Aliquota Irpef al 33% fino a 55.000 euro, tasse ridotte su aumenti contrattuali, turni, festivi e straordinari nel turismo, fringe benefit più alti per i giovani. Le novità sono molte, ma quasi tutte valgono solo per il 2027 e hanno limiti di reddito precisi, da controllare uno per uno.
Ogni anno, con la legge di bilancio, i lavoratori dipendenti si chiedono quanto resterà in più nella busta paga. Per il 2027 le misure che possono ridurre le tasse sul lavoro sono almeno dieci, a cui si aggiunge un bonus per le madri lavoratrici. Ognuna, però, riguarda una platea diversa: i lavoratori del settore privato o quelli pubblici, chi ha meno di 30 o di 31 anni, chi lavora di notte o nei festivi, chi ha un reddito sotto una certa soglia. In questo articolo vedremo, con la manovra 2027, cosa cambia nelle buste paga dei dipendenti. Il disegno di legge di bilancio prevede, per il solo 2027, l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a 55.000 euro di reddito, con un risparmio massimo di 500 euro; la tassazione al 5% degli aumenti contrattuali per chi ha guadagnato fino a 33.000 euro nel 2026; la conferma dell’imposta del 15% su maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni, fino a 1.500 euro; il trattamento integrativo speciale per gli straordinari nel turismo; l’imposta dell’1% sugli aumenti dei giovani sotto i 30 anni; l’aumento a 2.000 euro dei fringe benefit esenti per gli under 31; e altre misure per i dipendenti pubblici, i soci lavoratori con azioni, gli agricoltori e chi ha un secondo lavoro con partita Iva. Il testo inizia ora l’esame alla Camera e può essere modificato dal Parlamento.
Cosa cambia per l’Irpef nel 2027?
L’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, si calcola per scaglioni: il reddito viene diviso in fasce, e a ogni fascia si applica un’aliquota diversa. Con le regole in vigore nel 2026 l’aliquota è del 23% fino a 28.000 euro, del 33% tra 28.000 e 50.000 euro e del 43% oltre i 50.000 euro.
Il disegno di legge di bilancio, solo per il 2027, allarga il secondo scaglione: l’aliquota del 33% si applica fino a 55.000 euro invece che fino a 50.000. In pratica, la fascia di reddito tra 50.000 e 55.000 euro paga il 33% invece del 43%: 10 punti in meno su 5.000 euro, cioè un risparmio massimo di 500 euro all’anno. In busta paga significa poco meno di 42 euro al mese su dodici mensilità, oppure circa 38,5 euro al mese se si considera anche la tredicesima.
Il risparmio non riguarda solo chi guadagna tra 50.000 e 55.000 euro. Poiché l’Irpef si calcola a scaglioni, anche chi guadagna più di 55.000 euro paga il 33%, invece del 43%, sulla fascia tra 50.000 e 55.000 euro, e risparmia quindi 500 euro. Per questo, secondo la relazione tecnica, la misura riguarda circa 3,2 milioni di contribuenti, con un costo stimato di 1,3 miliardi di euro nel triennio coperto dalla manovra.
Laura, impiegata, ha un reddito di 52.000 euro. Nel 2026 paga il 43% sui 2.000 euro che superano i 50.000. Nel 2027 su quei 2.000 euro paga il 33%: risparmia 200 euro. Marco, dirigente, ha un reddito di 80.000 euro: nel 2027 paga il 33% sull’intera fascia tra 50.000 e 55.000 euro, e risparmia 500 euro, il massimo previsto.
Il disegno di legge non contiene una clausola specifica per limitare il vantaggio ai redditi più alti. Va però ricordato che la manovra dello scorso anno, nel ridurre l’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%, aveva previsto per chi supera i 200.000 euro di reddito una neutralizzazione del beneficio, con una riduzione di 440 euro delle detrazioni per alcune spese, come quelle al 19%, escluse le spese sanitarie.
Come funziona la tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali?
La manovra proroga la detassazione degli aumenti contrattuali, con l’obiettivo di adeguare gli stipendi al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario. Gli aumenti di stipendio pagati ai dipendenti nel 2027, con decorrenza nel 2025, nel 2026 o nel 2027, previsti da rinnovi dei contratti collettivi firmati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2027, sono tassati con un’imposta sostitutiva del 5%, invece che con l’Irpef ordinaria.
La misura ha diversi limiti:
- riguarda solo i lavoratori del settore privato;
- spetta solo a chi, nel 2026, ha avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro;
- si applica salvo espressa rinuncia scritta del lavoratore;
- non riguarda gli arretrati relativi ad anni precedenti, pagati in seguito a un nuovo contratto collettivo.
Se nel corso del 2027 viene firmato un nuovo rinnovo contrattuale, l’imposta del 5% si applica pro quota agli aumenti, in base ai mesi di applicazione di ciascuno dei due contratti, senza sommare le quote annuali riferite al 2027.
Secondo i dati Istat, nel triennio 2024-2026 sono stati rinnovati 35 contratti collettivi, che riguardano circa 9,4 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato; di questi, 12 contratti sono stati firmati nel 2024 e riguardano circa 5,4 milioni di lavoratori. Ci sono poi circa 1,3 milioni di lavoratori con un contratto scaduto e altri 4 milioni con un contratto in scadenza tra l’ultimo quadrimestre del 2026 e il 2027.
Perché un lavoratore dovrebbe rinunciare alla tassa agevolata?
La rinuncia è prevista per questa e per altre misure perché l’imposta sostitutiva non è sempre la scelta più conveniente. Un lavoratore con un reddito basso, che grazie alle detrazioni non paga Irpef, con l’imposta sostitutiva pagherebbe il 5% su somme che altrimenti non sarebbero tassate. In casi come questo può convenire rinunciare, con una comunicazione scritta al datore di lavoro, e far tassare gli aumenti con le regole ordinarie. La scelta va valutata caso per caso, anche con l’aiuto dell’ufficio del personale o di un consulente.
Cosa cambia per notturni, festivi e turni?
Per il 2027 viene confermata l’imposta sostitutiva del 15% sulle maggiorazioni e sulle indennità pagate per il lavoro notturno, per il lavoro nei giorni festivi e per il lavoro a turni. La misura si applica:
- ai lavoratori del settore privato;
- con un reddito inferiore a 40.000 euro;
- entro il limite annuo di 1.500 euro di maggiorazioni;
- salvo rinuncia del dipendente.
Non rientrano nell’agevolazione i compensi che, anche se chiamati maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria. L’imposta agevolata riguarda solo la parte aggiuntiva pagata per il disagio del lavoro notturno, festivo o a turni, non lo stipendio base.
Cosa cambia per gli straordinari nel turismo?
La manovra proroga anche l’agevolazione per gli straordinari nel turismo. Ai lavoratori dipendenti dei bar e ristoranti, del settore turistico-alberghiero e degli stabilimenti termali spetta, per il periodo dal 1° gennaio al 30 settembre 2027, un trattamento integrativo speciale pari al 15% delle retribuzioni lorde pagate per il lavoro straordinario svolto nei giorni festivi o di notte. La somma non concorre a formare il reddito, quindi non è tassata.
Il trattamento spetta ai lavoratori che, nel 2026, hanno avuto redditi di lavoro dipendente inferiori a 40.000 euro. A differenza delle altre misure, non è una riduzione dell’imposta, ma una somma in più, pagata in busta paga.
Cosa prevede la manovra per i giovani sotto i 30 anni?
La manovra introduce un’imposta dell’1% sugli aumenti di stipendio percepiti nel 2027 dai giovani lavoratori del settore privato. Le condizioni sono:
- età inferiore a 30 anni;
- reddito di lavoro dipendente, nel 2027, non superiore a 28.000 euro;
- aumento massimo agevolabile di 2.500 euro.
L’agevolazione non si somma ai regimi fiscali speciali previsti per gli impatriati, vecchi e nuovi, per i docenti e ricercatori rientrati in Italia, per i neoresidenti e per gli impatriati temporanei legati all’America’s Cup. Chi già usufruisce di uno di questi regimi non può applicare anche l’imposta dell’1%.
Quali fringe benefit saranno esenti nel 2027?
I fringe benefit sono beni e servizi che il datore di lavoro dà ai dipendenti in aggiunta allo stipendio, come buoni acquisto, buoni carburante, l’uso di un’auto aziendale, oppure i rimborsi di alcune spese. Di regola sono tassati come lo stipendio, ma entro una certa soglia non concorrono al reddito.
Per il 2027 non concorrono a formare il reddito, entro il limite complessivo di 1.000 euro:
- il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai dipendenti;
- le somme pagate o rimborsate dal datore di lavoro per le utenze domestiche dell’acqua, dell’energia elettrica e del gas;
- le somme pagate o rimborsate per l’affitto dell’abitazione principale o per gli interessi del mutuo sulla prima casa.
Il limite sale a 2.000 euro per i dipendenti con figli e, con la nuova manovra, anche per i dipendenti che non hanno compiuto 31 anni.
Va considerata una regola importante: se il valore complessivo dei fringe benefit supera la soglia, anche di poco, l’intero importo diventa tassato, non solo la parte che eccede.
Giulia ha 28 anni e nel 2027 riceve dal datore di lavoro 1.800 euro tra buoni acquisto e rimborso delle bollette. Grazie al nuovo limite per gli under 31, tutta la somma è esente. Se però l’azienda le avesse dato 2.100 euro, sarebbero stati tassati tutti i 2.100 euro, non solo i 100 euro oltre la soglia.
Cosa cambia per i dipendenti pubblici?
Per il 2027 i compensi accessori pagati al personale non dirigente delle pubbliche amministrazioni, comprese le indennità fisse e continuative e il personale non dirigente in regime di diritto pubblico, sono tassati con un’imposta sostitutiva del 15%, entro il limite di 800 euro. La misura si applica ai dipendenti con un reddito di lavoro dipendente non superiore, nel 2026, a 50.000 euro, salvo espressa rinuncia scritta del lavoratore. Il trattamento accessorio comprende, per esempio, le indennità di turno, di reperibilità, di rischio, e i premi legati alla produttività.
Chi ha un secondo lavoro può usare il regime forfettario?
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per le partite Iva, che consente di pagare un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività, invece dell’Irpef e delle addizionali. Chi è anche lavoratore dipendente o pensionato può aprire una seconda attività con partita Iva nel regime forfettario solo se, nell’anno precedente, il suo reddito da lavoro dipendente o da pensione non ha superato una certa soglia.
La manovra conferma per il 2027 la soglia di 35.000 euro. Secondo la relazione tecnica, la conferma riguarda circa 52.200 contribuenti. Prima della manovra alcune forze della maggioranza, come Forza Italia, avevano proposto di rendere la soglia stabile e di portarla a 40.000 euro: la proposta non è stata accolta nel testo.
Il disegno di legge porta inoltre il limite massimo di ricavi o compensi per restare nel forfettario a 100.000 euro, con una soglia di tolleranza fino a 115.000 euro: chi la supera esce dal regime già dall’anno in corso. Secondo le stime, l’innalzamento potrebbe portare nel forfettario circa 41.000 nuovi contribuenti.
Cosa cambia per i dividendi delle azioni dei dipendenti?
La manovra proroga anche per il 2027 un’agevolazione già prevista per il 2025 e il 2026: i dividendi pagati ai lavoratori e derivanti da azioni ricevute al posto dei premi di risultato sono esenti per il 50% del loro ammontare, fino a un importo di 1.500 euro all’anno. Senza la proroga, nel 2027 sarebbero tassati interamente con l’aliquota ordinaria del 26%. Secondo la relazione tecnica, i dipendenti coinvolti in piani di azionariato diffuso in Italia sono circa 108.000.
Cosa cambia per gli agricoltori?
Viene prorogata anche per il 2027 l’esenzione Irpef per i redditi dominicali e agrari dichiarati dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali. L’esenzione è totale fino a 10.000 euro di redditi; è del 50% per la parte compresa tra 10.000 e 15.000 euro; oltre i 15.000 euro, i redditi concorrono interamente alla formazione del reddito complessivo.
Cosa prevede il nuovo bonus per le madri lavoratrici?
Oltre alle misure fiscali, la manovra riscrive il bonus per le mamme lavoratrici. Dal 2027 spetta alle lavoratrici madri con almeno due figli, sia dipendenti, esclusi i rapporti di lavoro domestico, sia autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, comprese le casse di previdenza dei professionisti e la gestione separata dell’Inps. L’importo è di 100 euro al mese, cioè 1.200 euro all’anno, per ogni mese o frazione di mese lavorato. Il bonus spetta solo alle lavoratrici con un reddito fino a 40.000 euro all’anno.
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