Sicilia, il risanamento dei Comuni non funziona: aumentano le crisi finanziarie


Corte dei Conti: Sicilia, Calabria e Campania concentrano l’80% dei default degli ultimi cinque anni

“Una sequenza di crisi senza soluzione di continuità”. Sono queste le parole utilizzate dalla sezione Autonomie della Corte dei conti per descrivere la situazione finanziaria di molti Comuni in Sicilia. L’isola compare spesso come esempio utile a rappresentare le difficoltà che gli enti locali possono affrontare nel tenere i bilanci in ordine e garantirsi la possibilità di onorare i debiti con i fornitori e al contempo garantire che la macchina amministrativa continui a essere efficiente nei confronti dei cittadini. La Sicilia, insieme a Calabria e Campania, compone il trittico delle aree più complicate: il 60 per cento delle procedure di dissesto o riequilibrio finanziario attivate nel 2025 in Italia hanno interessato uno dei Comuni ricadenti nelle tre regioni. E se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque anni, solo in queste aree, si concentra l’80,4% dei dissesti dichiarati.
In totale le procedure aperte lo scorso anno sono state 65, una in più al 2024. Cambia il rapporto tra dissesti e piani di riequilibrio: nel 2024 i dissesti attivati erano stati 34, mentre lo scorso anno 23; il ricorso ai piani di riequilibrio sono invece aumentati, passando da 30 a 42.

Dissesti e riequilibri finanziari, 484 Comuni coinvolti in Italia

Se si estende lo sguardo al complesso delle procedure attivate nel passato più o meno recente e ancora in essere al 31 dicembre 2025, i numeri salgono: 227 dissesti e 256 riequilibri. In totale sono 484 i Comuni interessati, pari al 6,1 per cento del totale in Italia. Interessante il dato riguardante la grandezza dei Comuni in crisi: 269 hanno una popolazione inferiore ai 5mila abitanti, mentre sono 47 quelli che hanno una popolazione di oltre 30mila unità. Quest’ultima, secondo la Corte dei conti, “può essere assunta come una soglia della complessità” per ciò che comporta amministrare un ente locale di queste dimensioni.

Dissesto finanziario dei Comuni, come funziona la procedura

La storia delle procedure di dissesto e riequilibrio finanziario sono diverse. La prima è stata introdotta nel 1989 e per molti, compresa la Corte, soffre di criticità per come è stata concepita “essendo mutuato dalle procedure concorsuali delle aziende private”. A riguardo la Corte segnala che l’impossibilità del fallimento per un ente locale, per via dello svolgimento di funzioni essenziali per la comunità, “non consentono la cesura che si realizza nel mondo dell’azienda privata (cancellazione dell’impresa e utilizzo della massa attiva per la soddisfazione, tendenzialmente parziale, dei creditori)”. Ciò nei casi di squilibrio grave “genera spesso una catena di distress finanziario difficile da spezzare causata dal trasferimento, dalla gestione commissariale all’ente, di passività inevase (che aggrediscono il Comune in bonis anche nel caso in cui sia avvenuto il pagamento dell’intero debito, a causa della mera sospensione degli interessi maturati) e di attività fittizie (residui attivi da cancellare perché ormai inesigibili)”.

Piano di riequilibrio, la misura intermedia introdotta nel 2012

Nel 2012, in Italia è stato introdotto per gli enti la possibilità di accedere al piano di riequilibrio. Quest’ultimo istituto è stato interpretato come una misura intermedia. “Mentre il dissesto si dichiara (irrevocabilmente) quando non si riescono a pagare i creditori e a fornire i servizi fondamentali alla comunità (disequilibrio finanziario e/o funzionale), il riequilibrio può essere attivato dall’ente quando sussistono squilibri”, viene ricordato nella relazione.

I dati dicono però che fin troppo spesso l’attivazione di un piano di riequilibrio ha portato – anche per via di iter burocratici eccessivamente lunghi e incapaci di intervenire per tempo – a sfociare nel dissesto anziché nel risanamento della situazione finanziaria dell’ente. Ma come sta la Sicilia? Da Regione a statuto speciale, la Sicilia interviene nella disciplina con proprie regole nella disciplina che precede e accompagna le dichiarazioni di dissesto o piano di riequilibrio. La normativa, infatti, dà potere all’Assessorato regionale per le Autonomie locali di nominare “commissari ad acta con poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti”. Un esempio è quello in cui i commissari vengono mandati dalla Regione per approvare il bilancio di previsione o il rendiconto di gestione, ma anche per attivare la procedura di riequilibrio o dichiarare il dissesto. “Si tratta di poteri sostitutivi che, nel resto del territorio nazionale, sono ripartiti tra Prefetto e ministero dell’Interno”, si legge.

Comuni siciliani in dissesto, 165 enti coinvolti dal 1989 al 2025

Nell’isola, tra il 1989 e il 2025, si è fatto ricorso per 130 volte ai piani di riequilibrio e per 135 ai dissesti. Nel complesso sono stati 165 i Comuni interessati, pari al 41 per cento del totale. In 79, inoltre, è stata attivata anche più di una procedura nel corso degli anni. Il caso più emblematico resta quello di Palagonia, con cinque procedure: il centro del Calatino dichiarò dissesto per la prima volta nel 1994, poi nel 2013 venne varato un piano di riequilibrio che l’anno successivo portò a un nuovo dissesto. Passò un lustro e la situazione sostanzialmente si ripropose: nel 2019 di nuovo un piano di riequilibrio e nel 2021 un altro dissesto. A quota quattro procedure ci sono invece Ispica, Scordia, Santa Venerina e Taormina. Mentre con tre casi i Comuni di Augusta, Barrafranca, Belmonte Mezzagno, Caccamo, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Milazzo, Mussomeli, Pozzallo, Scaletta Zanclea e Tortorici.

Crisi finanziaria dei Comuni siciliani, 12 enti coinvolti nel 2025

La Corte dei conti ha calcolato che nel complesso le procedure di gestione delle crisi finanziarie degli enti locali hanno toccato il 66,3 per cento dei siciliani. Il 2025 è stato un anno in cui l’attivazione ha riguardato 12 enti locali. A ricorrere al piano di riequilibrio sono stati i Comuni di Acate, Giarratana, Mineo, Montelepre, Pietraperzia, Portopalo di Capo Passero e San Giovanni La Punta – tutte alla prima attivazione, fuorché Acate, che nel 2021 aveva chiuso un dissesto.

La dichiarazione di dissesto lo scorso anno ha invece interessato gli abitanti di Campofelice di Roccella, Francavilla di Sicilia, Modica, Monterosso Almo e Santa Margherita di Belice. In questo caso soltanto quest’ultimo è una new entry, mentre gli altri quattro arrivavano dal fallimento dei piani di riequlibrio. Al 31 dicembre del 2025, in Sicilia erano ancora aperte 109 procedure. “La predominanza dei dissesti evidenzia forti criticità della procedura di riequilibrio che, nella Regione, si è mostrata incapace di realizzare il risanamento finanziario”, si legge nella relazione che la Corte dei conti ha presentato al Parlamento.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม