La Costanza I di Sicilia è salpata per Lampedusa dopo il brindisi augurale, la cena inaugurale e tutto ciò che serve per dimostrare che, almeno quando si tratta di festeggiare, la Regione Siciliana non teme il mare aperto.
Ed è una buona notizia. Una nave nuova, moderna, green, realizzata da Fincantieri a Palermo e destinata alle isole minori è esattamente ciò di cui la Sicilia ha bisogno, soprattutto mentre i vecchi traghetti continuano a collezionare anni, guasti e disservizi.
Il problema è che insieme alla nave sono salpate anche alcune domande. E siccome alle interrogazioni parlamentari e agli accessi agli atti la Regione sembra avere la stessa rapidità di risposta di un traghetto in avaria, stavolta le rivolgo direttamente all’assessore Alessandro Aricò.
Assessore, risponda pubblicamente. Una domanda alla volta.
Prima domanda. La Costanza è costata 142.969.637,43 euro, compresi 8,6 milioni per una variante dovuta all’aumento dei prezzi. È vero che navi equivalenti impiegate in servizi analoghi hanno costi sensibilmente inferiori? E qualcuno ha valutato se, con quasi 143 milioni, fosse possibile realizzare due navi più piccole, considerato lo stato della flotta che serve le nostre isole?
Seconda domanda, forse la più interessante: chi ha progettato la Costanza?
Perché la nave non è stata semplicemente comprata dalla Regione. È stata progettata con il contributo di Caronte & Tourist, realizzata da Fincantieri con i soldi pubblici e poi affidata proprio a Caronte & Tourist per l’esercizio.
Quindi vorremmo capire bene: quale ruolo ha avuto Caronte nella progettazione e nella definizione delle caratteristiche della nave? Con quale procedura la nave è stata poi affidata alla stessa società? E quali verifiche sono state effettuate per escludere che chi ha partecipato alla definizione del progetto potesse ricavarne un vantaggio competitivo?
C’è poi un particolare ancora più curioso. Risulta che sulla correttezza della procedura sia stato prodotto anche un parere legale proveniente da un avvocato di Caronte e che la Regione ne abbia sostanzialmente fatto propria l’impostazione.
È così, assessore Aricò?
E se è così, può spiegare perché l’Amministrazione abbia ritenuto sufficiente una posizione giuridica elaborata nell’interesse del soggetto privato coinvolto, anziché produrre una propria verifica autonoma e adeguatamente motivata sull’assenza di qualsiasi vantaggio competitivo?
Perché la sequenza, detta in italiano semplice, suona così: Caronte contribuisce a progettare, la Regione paga, Caronte utilizza. E un legale di Caronte spiega che va tutto bene.
Magari va davvero tutto benissimo. Ma proprio per questo dovrebbe essere facilissimo dimostrarlo.
Terza domanda. La Costanza entrerà nel prossimo gigantesco bando regionale da 1,4 miliardi di euro per i collegamenti con le isole minori? Se sì, a quali condizioni? Se no, attraverso quale atto e quale rapporto contrattuale continuerà a essere utilizzata?
Quarta domanda. Abbiamo realizzato una nave lunga 138 metri e alta oltre 25 metri sul livello del mare. Ma prima di spendere 143 milioni qualcuno ha verificato dove potesse effettivamente attraccare?
Perché quello che sta accadendo a Lampedusa ha del surreale. Negli ultimi giorni la Costanza non avrebbe potuto utilizzare regolarmente l’approdo previsto nel porto per problemi legati ai fondali e alle caratteristiche della nave. E c’è un’altra questione che merita una risposta ufficiale: la vicinanza dell’aeroporto e la possibile interferenza tra l’altezza della nave e il sentiero di avvicinamento degli aerei.
Parliamo di una nave alta più di 25 metri sul mare in un punto in cui gli aerei in atterraggio transitano a quote estremamente basse.
Queste verifiche sono state fatte prima di progettare la nave oppure le stiamo facendo adesso, con la nave già in acqua e 143 milioni già spesi?
Nel frattempo la Costanza ha utilizzato Cala Pisana, con un molo le cui condizioni e adeguatezza diventano un’altra domanda inevitabile: è quello l’approdo previsto anche quando arriveranno mare grosso e condizioni meteorologiche ben diverse da quelle estive?
Perché spendere 143 milioni per costruire una nave destinata alle isole e scoprire dopo che bisogna trovare un porto adatto alla nave sarebbe qualcosa a metà strada tra il paradosso e la barzelletta. Solo che la barzelletta l’abbiamo pagata noi.
Quinta domanda. La Costanza è omologata per quasi mille passeggeri, ma risulta che ne trasporterà circa 450 per non dover aumentare l’equipaggio. È vero? E se è vero, perché abbiamo progettato e pagato una nave dimensionata per quasi mille persone per utilizzarla a meno della metà della sua capacità?
Sono domande semplici. Riguardano 143 milioni di euro pubblici, procedure amministrative, concorrenza, sicurezza e collegamenti essenziali per i cittadini delle isole. Non curiosità da bar.
E allora la sfida all’assessore Aricò è molto semplice: risponda. Pubblicamente.
Non con un comunicato in cui ci spiega quanto è bella la Costanza. Lo sappiamo. Non con una fotografia davanti alla nave. L’abbiamo vista. Non con un’altra inaugurazione.
Risponda alle cinque domande, punto per punto, pubblicando atti, contratti, pareri e verifiche tecniche.
Del resto, per le questioni accessorie la Regione sembra assai più efficiente. Per l’inaugurazione non è mancata una cena affidata a un noto chef per cento prestigiosi invitati. E soprattutto non potevano mancare le divise griffate “Costanza I”: polo, pantaloni, felpe e zaini per staff e funzionari. 56 mila euro.
Insomma, magari non sappiamo ancora con chiarezza chi abbia progettato la nave, perché sia stata affidata proprio a chi ha contribuito a progettarla, a quali condizioni verrà utilizzata e in quali porti possa attraccare senza problemi. Però sappiamo come vestirci per salirci.
La nave si chiama Costanza. Per ottenere una risposta ce ne vuole parecchia.
Adesso vediamo se Alessandro Aricò e Renato Schifani hanno il coraggio di rispondere.
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Davide Faraone
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