio della richiesta via PEC
La richiesta di erogazione, corredata dalla delibera di Giunta, deve essere trasmessa in formato elettronico al Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità (all’indirizzo [email protected]) entro tre mesi dalla data dell’avviso di pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.
3. Condizione vincolante: Monitoraggio dell’annualità 2023
L’erogazione delle risorse 2026 è espressamente subordinata alla trasmissione dei dati completi relativi al monitoraggio delle risorse già erogate per l’anno 2023 (tramite la compilazione dell’Allegato A del d.m. 8 gennaio 2025).
4. Trasferimento agli Ambiti Territoriali
Una volta incassate le risorse dal Dipartimento statale, la Regione ha l’obbligo di trasferire le quote spettanti agli ambiti territoriali sociali entro sessanta giorni dall’erogazione.
5. Monitoraggio dell’utilizzo dei fondi 2026
In attuazione del principio di trasparenza, le Regioni sono tenute a inviare al Dipartimento la scheda di monitoraggio “Allegato A 2026”. La scheda richiede di rendicontare:
- Gli atti regionali di riparto ed estremi dei pagamenti liquidati;
- Il numero di caregiver familiari che beneficiano dei fondi e gli importi erogati;
- Le modalità di designazione e accettazione del ruolo di cura;
- I criteri e gli indicatori impiegati per l’individuazione dei beneficiari.
Quali sono le tipologie di azioni finanziabili per i caregiver?
L’Articolo 3 del decreto stabilisce che le risorse del Fondo sono destinate a interventi di sollievo e sostegno per i caregiver familiari, prevedendo due priorità generali e sei specifiche tipologie di azioni finanziabili.
Criteri di priorità
La programmazione regionale deve garantire priorità:
- Agli interventi per i caregiver di persone con disabilità gravissima;
- Ai programmi di accompagnamento alla deistituzionalizzazione e al ricongiungimento della persona assistita con il caregiver.
Le 6 tipologie di azioni finanziabili
Le Regioni possono individuare specifici interventi ricompresi nelle seguenti categorie:
- Assistenza diretta tramite contributi di sollievo o assegni di cura: Erogazione diretta di contributi economici destinati al sostegno del ruolo di cura del caregiver.
- Bonus sociosanitari: Interventi diretti o indiretti attraverso la predisposizione di bonus dedicati all’acquisto di prestazioni di assistenza sociosanitaria.
- Prestazioni di tregua dall’assistenza: Servizi di sollievo volte a consentire al caregiver un periodo di tregua, attuabili mediante la sostituzione temporanea dell’assistente oppure con il ricovero temporaneo della persona assistita presso strutture residenziali.
- Percorsi di supporto psicologico: Avvio e sviluppo di progetti dedicati al sostegno psicologico, svolti sia in forma individuale sia in gruppi di supporto.
- Attività di formazione per i nuclei familiari: Iniziative formative rivolte alle famiglie che si prendono cura di persone con disabilità grave e gravissima.
- Interventi in continuità con le annualità precedenti: Prosecuzione di progetti già avviati e finanziati nel quadro dei precedenti decreti ministeriali dedicati al caregiver familiare (anni 2020-2025)
Come fa il cittadino ad accedere alle risorse per i caregiver
Poiché il decreto definisce i criteri di riparto delle risorse dallo Stato alle Regioni e il successivo trasferimento agli Ambiti territoriali sociali, non esiste una domanda unica nazionale o un portale gestito dal Ministero per i singoli cittadini.
Per beneficiare delle risorse allocate nella propria Regione, il passo procedurale fondamentale consiste nel contattare il Punto Unico di Accesso (PUA) o i Servizi Sociali del proprio Comune per verificare le scadenze dei bandi locali e formalizzare la scheda di presa in carico.
Per accedere alle risorse, il cittadino deve seguire il percorso organizzato a livello regionale e locale:
1. Verificare i bandi dell’Ambito Territoriale / Comune
Le risorse statali vengono erogate alle Regioni, le quali approvano gli indirizzi di programmazione e le trasferiscono agli Ambiti territoriali sociali entro sessanta giorni. Saranno quindi i Servizi Sociali del proprio Comune o dell’Ambito territoriale (distretto sociosanitario) a pubblicare i singoli avvisi pubblici e le scadenze per la presentazione delle domande.
2. Documentare il possesso dei requisiti
Al momento della candidatura al bando locale, il richiedente dovrà attestare la sussistenza delle condizioni di legge:
- Il rapporto di parentela, affinità, coniugio, unione civile o convivenza di fatto con la persona assistita;
- Lo stato di invalidità grave della persona assistita, comprovato dal verbale ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 104/1992 oppure dal riconoscimento dell’indennità di accompagnamento;
- La formale designazione e accettazione del ruolo di cura e assistenza non professionale.
3. Richiedere la specifica prestazione di interesse
In base a quanto attivato dall’Ambito territoriale, la domanda consentirà di accedere ad una o più misure di sostegno:
- Assegni di cura o contributi di sollievo erogati direttamente al caregiver;
- Bonus sociosanitari per l’acquisto di prestazioni di assistenza;
- Prestazioni di tregua (come la sostituzione temporanea dell’assistente o il ricovero temporaneo di sollievo dell’assistito);
- Percorsi di supporto psicologico e attività formative dedicate.
4. Il passo concreto da compiere
L’azione immediata da svolgere è contattare gli Uffici dei Servizi Sociali del proprio Comune di residenza o il Punto Unico di Accesso (PUA) della propria ASL/distretto per verificare quando verrà emanato l’avviso pubblico locale relativo alle risorse dell’annualità 2026
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