Lidi e Pleuteri: gli animali in attesa, tra memoria e verità dei sentimenti


Recensione di Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti.  Al Teatro Gobetti di Torino è andato in scena un nuovo testo di Diego Pleuteri (anche direttore artistico junior del teatro nazionale piemontese) con la regia di Leonardo Lidi.

Foto Luigi De Palma

Facciamo un passo indietro, a Come nei giorni migliori, la storia d’amore travagliata, appassionata e complicatissima, come sono complicatissime oggi le storie d’amore quando in questa nostra epoca affannata devono divenire relazioni sentimentali. Ecco, quello splendido spaccato di un pezzetto, seppur piccolissimo, di mondo terminava con i due protagonisti che, dopo un incredibile tour de force teatrale, finivano finalmente nel tepore casalingo di fonte a La signora in giallo, Jessica Fletcher.

Foto Luigi De Palma

E in questo nuovo spettacolo del duo Leonardo Lidi, Diego Pleuteri, uno alla regia e l’altro alla scrittura, si ricomincia riportando il pubblico proprio a quella vicenda perché dopo pochi minuti dall’inizio, dietro il sipario del Gobetti viene scoperta la fotografia dei due giovani (Bandini e De Vreese) che occupa tutto il boccascena. Idea semplice ma fulminante perché connette fortemente la scrittura con la scenografia e attiva la memoria di chi ha assistito al primo spettacolo. Lo spazio per l’azione è quello sotto al palcoscenico, ravvicinato alla gradinata del pubblico, qui si muovono i tre animali protagonisti: un gatto, un cane e un pesce (Beatrice Verzotti, Marta Malvestiti, Maria Teresa Castello), in una delle prime file di spettatori e spettatrici è seduta anche una narratrice (Hana Daneri) che presenterà i personaggi all’inizio –  «Briciola, un cane, fissa seduta la porta di ingresso, piange.» – per poi tornare in chiusura

Foto Luigi De Palma

I tre animali attendono il ritorno del padrone, ma il tempo passa e nessuno si fa vedere. Il gatto si finge disinteressato e in qualche modo comanda le operazioni, il cane da subito dimostra invece un affetto per l’uomo che è una vera e propria dipendenza. Il pesce sta nel suo mondo, ogni tanto si perde brani del discorso, ma in qualche modo dimostra di avere una coscienza. E qui sta uno dei doni di questa scrittura: la capacità di creare un mondo espressivo per ogni personaggio, e non la solita umanizzazione retorica e sentimentalista, qui tutto ha a che fare con la sopravvivenza e anche l’amore per il padrone deve misurarsi con i bisogni primari. Il pesciolino rosso Wanda nuota nella sua boccia, non può chiudere gli occhi come fanno le altre e si dimentica quello che le è appena accaduto, inizialmente sembra che questo possa tenerla al riparo dal dolore. Luna, la gatta, nonostante il suo apparente disinteresse comincerà ad accusare l’uomo per l’assenza, Briciola, tra un pianto e l’altro, ammetterà che se tornasse comunque lo perdonerebbe. E se fosse morto? Le luci sono accese in sala, anche sul pubblico, quando la tragica possibilità inizia a manifestarsi, ma non sappiamo noi umani cosa voglia dire smettere di vivere, capirai gli animali: «È quando qualcuno ti trova sdraiato sul letto ma tu non stai dormendo», afferma con dura razionalità Luna. Pausa e poi The End of the World di Skeeter Davis per colpire al cuore.

Foto Luigi De Palma

È nella capacità espressiva che la scrittura e la regia riescono a trovare le soluzioni teatrali più interessanti,  piccoli gesti e posture che rimandano immediatamente alle creature animali: le pose altere del gatto, la perenne frenesia del cane e il suo scuotere la testa e poi il pesce con quel suo “stare” e gli occhioni incoscienti aperti. Sono straordinarie le tre attrici: la loro verità è la nostra, nonostante nulla qui tenda al realismo rappresentativo, nonostante siamo in un teatro ottocentesco con le luci spesso accese sulla platea non possiamo non credere, non possiamo non essere lì con loro, in quel soggiorno ormai disordinato, che lentamente si riempie di paure a cattivi odori.

Foto Luigi De Palma

L’intelligenza è costruita sulle esperienze abitudinarie: quando lui deve assentarsi per tanto tempo si ricorda sempre di lasciare acqua e cibo e stavolta non è accaduto. E il passare dei giorni viene conteggiato attraverso lo scandire delle avventure di Miss Fletcher, per accendere un televisore su un divano, d’altronde, basta una zampa. Lo zapping si ferma per un attimo sulle notizie di un telegiornale: ascoltiamo il conduttore parlare di Bergamo, di morti, capiamo immediatamente che siamo tornati a quelle pagine della storia recente che non abbiamo mai avuto il coraggio o il tempo (visto ciò che è accaduto dopo) di rileggere. E infatti troppo pochi sono stati finora i tentativi del nostro teatro di tornare a quei giorni, Pleuteri dimostra come sia possibile farlo con grazia e sensibilità, riattivando la memoria attraverso un dato del reale; è un gesto drammaturgico piccolo, laterale, ma in grado di cambiare definitivamente l’atmosfera dello spettacolo e la nostra posizione rispetto alla vicenda.

Foto Luigi De Palma

Però se lui tornasse «cambierebbe il mondo», immaginano le tre con tutta la fantasia e i dettagli possibili, in ascolto della serratura, dei movimenti e dei suoni conosciuti. Però, comincia ad essere tardi, i giorni passano, non è più il tempo dei balletti che scandivano la leggerezza della vicenza: «l’acqua è opaca, non vi vedo», nella voce del pesce Wanda c’è la paura; e qui la scrittura e l’interpretazione di Castello creano un suggestivo e straziante andirivieni tra vita e morte in una continua perdita della memoria che stavolta però è tutt’altro che salvifica.
Anche di fronte alla morte Briciola ha fiducia in un ricongiungimento con colui che sempre lo ha accudito: «Ma allora è così che si muore? Si chiudono gli occhi e li si riaprono dall’altra parte e c’è lui», lentamente le luci si abbassano e forse qualcuno sopravviverà.

Andrea Pocosgnich

Aprile 2026, Torino, Teatro Gobetti

Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti

di Diego Pleuteri
con (in o.a.) Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti
regia Leonardo Lidi
scene Fabio Carpene
movimenti scenici Riccardo Micheletti
assistente alla regia Nicolò Tomassini
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”


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 Andrea Pocosgnich

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