TARANTO – «Oggi registriamo le stesse apprensioni di quando scoppiò la pandemia Covid, forse anche peggio». È un giudizio particolarmente preoccupato quello espresso da Giovanni Prudenzano, presidente del CUPP Taranto, il Comitato Unitario Permanente delle Professioni, sulle conseguenze economiche e sociali della crisi dell’ex Ilva.
La situazione che si è determinata dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, con la conseguente chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico, sta alimentando un clima di crescente incertezza tra imprenditori, lavoratori e famiglie del territorio jonico.
Secondo Prudenzano, la crisi sta assumendo caratteristiche che ricordano il blocco delle attività produttive durante l’emergenza sanitaria, con una differenza sostanziale: all’epoca furono introdotti rapidamente ristori e agevolazioni per le imprese, mentre oggi numerosi operatori economici temono di non riuscire neppure a recuperare i crediti maturati.
Una situazione che il presidente del CUPP conosce attraverso il rapporto quotidiano tra i professionisti e le aziende assistite.
«Ogni giorno noi professionisti assistiamo gli imprenditori del territorio con molti dei quali, dopo anni e anni di consulenza, abbiamo instaurato rapporti di confidenza e amicizia», racconta Prudenzano.
È proprio dal confronto con queste realtà produttive che emerge la dimensione delle difficoltà determinate dalla vertenza siderurgica.
«All’epoca per le imprese ci furono immediati ristori e agevolazioni, oggi no, al contrario molti dell’indotto temono persino di non riuscire a esigere i crediti maturati!», sottolinea il presidente del Comitato.
Le preoccupazioni non riguardano esclusivamente il futuro dei dipendenti diretti dell’ex Ilva. Il rischio di conseguenze economiche si estende infatti alle imprese appaltatrici, alla logistica, ai trasporti, ai servizi e all’intera rete di piccole e medie aziende che ruotano attorno al siderurgico.
Si tratta di attività che rappresentano una componente importante dell’economia locale e che, secondo il CUPP, stanno affrontando una fase di profonda incertezza.
Ma l’aspetto più allarmante della denuncia di Prudenzano riguarda le condizioni economiche dei lavoratori e le difficoltà che alcuni di loro incontrano perfino per ottenere piccoli finanziamenti.
«Molti imprenditori che considerano i dipendenti come persone di famiglia ci riportano le difficoltà dei lavoratori che non riescono a farsi erogare finanziamenti di poche centinaia di euro per acquistare una lavatrice o pagare l’assicurazione», riferisce il presidente del CUPP.
Una situazione che, secondo la sua testimonianza, dimostra come la crisi stia incidendo anche sulla capacità delle famiglie di affrontare le normali esigenze quotidiane.
«Ormai una busta paga di chi lavora nel siderurgico è carta straccia», afferma Prudenzano, utilizzando un’espressione particolarmente dura per descrivere la perdita di affidabilità economica che, a suo giudizio, starebbe colpendo i dipendenti del comparto siderurgico.
Il problema, dunque, non sarebbe soltanto quello della possibile perdita del posto di lavoro, ma anche delle conseguenze immediate che l’incertezza occupazionale produce sulla vita delle persone.
In questo contesto, il presidente del CUPP ritiene indispensabile una risposta istituzionale capace di affrontare le difficoltà delle imprese e dei lavoratori, senza limitarsi alla gestione delle emergenze.
Il sistema delle professioni si dichiara pronto ad affiancare gli imprenditori nell’utilizzo delle eventuali misure di sostegno che saranno adottate dal Governo, mettendo a disposizione competenze tecniche, economiche e amministrative.
Prudenzano, tuttavia, invita a guardare oltre gli interventi necessari per affrontare la fase più critica.
La sua proposta è quella di avviare un percorso condiviso per individuare un nuovo modello di sviluppo economico per Taranto e per l’intera provincia, coinvolgendo direttamente le componenti produttive, professionali e sociali del territorio.
«Ritengo che la comunità intera debba superare una gestione esclusivamente emergenziale della vicenda per avviare un percorso, largamente condiviso e partecipato, per individuare e sviluppare rapidamente un nuovo modello di sviluppo economico», sostiene.
Il presidente del CUPP mette inoltre in guardia dal rischio che le scelte sul futuro della città vengano definite senza un adeguato coinvolgimento delle realtà locali.
«Senza aspettare che ci venga calato dall’alto come accaduto con l’Arsenale prima e poi con l’Italsider», aggiunge, richiamando 2 passaggi fondamentali della storia industriale tarantina.
Secondo Prudenzano, il territorio deve diventare protagonista delle decisioni che ne determineranno il futuro, contribuendo direttamente alla costruzione delle strategie di rilancio.
In questo percorso, il Comitato Unitario Permanente delle Professioni rivendica la disponibilità a svolgere un ruolo operativo, mettendo a disposizione le competenze presenti nei diversi ordini professionali.
Commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti, avvocati e gli altri professionisti possono infatti contribuire alla definizione delle politiche di sviluppo, alla progettazione degli investimenti e all’individuazione di nuove opportunità economiche.
«Il sistema delle libere professioni può e deve assumere un ruolo attivo nella costruzione delle prospettive future di Taranto e dell’intera provincia», afferma Prudenzano.
Il presidente sottolinea come il CUPP rappresenti un insieme di competenze giuridiche, tecniche, economiche, organizzative e sociali che possono risultare utili nella programmazione degli interventi e nei processi di trasformazione del territorio.
La complessità della crisi, a suo giudizio, impone infatti un approccio capace di affrontare contemporaneamente le questioni ambientali, industriali, infrastrutturali, economiche e occupazionali.
Non soltanto la gestione dell’emergenza ex Ilva, dunque, ma anche la necessità di costruire alternative produttive e nuove opportunità per il sistema imprenditoriale jonico.
I professionisti potrebbero concorrere alla programmazione degli investimenti, alla riconversione delle attività economiche, alla valorizzazione delle competenze disponibili e alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali.
Prudenzano precisa che l’obiettivo del Comitato non è ottenere semplicemente una rappresentanza nei tavoli istituzionali, ma partecipare concretamente all’elaborazione delle soluzioni.
«Non una semplice presenza nei momenti di confronto istituzionale, ma una partecipazione qualificata alla definizione delle strategie che riguarderanno il futuro della nostra comunità», ribadisce.
Il presidente del CUPP chiarisce inoltre che la disponibilità delle professioni nasce da un principio di responsabilità nei confronti del territorio.
«Non si tratta di rivendicare ruoli o posizioni, ma di affermare un principio di responsabilità: chi possiede competenze utili alla crescita e alla trasformazione del territorio, oggi più che mai deve poter contribuire alla definizione delle scelte che ne determineranno il futuro!», sostiene.
La richiesta è quindi quella di avviare un confronto che coinvolga tutte le competenze necessarie per affrontare una crisi che non riguarda più soltanto uno stabilimento industriale, ma rischia di produrre conseguenze durature sull’intero sistema economico e sociale.
Il timore principale è che l’assenza di decisioni e di prospettive concrete possa determinare un progressivo impoverimento del territorio, compromettendo anche le possibilità di ripresa delle attività produttive.
«Non possiamo permettere che l’incertezza diventi una condizione permanente e che l’assenza di prospettive determini un progressivo impoverimento economico, sociale e professionale della nostra comunità», avverte Prudenzano.
Da qui l’appello conclusivo rivolto alle istituzioni, affinché la vertenza venga affrontata con strumenti adeguati alla sua gravità e con una programmazione capace di guardare oltre le difficoltà immediate.
«Serve una risposta istituzionale all’altezza della gravità del momento, accompagnata da una visione strategica che sappia guardare oltre la singola emergenza», conclude il presidente del CUPP Taranto.
La crisi dell’ex Ilva, nella lettura dei professionisti jonici, non può dunque essere affrontata soltanto attraverso misure temporanee di sostegno. Occorre avviare un percorso di trasformazione economica e produttiva che coinvolga direttamente il territorio, prima che l’incertezza si traduca in conseguenze ancora più pesanti per imprese, lavoratori e famiglie.
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