La qualità dell’aria indoor resta ai margini degli incentivi: il disegno di legge di Bilancio 2027 proroga i bonus edilizi, ma non introduce una voce autonoma per la VMC. L’ Ing. Clara Peretti propone di legare la riqualificazione alla verifica del ricambio d’aria, integrando efficienza energetica e salute.
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La manovra 2027 conferma il 50% per la prima casa e rinvia la discussione sul 65%, senza una parola su ventilazione, qualità dell’aria e salute degli occupanti. Eppure l’EPBD IV, non ancora recepita, mette la qualità ambientale interna al centro della prestazione degli edifici. Partendo dalla mia esperienza sui monitoraggi in ambienti indoor ho descritto un’analisi del contesto e delle evidenze scientifiche, con alcune proposte concrete che puntano al miglioramento della qualità degli ambienti interni e quindi alla vita e alla salute delle persone.
Bonus casa 2027: incentiviamo l’isolamento, ma chi pensa all’aria?
Il contesto: una proroga che conferma l’impostazione
Il 28 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027. Per il settore edilizio la notizia è la proroga per un altro anno dell’assetto attuale: detrazione del 50% per gli interventi sull’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili e recupero in dieci anni. Senza intervento, dal 1° gennaio 2027 le aliquote sarebbero scese al 36% e al 30%, come previsto dalla legge di Bilancio 2026. È confermato anche il bonus mobili al 50% su una spesa massima di 5.000 euro.
Resta invece in sospeso il ritorno dell’ecobonus al 65% per l’abitazione principale, annunciato nelle settimane precedenti. La decisione del Consiglio è attesa a novembre. Il perimetro degli interventi finanziabili è ancora in definizione: se il 65% entrerà, lo farà presumibilmente con un emendamento durante l’esame parlamentare.
La proroga sul 50% è una buona notizia per famiglie e filiera, che evitano un brusco calo della domanda. Ma la sostanza del meccanismo non cambia: si incentivano tutte le attività senza premiare quelle più coerenti con quello che ci chiede l’Europa. Della qualità dell’aria che gli occupanti respireranno dopo l’intervento, il legislatore continua a non occuparsi.
Per capire che cosa significhi, in pratica, un ambiente ben chiuso e privo di ventilazione (progettata, e controllata), è utile guardare una misura reale. La Figura 1 riporta la concentrazione di CO₂ registrata in una camera d’albergo in una località alpina dal 31 agosto al 4 settembre 2026, (occupata da quattro persone, senza VMC). Possiamo trasferire questo grafico anche agli ambienti residenziali. La camera da letto è un caso emblematico: è l’ambiente in cui trascorriamo più ore consecutive, con porta e finestre chiuse, e le stesse condizioni si ritrovano ogni notte nelle nostre abitazioni.
L’aspetto più significativo non è il valore massimo ma la forma della curva: non raggiunge mai un plateau. Significa che, a serramenti chiusi, il ricambio d’aria è così ridotto
che l’equilibrio tra la CO₂ prodotta dagli occupanti e quella diluita dall’aria esterna non si instaura nell’arco di una notte. La CO₂ è un indicatore, non il principale inquinante: con lo stesso ricambio si accumulano umidità, composti organici volatili emessi da arredi e finiture e, in alcuni casi, il radon o altri cancerogeni come ad esempio la formaldeide.
Nell’ultima giornata (4 sett) mio marito ha lasciato la finestra socchiusa ma verso le 2 di notte, appena ho sentito molto freddo ho chiuso la finestra e la CO2
ha ripreso la sua salita come nelle notti precedenti.
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Il quadro europeo che stiamo ignorando
Questo silenzio è tanto più evidente perché arriva mentre l’Italia è in ritardo su tutti i fronti della direttiva (UE) 2024/1275 (EPBD IV). Il termine di recepimento era il 29 maggio 2026; il 15 luglio la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro tutti i 27 Stati membri per mancato recepimento integrale. Sull’Italia pesa anche la procedura aperta a marzo per la mancata consegna della bozza di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (PNRE).
Eppure la nuova direttiva è chiara. Definisce per la prima volta in modo esplicito la qualità ambientale interna (IEQ), con un ambito minimo che comprende comfort termico e ventilazione/qualità dell’aria. Chiede che i requisiti minimi di prestazione energetica tengano conto di una qualità ambientale interna ottimale, proprio per evitare effetti negativi come una ventilazione inadeguata (art. 5). Impone agli Stati membri di fissare requisiti per standard adeguati di IEQ e introduce obblighi di monitoraggio e regolazione della qualità dell’aria in alcune categorie di edifici (art. 13).
In altre parole, l’Europa ha smesso di considerare l’efficienza energetica separata dalla salute degli occupanti. La politica italiana degli incentivi, invece, continua a farlo.
Perché è imbarazzante
Oggi la VMC non è esclusa dalle detrazioni, ma vi entra dalla porta di servizio. È detraibile con il bonus ristrutturazioni (art. 16-bis TUIR) ma come ben sappiamo gli importi sono sempre più stretti e dopo aver incluso il rifacimento del bagno, i nuovi pavimenti, il generatore di calore e la cucina spesso non rimane quasi nulla. Con l’ecobonus è ammessa solo se collegata alla coibentazione delle superfici opache o alla sostituzione del generatore, secondo la FAQ ENEA 16.D.
Non esiste una voce autonoma, non esiste un requisito minimo di qualità del sistema, non esiste alcuna condizione che leghi la ventilazione agli interventi che riducono le infiltrazioni.
Il risultato è paradossale. Lo Stato finanzia la sostituzione dei serramenti, che è proprio l’intervento più associato all’aumento di radon e umidità, senza chiedere al progettista nemmeno di verificare come sarà garantito il ricambio d’aria. Dopo la stagione del Superbonus avremmo dovuto saperlo: le segnalazioni di condensa e muffe in edifici appena riqualificati non sono un’eccezione.
È imbarazzante per tre ragioni.
- Lo è sul piano sanitario, perché le evidenze esistono da oltre un decennio.
- Lo è sul piano europeo, perché la direttiva che stiamo recependo in ritardo chiede esattamente il contrario.
- E lo è sul piano tecnico, perché esistono già le norme (UNI EN 16798-1), le tecnologie e le competenze per fare diversamente: VMC con recupero di calore ad alta efficienza.
Cosa si può fare subito
L’esame parlamentare della manovra, e la possibile introduzione del 65% finanziato con la clausola per la sicurezza energetica, offrono una finestra concreta. Alcune proposte praticabili senza stravolgere l’impianto delle detrazioni:
- Una voce autonoma per la VMC con recupero di calore
nell’ecobonus, non subordinata al cappotto, con requisiti minimi di prestazione. - Un legame con la sostituzione dei serramenti: verifica documentata del ricambio d’aria e, nelle aree prioritarie, in ambienti di vita a contatto con il terreno una misura di radon dopo l’intervento.
La VMC con recupero di calore è anche una misura di sicurezza energetica nel senso più stretto: in un involucro riqualificato le perdite per ventilazione diventano una quota rilevante del fabbisogno, e recuperarne gran parte riduce i consumi. Non c’è quindi alcuna contraddizione nel finanziarla.
Da anni discutiamo di aliquote, massimali, sconto in fattura e cessione del credito. Non abbiamo mai discusso seriamente di che cosa respirano le persone nelle case che contribuiamo a riqualificare. Il recepimento dell’EPBD IV e il PNRE, entrambi in ritardo, sono l’occasione per correggere la rotta: trasformare la qualità dell’aria da effetto collaterale ignorato a requisito di progetto.
Continuare a rimandare non è più una scelta neutra, perché ogni intervento sull’involucro realizzato senza pensare all’aria è un intervento che dobbiamo assolutamente, prima o poi, correggere.
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FAQ TECNICHE: VMC ed ecobonus: qualità dell’aria nelle case
1. Cosa prevede la manovra 2027 per i bonus casa?
Proroga per un altro anno la detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, con recupero in dieci anni, e conferma il bonus mobili al 50% su una spesa massima di 5.000 euro.
2. La VMC è già detraibile?
Sì, ma solo “dalla porta di servizio”: rientra nel bonus ristrutturazioni o, attualmente nell’ecobonus – solo in alcuni casi, senza una voce autonoma.
3. Perché sostituire le finestre senza ventilazione è un problema?
Perché si riduce il ricambio d’aria e favorendo l’accumulo di umidità e altri inquinanti, senza che nessuno verifichi come verrà garantita l’aria.
4. Cosa mostra il monitoraggio della CO₂ in camera da letto?
Che a finestre chiuse la CO₂ sale per tutta la notte senza mai stabilizzarsi, segno di un ricambio d’aria quasi nullo.
5. Cosa si potrebbe fare subito?
Introdurre una voce autonoma per la VMC con recupero di calore e legare la sostituzione dei serramenti a una verifica documentata del ricambio d’aria.
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