La riforma IRPEF 2027 entra nella sua fase decisiva. Dopo la riduzione dell’aliquota intermedia dal 35% al 33% già entrata in vigore nel 2026, il Governo punta ora ad ampliare lo stesso scaglione fino a 60.000 euro di reddito, facendo scendere dal 43% al 33% l’imposta applicata alla quota compresa tra 50.000 e 60.000 euro.
È questa, al momento, la principale novità del possibile taglio IRPEF 2027. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo l’ha ribadita il 1° ottobre, spiegando che l’obiettivo è intervenire sui contribuenti con redditi tra 50.000 e 60.000 euro. Nei giorni precedenti aveva stimato in circa 2,7 miliardi di euro le coperture necessarie e in un massimo di 1.000 euro all’anno il beneficio fiscale teorico. La misura, tuttavia, non è ancora approvata e il suo assetto definitivo dipenderà dalla Legge di Bilancio.
Il passaggio politico ed economico più importante arriva proprio oggi, 2 ottobre 2026, con il Consiglio dei ministri convocato per esaminare il Documento programmatico di finanza pubblica, il DPFP, che dovrà definire il quadro entro cui costruire la Manovra 2027 e indicare le principali misure con i relativi effetti finanziari.
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IRPEF 2027: cosa potrebbe cambiare davvero
Per capire la riduzione IRPEF 2027 bisogna partire da una distinzione fondamentale. La discesa dell’aliquota dal 35% al 33% sulla fascia compresa tra 28.000 e 50.000 euro non è una novità del 2027: è già stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ed è in vigore dal 1° gennaio di quest’anno.
Attualmente gli scaglioni IRPEF sono quindi tre: il 23% sulla quota di reddito fino a 28.000 euro, il 33% sulla quota tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% sulla parte che supera i 50.000 euro. Il taglio introdotto nel 2026 ha prodotto un beneficio massimo lordo di 440 euro rispetto alla struttura precedente.
La proposta per il 2027 interviene invece sul confine tra secondo e terzo scaglione. Se il progetto annunciato dal Governo entrasse nella Legge di Bilancio senza ulteriori correttivi, la struttura diventerebbe la seguente:
La differenza sarebbe quindi molto rilevante per quella porzione di reddito: dieci punti percentuali in meno tra 50.000 e 60.000 euro.
Attenzione però a un errore piuttosto frequente quando si parla di aliquote IRPEF: chi guadagna 60.000 euro non pagherebbe il 33% sull’intero reddito. L’IRPEF rimane progressiva e ogni aliquota si applica soltanto alla quota di reddito compresa nel relativo scaglione.
Quanto si risparmia con il taglio IRPEF 2027?
La simulazione è relativamente semplice. Se il 33% venisse esteso fino a 60.000 euro, per ogni 1.000 euro di imponibile compreso tra 50.000 e 60.000 euro il contribuente risparmierebbe teoricamente 100 euro di IRPEF lorda, perché quella parte di reddito passerebbe dal 43% al 33%.
*Nell’ipotesi di applicazione senza meccanismi di sterilizzazione per i redditi più elevati.
Lo stesso Leo ha indicato in 1.000 euro annui il beneficio massimo teorico e ha dichiarato di preferire una struttura senza tetti al vantaggio, precisando però che sia le coperture sia la configurazione definitiva dovranno essere oggetto delle decisioni sulla Manovra.
Questo significa che, allo stato attuale, non è ancora possibile affermare che tutti i contribuenti sopra 60.000 euro riceveranno automaticamente uno sconto di 1.000 euro. Eventuali limiti, correttivi sulle detrazioni o meccanismi di sterilizzazione potranno emergere durante la costruzione e l’iter parlamentare della Legge di Bilancio.
Chi beneficia maggiormente della riforma IRPEF 2027?
Con l’impostazione oggi allo studio, il beneficio aggiuntivo partirebbe soltanto oltre 50.000 euro di reddito imponibile e crescerebbe progressivamente fino a 60.000 euro.
Un contribuente con 45.000 euro di imponibile, per esempio, non riceverebbe alcun beneficio aggiuntivo da questa specifica modifica rispetto al 2026, perché tutto il suo reddito è già compreso nelle fasce soggette al 23% e al 33%. Chi dichiara 55.000 euro avrebbe invece 5.000 euro che oggi ricadono nel 43% e che, con la modifica, passerebbero al 33%, generando un vantaggio teorico di 500 euro.
Da 60.000 euro in poi, il beneficio raggiungerebbe il massimo di 1.000 euro, salvo eventuali correttivi. È proprio questa caratteristica a rendere l’ampliamento dello scaglione molto diverso dal taglio dell’aliquota al 33% effettuato nel 2026, che riguardava la fascia tra 28.000 e 50.000 euro e interessava, secondo le stime parlamentari, circa 13,6 milioni di contribuenti.
Perché il Governo vuole cambiare ancora gli scaglioni IRPEF?
L’intervento si inserisce nel percorso di revisione dell’imposta sul reddito iniziato negli ultimi anni. La legge delega fiscale prevede infatti una graduale riduzione dell’IRPEF, nel rispetto del principio di progressività, intervenendo su aliquote, scaglioni, deduzioni e detrazioni.
Nel 2024 e nel 2025 il sistema era già passato a tre scaglioni; dal 2026 è arrivato il taglio dal 35% al 33% della seconda aliquota. Il passo successivo indicato dal Governo è ora l’allargamento dello scaglione intermedio.
C’è inoltre il tema del fiscal drag. Quando salari e redditi nominali crescono anche soltanto per effetto dell’inflazione, un contribuente può avvicinarsi o entrare in uno scaglione superiore senza che il suo potere d’acquisto sia aumentato nella stessa misura. Ampliare la fascia soggetta al 33% può attenuare questo effetto per una parte dei redditi medio-alti.
Il problema è il costo. Leo ha quantificato in circa 2,7 miliardi di euro le risorse da trovare per l’intervento, mentre il contesto di bilancio è diventato più complesso. I dati Istat del 22 settembre hanno confermato per il 2025 un deficit pari al 3,1% del PIL, mentre la pressione fiscale si è attestata al 42,9%.
Proprio per questo il DPFP e, successivamente, il testo della Legge di Bilancio saranno decisivi per capire se la misura verrà realizzata integralmente oppure modificata.
E il taglio della prima aliquota IRPEF dal 23% al 22%?
Nelle settimane precedenti è circolata anche un’altra ipotesi: abbassare dal 23% al 22% la prima aliquota IRPEF, quella applicata alla quota di reddito fino a 28.000 euro.
In questo caso il vantaggio teorico massimo sarebbe di 280 euro, non 220 euro, se la riduzione di un punto fosse applicata sull’intera fascia fino a 28.000 euro e non accompagnata da altri correttivi. Tuttavia, le ricostruzioni circolate nelle scorse settimane hanno presentato formulazioni e stime differenti, mentre nelle dichiarazioni più recenti del Governo la priorità indicata con maggiore chiarezza è diventata l’estensione del 33% fino a 60.000 euro.
Per questo motivo, allo stato attuale, il passaggio dal 23% al 22% va considerato un’ipotesi meno definita, non una nuova aliquota IRPEF 2027 già decisa.
IRPEF 2027 e pensioni: vale anche per i pensionati?
Sì, se la modifica riguarderà gli scaglioni IRPEF in modo generale, ne beneficeranno anche i pensionati con redditi imponibili interessati dalla fascia modificata.
È già successo con il taglio introdotto nel 2026: l’INPS ha applicato ai trattamenti pensionistici la riduzione dal 35% al 33% per lo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro, adeguando i cedolini e riconoscendo successivamente gli eventuali conguagli.
L’effetto concreto sul netto di una pensione nel 2027 dipenderà però non soltanto dalle aliquote definitive, ma anche dalle detrazioni spettanti, dalle addizionali regionali e comunali e dalle altre componenti fiscali individuali.
Dal 2027 entra anche il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi
Il 2027 sarà un anno importante per il sistema fiscale italiano anche per un altro motivo. Dal 1° gennaio 2027 troveranno applicazione le disposizioni del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto legislativo n. 117 del 19 giugno 2026.
Il nuovo testo riordina in un unico corpus la normativa relativa a IRPEF, IRES, redditi di capitale, redditi da lavoro, impresa e altre categorie reddituali, sostituendo il precedente TUIR e numerose disposizioni sparse.
È importante, però, non confondere le due cose: l’entrata in applicazione del nuovo Testo unico non significa automaticamente nuove aliquote IRPEF. L’eventuale modifica degli scaglioni dovrà essere introdotta dalla normativa della Manovra 2027.
Riforma IRPEF 2027: cosa cambia per gli investitori?
Qui occorre fare un’altra distinzione importante. Una riduzione dell’IRPEF non equivale a un taglio della tassazione degli investimenti finanziari.
La maggior parte delle plusvalenze finanziarie realizzate dalle persone fisiche continua infatti a essere assoggettata a un’imposta sostitutiva del 26%, mentre per i titoli di Stato italiani e gli strumenti equiparati la tassazione agevolata è generalmente pari al 12,5%. Queste aliquote non dipendono dallo scaglione IRPEF del contribuente.
Se un lavoratore con 60.000 euro di reddito beneficia di un taglio IRPEF di 1.000 euro, quindi, questo non significa che pagherà meno tasse sulle plusvalenze di azioni o ETF oppure sulle cedole di un BTP.
L’effetto per l’investitore sarebbe soprattutto indiretto. Un’imposta sul reddito più bassa aumenta, a parità di altre condizioni, il reddito netto disponibile; una parte di questa maggiore disponibilità potrebbe essere destinata a consumi, risparmio o investimenti. Dal punto di vista della pianificazione finanziaria personale, quindi, cambia il flusso di cassa disponibile, non necessariamente la fiscalità dello strumento acquistato.
Il discorso può diventare più rilevante per chi possiede redditi che confluiscono nella tassazione IRPEF ordinaria. È il caso, per esempio, di determinate categorie di reddito immobiliare quando non viene applicata un’imposta sostitutiva come la cedolare secca. L’Agenzia delle Entrate ricorda infatti che, per le locazioni interessate, il contribuente può in determinate situazioni optare per la tassazione ordinaria oppure per la cedolare secca prevista dalla normativa.
Un esempio: 1.000 euro in più da destinare al risparmio?
Prendiamo il caso puramente teorico di un contribuente con almeno 60.000 euro di imponibile che, con la nuova struttura, ottenga l’intero beneficio di 1.000 euro annui. Per avere un riferimento concreto sulle diverse possibilità disponibili, abbiamo analizzato anche come investire 1.000 euro tra ETF, BTP e altre alternative.
Questi 1.000 euro rappresenterebbero circa 83 euro al mese di maggiore disponibilità netta. Non si tratta di un rendimento né di un incentivo all’investimento, ma semplicemente di una minore imposta. Il contribuente potrebbe decidere liberamente se utilizzare questa somma per spese correnti, riduzione del debito, liquidità, previdenza o investimenti.
Per chi decidesse invece di destinare questo risparmio agli investimenti, può essere utile partire dai principi per iniziare a investire in base a obiettivi, rischio e orizzonte temporale, più che la riforma IRPEF in sé.
Fineco offre la possibilità, per i clienti fiscalmente residenti in Italia e nei casi previsti dalla normativa, di operare in regime amministrato; in questo caso la banca agisce come sostituto d’imposta e gestisce direttamente il calcolo e il versamento delle imposte relative all’operatività finanziaria.
IRPEF e investimenti: il 26% sulle plusvalenze cambia nel 2027?
Al momento non c’è alcun collegamento automatico tra la proposta di riduzione dell’IRPEF e l’imposta sostitutiva del 26% applicata alla generalità delle plusvalenze finanziarie.
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il 2026 confermano che le plusvalenze e gli altri redditi diversi di natura finanziaria previsti dall’articolo 67 del TUIR sono generalmente assoggettati all’imposta sostitutiva del 26%.
Di conseguenza, nell’analizzare la riforma IRPEF 2027 è bene mantenere distinti due livelli: da una parte la tassazione ordinaria del reddito personale e dall’altra la fiscalità specifica applicata agli investimenti finanziari.
Quando sapremo le aliquote IRPEF 2027 definitive?
Il 2 ottobre 2026 rappresenta una prima data chiave perché il Consiglio dei ministri è chiamato a esaminare il DPFP, il documento che definisce il quadro macroeconomico e di finanza pubblica su cui sarà costruita la prossima Manovra.
Successivamente dovranno arrivare i documenti di bilancio e, soprattutto, il Disegno di Legge di Bilancio, che passerà al Parlamento e potrà essere modificato durante l’esame di Camera e Senato.
Solo con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio sarà quindi possibile conoscere con certezza gli scaglioni IRPEF 2027, le aliquote, eventuali correttivi sulle detrazioni e i contribuenti effettivamente interessati.
La situazione da monitorare
Alla data del 2 ottobre, dunque, il quadro più solido è questo: il 33% fino a 50.000 euro è già in vigore, mentre il Governo ha indicato come obiettivo per la Manovra 2027 l’estensione dello stesso scaglione fino a 60.000 euro. Il vantaggio fiscale aggiuntivo arriverebbe teoricamente fino a 1.000 euro annui, ma la misura costa circa 2,7 miliardi e le coperture non sono ancora definite.
È quindi plausibile che il tema rimanga al centro del dibattito sulla Manovra nelle prossime settimane, ma finché il testo normativo non sarà definito è necessario distinguere con precisione gli obiettivi annunciati dalle norme effettivamente approvate.
FAQ sull’IRPEF 2027
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