Nei prossimi 10 anni la redistribuzione di ricchezze tramite il passaggio intergenerazionale è stimata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in circa 1.800 miliardi, un importo simile a quello che lo Stato ha trasferito all’INPS nel 2025 per finanziare la spesa assistenziale. Risorse accumulate dal Secondo Dopoguerra in poi dalla cosiddetta popolazione Silver, oggi detentrice di una quota consistente del patrimonio mobiliare e immobiliare del Paese
L’articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera, L’Economia del 27/7/2026
Nei prossimi 10 anni assisteremo a uno dei maggiori passaggi intergenerazionali di ricchezza mobiliare e immobiliare dai Silver a figli e nipoti. È uno degli effetti più importanti della Longevity Economy, l’economia che ruota attorno agli over 50 che si preparano alla loro quarta età e agli over 65 che, in quella conquistata parte di vita, ci sono già entrati.
80 anni di pace mondiale hanno aumentato la popolazione terrestre dai 2 miliardi circa del 1945 a 4 poi a 8 e oggi a 8,23 miliardi di individui; anche l’Italia ha aumentato di molto la sua popolazione tanto che il 92% circa di tutti noi è nato nel Secondo Dopoguerra. Grazie agli effetti di una migliorata alimentazione e delle ricerche scientifiche soprattutto in campo medico, la speranza di vita media è aumentata nel mondo di circa 20 anni e in Italia di oltre 23; a 65 anni è di 21,4 anni (19,9 per gli uomini e 22,7 per le donne), mentre alla nascita è di 83,6 anni (81,7 per gli uomini e 85,7 per le donne) e nel mondo è di circa 75. Una notizia fantastica: quasi un terzo di vita in più se si considera che, nel 1945, nel nostro Paese l’aspettativa di vita media era di circa 59 anni! Siamo tra i Paesi più longevi insieme al Giappone e tra quelli con la più bassa mortalità al mondo, mentre quella infantile si è pressoché azzerata.
Tutto questo ha portato, da un lato, all’invecchiamento della popolazione con un evidente mutamento della struttura per età di cui però, salvo le pressoché inutili “grida manzoniane” per il calo della natalità, quanto a provvedimenti pare non si sia accorto nessuno: né il mercato e né lo Stato. Basta vedere lo zero delle politiche e delle proposte per i Silver. Dall’altro, in questi lunghi anni di continua crescita economica, la ricchezza degli italiani è enormemente aumentata e l’ultimo report della Banca d’Italia la calcola a fine 2025 in 12.326 miliardi di euro, di cui il 62% circa in valori immobiliari e partecipazioni e il resto in ricchezza finanziaria, pari a circa 8,5 volte il reddito disponibile complessivo (era 8,3 nel 2024). Mixando i dati delle indagini di Bankitalia con quelli del MEF (relativi al 2023) che indicano il valore del patrimonio medio delle famiglie italiane per fasce d’età, emerge che il livello di patrimonializzazione mobiliare della Longevity Economy è pari, per le famiglie con capofamiglia un over 65, a 197mila euro che, moltiplicati per 9,1 milioni di famiglie, portano il totale della ricchezza a 1.798 miliardi di euro, il 38% circa della ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane. Le famiglie con capofamiglia tra i 51 e i 64 anni dispongono di 203mila euro che, moltiplicati per il numero di famiglie, portano la ricchezza a 1.733 miliardi di euro, pari a circa il 37% del totale.
Queste due classi di età, oltre il 64% delle famiglie del Paese, possiedono il 75% dell’intera ricchezza mobiliare italiana.
Lo stesso esercizio lo possiamo fare per la parte immobiliare dove le famiglie con capofamiglia over 65 dispongono di un patrimonio di 281.000 euro che, moltiplicati per il numero di famiglie, portano la ricchezza immobiliare a 2.559 miliardi di euro, il 38% della ricchezza immobiliare totale, mentre le famiglie con capofamiglia tra i 51 e i 64 anni dispongono di 289.000 euro che, moltiplicati per il numero delle famiglie, portano la ricchezza immobiliare a 2.467 miliardi di euro, pari al 37,26% del totale e per le due fasce di età al 75% circa dell’intera ricchezza immobiliare italiana.
Questa ricchezza appartiene per circa il 30% agli over 74 e, nei prossimi 20 anni, verrà in parte destinata a incrementare i volumi dei consumi dei Silver e il resto verrà trasferita a figli o parenti (il passaggio generazionale naturale).
Negli ultimi 10 anni il trasferimento di ricchezze è stato di circa 1.475 miliardi (circa 147 miliardi l’anno), una cifra netta più alta degli interessi sui titoli di Stato, maggiore della spesa sanitaria italiana e poco più dei 2/3 dell’intera spesa pensionistica al netto delle imposte. Sempre negli ultimi 10 anni si stima siano passati di mano quasi 3 milioni alloggi spesso utilizzati dai giovani eredi come fonte di sostentamento, a volte addirittura in alternativa a un lavoro, attraverso vendite o affitti brevi, Airbnb, B&B, etc. Nei prossimi 10 anni la redistribuzione di ricchezze tramite il passaggio intergenerazionale è stimata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in circa 1.800 miliardi: 180 miliardi l’anno, un importo simile a quello che lo Stato ha trasferito all’INPS in Legge di Bilancio nel 2025 per finanziare la spesa assistenziale (cifra che si somma agli oltre 280 miliardi di spesa pensionistica lorda.) E già verso la fine di questo prossimo decennio si potrebbero verificare casi di doppio passaggio intergenerazionale di soggetti che a loro volta avevano ereditato.
I proprietari di case in Italia superano l’82% e gli over 70 possiedono circa il 30% delle abitazioni: considerando un prezzo medio per alloggio di circa 400mila euro, nei prossimi 10/12 anni passeranno di mano quasi 6 milioni di alloggi. Quando ci si chiede come fa l’Italia, ultima per occupazione, produttività e tasso di sviluppo a reggere economicamente, una delle risposte – oltre al merito di quel meno del 25% della popolazione italiana che paga quasi il 100% delle imposte e, con la propria attività, produce export e ricchezza e sostiene l’intero Paese – sta proprio nella transizione generazionale della ricchezza di cui beneficerà gran parte del Paese perché gli eredi vivranno con altre persone magari non ereditiere e una parte sempre più consistente verrà lasciata a fondazioni o associazioni benefiche. Si tratta di grandi ricchezze accumulate dal Secondo Dopoguerra in poi da quelli che oggi chiamiamo Silver e che consideriamo solo come un costo ma che, in questi 80 anni, hanno fatto grande l’Italia e dai quali i giovani di oggi avrebbero tanto da imparare per sacrifici, lavoro e soprattutto doveri, e il cui contributo andrebbe riconosciuto anche dallo Stato con idonee politiche.
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Mara Guarino
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