#Finsubito news – Gambizzato a Foggia per un Patek da 160k, in due risarciscono la vittima e puntano a sconti di pena


Hanno risarcito il danno al commerciante gambizzato il 14 marzo scorso a Foggia, nell’ambito di una vicenda criminale legata al recupero di un prezioso orologio Patek Philippe del valore di 160mila euro. È la mossa difensiva di Daniele Barbaro, 35 anni detto “Barbarill”, e Ciro Spinelli detto “il marsigliese”, 40 anni, entrambi ritenuti vicini al clan Sinesi-Francavilla, in vista del processo con rito abbreviato fissato per il prossimo 24 novembre davanti alla gup del Tribunale di Bari Flavia Lombardo Pijola.

Il risarcimento potrebbe essere valorizzato dalle difese per ottenere attenuanti e una riduzione della pena in caso di condanna. Non equivale, tuttavia, a una dichiarazione di colpevolezza.

Sono quattro gli imputati, tutti detenuti dopo il fermo eseguito dalla squadra mobile il 25 marzo su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Oltre a Barbaro e Spinelli, figurano Luca Pompilio, 34 anni, ex calciatore con trascorsi anche nei campionati di Serie B e C, e Giuseppe Bruno, 18 anni.

Tutti rispondono di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Barbaro, Spinelli e Pompilio sono accusati anche di lesioni aggravate per il ferimento del commerciante e di porto illegale di pistola.

La rapina dei due orologi e il tentativo di recuperare il Patek Philippe

La vicenda risale al pomeriggio del 14 marzo 2026. In via Lucera, a Foggia, due uomini armati e con il volto coperto, rimasti sconosciuti, aggrediscono tre persone a bordo di un’automobile.

Durante l’assalto vengono sottratti due orologi di grande valore: un Patek Philippe da circa 160mila euro, appartenente a un commerciante di Campobasso, e un Rolex da 10mila euro, di proprietà del commerciante foggiano che alcune ore dopo verrà ferito a colpi di pistola.

La rapina non viene denunciata alle forze dell’ordine.

Secondo la ricostruzione della Dda e della squadra mobile, il commerciante molisano, intenzionato a recuperare il prezioso orologio, si sarebbe rivolto a un importante esponente della criminalità cerignolana. Quest’ultimo avrebbe affidato l’incarico a Daniele Barbaro, che in quel periodo si trovava agli arresti domiciliari a Campomarino per vicende legate alla droga.

Barbaro avrebbe intravisto nell’operazione la possibilità di incassare una somma compresa tra 50mila e 80mila euro, come emergerebbe da alcune conversazioni telefoniche intercettate dagli investigatori.

Le minacce alla moglie e l’incontro in campagna

Convinto che dietro la rapina ci fosse il commerciante foggiano, Barbaro avrebbe dato disposizioni per rintracciarlo e costringerlo a restituire l’orologio oppure a versare il denaro richiesto.

Secondo l’accusa, Giuseppe Bruno sarebbe stato inviato nell’abitazione dell’uomo per intimidire la moglie e comunicarle che i “compagni” stavano cercando il marito.

Intorno alle 21, il commerciante si presenta insieme a un familiare in una proprietà di campagna riconducibile a Ciro Spinelli, anche lui all’epoca sottoposto agli arresti domiciliari per reati di droga.

È qui che, secondo gli inquirenti, la situazione precipita.

Durante una videochiamata intercettata dalla squadra mobile, Barbaro avrebbe intimato alla vittima: “Vai a prendere l’orologio e risolvi il problema. Forse non hai capito, devi cacciare i soldi”.

Il commerciante nega di possedere il Patek Philippe, respinge qualsiasi coinvolgimento nella rapina e sostiene di non avere nulla da restituire.

L’ordine intercettato: “Uccidili tutti e due”

La reazione attribuita a Barbaro è durissima. Nella conversazione intercettata, secondo la ricostruzione accusatoria, si rivolge a Spinelli ordinando: “Uccidili a tutti e due questi infamoni. A tutti e due come stanno. Diccelo che deve portare l’orologio”.

Poco dopo il commerciante viene raggiunto da colpi di pistola alle gambe. Secondo la Dda, a sparare sarebbe stato Spinelli.

Alle 21.30 la vittima raggiunge il pronto soccorso, dove racconta agli agenti di essere stata ferita da uno sconosciuto nel centro cittadino. Una versione diversa da quella successivamente ricostruita dagli investigatori attraverso le intercettazioni.

Dopo il ferimento, Barbaro avrebbe telefonato a Bruno e a un detenuto, rivendicando quanto accaduto con una frase particolarmente esplicita: “L’ho fatto sparare”.

Gli inquirenti attribuiscono a Luca Pompilio, cognato di Spinelli, il compito di aver ripulito le tracce di sangue e fatto sparire il bossolo. La sua difesa contesta però il coinvolgimento nell’estorsione e nella gambizzazione, sostenendo che Pompilio sarebbe intervenuto soltanto in un secondo momento. Una condotta che, secondo questa impostazione difensiva, potrebbe eventualmente configurare il favoreggiamento, non i reati più gravi contestati.

Le minacce a un altro pregiudicato: “Mi compro due Kalashnikov”

Resta poco chiaro che fine abbia fatto il Patek Philippe da 160mila euro.

Dalle intercettazioni emergerebbe anche l’intervento, nella vicenda del recupero, di un altro noto pregiudicato foggiano, Ivan Narciso, estraneo all’inchiesta, da Barbaro ribattezzato “il mercenario”.

La circostanza avrebbe provocato una reazione furiosa di Barbaro, che in una conversazione con Spinelli avrebbe pronunciato pesantissime minacce nei confronti dell’uomo.

“Tengo ‘na raggia. Per quello là spenderei 10mila euro, mi compro due Kalashnikov a scaricarglieli tutti in faccia. Il funerale glielo devono fare a bara chiusa a quell’infame di m…”.

Parole che, nella prospettazione investigativa, restituiscono il livello di violenza e di tensione sviluppatosi attorno al recupero del prezioso orologio.

Barbaro, il baby mafioso della Società foggiana

Tra gli imputati spicca la figura di Daniele Barbaro, ritenuto affiliato al clan Sinesi-Francavilla e indicato come uno dei primi casi di baby mafioso della Società foggiana.

La sua storia giudiziaria è segnata da una lunga detenzione, iniziata nel settembre 2008, quando era ancora minorenne, e proseguita quasi senza interruzioni.

Anche Ciro Spinelli viene considerato dagli investigatori contiguo al clan Sinesi-Francavilla. Ha precedenti giudiziari, tra cui uno per un tentato omicidio di mafia.

Il procedimento si inserisce dunque in un contesto nel quale, secondo la Dda, la violenza e la forza intimidatrice riconducibile agli ambienti mafiosi foggiani sarebbero state utilizzate per imporre la restituzione di un bene di enorme valore economico.

Il processo abbreviato del 24 novembre

Sul piano processuale, le difese hanno formulato richieste differenti.

Barbaro e Spinelli hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato condizionato all’esame della vittima. Anche Pompilio ha sollecitato l’abbreviato condizionato, chiedendo l’acquisizione delle dichiarazioni rese dalla persona offesa nell’ambito delle indagini difensive.

Giuseppe Bruno ha invece chiesto il rito abbreviato senza condizioni.

La scelta del rito abbreviato, qualora ammesso, consente una riduzione della pena prevista dalla legge in caso di condanna. A questo si aggiunge, per Barbaro e Spinelli, il risarcimento già corrisposto al commerciante ferito, che le difese potranno far valere ai fini della valutazione delle attenuanti.

L’udienza è fissata per il 24 novembre davanti alla gup. Le responsabilità dei quattro imputati dovranno essere accertate nel processo.

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