#Finsubito news – Curarsi lontano da casa costa caro: 134 euro a notte per l’alloggio. Apre una nuova CasAmica


La mobilità sanitaria porta ogni anno centinaia di migliaia di persone a curarsi fuori dalla propria regione. Viaggi, alloggi e giornate di lavoro perse pesano sulle famiglie. A Segrate, CasAmica realizzerà una struttura con 75 posti letto, ambulatorio e spazio riabilitativo

Curarsi lontano da casa significa spesso affrontare spese di viaggio e alloggio, organizzare assenze dal lavoro e trovare una sistemazione per i familiari che accompagnano il paziente: è il costo forse meno visibile della migrazione sanitaria, il fenomeno che porta ogni anno centinaia di migliaia di persone a rivolgersi a ospedali di regioni diverse da quella di residenza.

La Lombardia è la principale destinazione di questi spostamenti: nel 2024 sono stati quasi 100mila i pazienti provenienti da altre regioni ricoverati nei suoi ospedali per acuti in regime ordinario. Per rispondere alle necessità di chi deve affrontare un percorso di cura lontano da casa, CasAmica ODV sta realizzando a Segrate, vicino all’IRCCS Ospedale San Raffaele, una nuova struttura di accoglienza con 75 posti letto, spazi ambulatoriali e un’area riabilitativa. L’apertura è prevista entro il 2027.

Il progetto, chiamato Progetto 3.000, è stato presentato il 26 ottobre 2026 a Palazzo Lombardia, durante l’incontro «Un nuovo modello di accoglienza socio-sanitaria», promosso da CasAmica in collaborazione con Regione Lombardia.

Migrazione sanitaria: i numeri del fenomeno in Italia

La mobilità sanitaria interregionale è un indicatore importante delle differenze nell’accesso alle cure sul territorio nazionale. Le persone si spostano per ricevere prestazioni ospedaliere fuori dalla propria regione di residenza, anche per interventi complessi, terapie specialistiche o percorsi assistenziali che non riescono a seguire vicino a casa.

Secondo i dati del Ministero della Salute relativi al 2024, presentati durante l’incontro a Palazzo Lombardia, 99.898 pazienti provenienti da altre regioni sono stati ricoverati negli ospedali lombardi per acuti in regime ordinario.

In tutta Italia, nel 2024, i ricoveri ospedalieri fuori dalla regione di residenza sono stati 691.640. La loro incidenza sul totale è passata dal 7,2% del 2004 all’8,6%, secondo i dati Istat presentati nel corso dell’iniziativa.

Questi numeri descrivono i flussi di pazienti e risorse tra le regioni, ma non raccontano interamente le conseguenze che la necessità di spostarsi comporta nella vita quotidiana di chi affronta una malattia.

Il costo della migrazione sanitaria per pazienti e caregiver

Quando un percorso di cura richiede di allontanarsi dalla propria città, il ricovero o la prestazione sanitaria non sono gli unici aspetti da organizzare: per il paziente e per chi lo accompagna possono diventare indispensabili una sistemazione temporanea, spostamenti frequenti e periodi di assenza dal lavoro.

Le elaborazioni di ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore sull’impatto socioeconomico delle malattie rare, presentate da Federica Morandi durante l’incontro del 26 ottobre, aiutano a quantificare alcune di queste difficoltà. Alcuni numeri sono particolarmente indicativi e significativi:
– Per i pazienti considerati nelle analisi, la distanza media tra casa e centro di cura è di 185 chilometri;
– Chi deve pernottare fuori casa trascorre lontano dalla propria abitazione circa nove giorni all’anno e sostiene una spesa media per l’alloggio di 134 euro a notte;
– I caregiver perdono in media 43,7 giornate lavorative all’anno, con una mancata produttività stimata in circa 3.650 euro.

Si tratta di costi che non coincidono con quelli delle prestazioni sanitarie e che possono gravare direttamente sui bilanci familiari. Per chi deve affrontare cure ripetute o prolungate, trovare un alloggio accessibile e sostenibile economicamente diventa quindi una componente importante dell’intero percorso assistenziale.

Un’indagine condotta da EMG Different per CasAmica nell’aprile 2024, attraverso 800 interviste a residenti tra i 35 e i 65 anni in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna, ha evidenziato le difficoltà di chi si è curato fuori regione. Tra gli intervistati che avevano affrontato la migrazione sanitaria, il 60% ha indicato i costi degli spostamenti e il 59% quelli degli alloggi come principali problemi. Il 58% ha dichiarato che avrebbe avuto bisogno di un alloggio gratuito o a prezzo calmierato.

Rileva la medesima indagine che Milano è la meta di un migrante sanitario su quattro.

La nuova Casa di CasAmica a Segrate: 75 posti letto vicino al San Raffaele

Per rispondere alle esigenze di pazienti e familiari che arrivano da lontano, CasAmica ODV sta costruendo a Segrate, nell’area metropolitana milanese, una nuova struttura di accoglienza nelle vicinanze dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Il cantiere, avviato nel maggio 2025, si trova nella fase di realizzazione degli impianti e dei rivestimenti. La conclusione dei lavori è prevista per l’inizio del 2027, mentre l’apertura della struttura è programmata entro lo stesso anno.

La Casa di Segrate sarà la più grande tra quelle gestite dall’organizzazione e disporrà di 75 posti letto. Il progetto comprende anche due miniappartamenti, un piano dedicato ai bambini e alle loro famiglie, un auditorium e un giardino. «Segrate non sarà soltanto una casa più grande, ma un modo diverso di stare accanto a chi si cura lontano da casa», ha spiegato Stefano Gastaldi, direttore Relazioni istituzionali e Progetti strategici di CasAmica ODV, sottolineando come chi arriva a Milano per una terapia oncologica o un trapianto abbia bisogno non soltanto di un posto dove dormire, ma anche di servizi che facilitino il percorso di cura.

La nuova Casa nasce dall’esperienza maturata da CasAmica nell’accoglienza di persone costrette a spostarsi per ricevere cure: nel 2025, le sei strutture dell’organizzazione a Milano, Lecco e Roma hanno ospitato quasi 6.000 persone, tra pazienti e accompagnatori, per un totale di 40.500 notti.

Ambulatorio e riabilitazione: una struttura integrata con i servizi sanitari

Uno degli elementi distintivi della nuova struttura sarà la presenza di un locale ambulatoriale e di uno spazio riabilitativo, per avvicinare alcuni servizi sanitari al luogo in cui soggiornano i pazienti e i loro accompagnatori.

Sono in fase di definizione protocolli d’intesa con le strutture sanitarie, a partire dall’IRCCS Ospedale San Raffaele, per consentire agli ospiti di ricevere direttamente nella Casa prestazioni ambulatoriali e cure domiciliari, così da poter ridurre gli spostamenti verso l’ospedale quando le prestazioni possono essere erogate in questo modo, semplificando l’organizzazione delle giornate e del percorso assistenziale.
Il modello prevede inoltre una collaborazione con il territorio e con altre organizzazioni del Terzo Settore. Alcuni servizi della struttura saranno aperti anche alla cittadinanza di Segrate, creando un collegamento con la comunità locale.

Sono in fase di definizione accordi con Fondazione Telethon, Prometeo e Fondazione Oxiamo per accogliere persone seguite da queste realtà. Durante l’incontro è stato presentato anche il contributo di Fondazione Libellule Insieme ETS, che propone servizi di prevenzione dedicati alle mamme dei bambini ospiti di CasAmica.

L’intenzione è quindi quella di costruire una rete tra ospedali, associazioni, servizi territoriali e organizzazioni non profit, in modo che l’accoglienza non rimanga separata dal resto del percorso assistenziale.

L’accoglienza come parte del percorso di cura

La nuova struttura si inserisce in un tema più ampio: garantire l’accesso alle cure significa considerare anche le condizioni materiali in cui pazienti e familiari affrontano la malattia. Come ha sottolineato Marinella Vedani, vicepresidente di CasAmica ODV, in quarant’anni l’organizzazione ha accolto oltre 150mila persone: un’esperienza che, secondo Vedani, dimostra quanto l’accoglienza sia parte del percorso di cura, soprattutto quando viaggio, alloggio e giornate di lavoro perse restano a carico delle famiglie.

La Casa di Segrate punta a rispondere a una parte di queste necessità, integrando ospitalità e servizi in una struttura collegata alla rete sanitaria e sociale del territorio. Un modello che mette in evidenza il ruolo del Terzo Settore nel sostenere le famiglie, senza sostituire la responsabilità delle istituzioni e del sistema sanitario nel garantire cure accessibili.

Per info:
https://www.casamica.it

Redazione


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