#Finsubito news – Fare impresa con la cultura: nuove prospettive anche per il Basso Molise


All’Unimol il confronto con Invitalia su Cultura Cresce. Investire nelle filiere culturali può generare lavoro e indotto, contribuendo a costruire un’offerta turistica capace di attrarre visitatori oltre l’estate

MOLISE. Trasformare il patrimonio culturale in lavoro significa anche creare motivi per visitare un territorio durante tutto l’anno. Una prospettiva importante per il Molise e, al suo interno, per il Basso Molise, dove il rapporto tra costa ed entroterra può diventare una leva per ampliare la stagione turistica e distribuire le opportunità economiche tra più comunità.

È una delle chiavi di lettura dell’incontro “Cultura Cresce: opportunità per avviare e sviluppare imprese culturali e creative in Molise”, organizzato dall’Università degli Studi del Molise in collaborazione con Invitalia, mercoledì 28 ottobre nella Sala Enrico Fermi della Biblioteca di Ateneo, a Campobasso. Al centro, gli strumenti per avviare nuove attività o consolidare quelle esistenti e le competenze necessarie per trasformare idee e risorse locali in progetti economicamente sostenibili.

A introdurre e moderare i lavori è stata Letizia Bindi, direttrice del Centro di Ricerca BioCult. Il programma prevedeva i saluti istituzionali del rettore Giuseppe Peter Vanoli e di Cecilia Ricci, vicedirettrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione e delegata del rettore per le Iniziative Culturali e il Polo Museale. Vittorio Fresa, responsabile Creazione e Sviluppo Imprese Culturali e Creative di Invitalia, ha illustrato la misura e risposto alle domande dei partecipanti.

Cultura Cresce è l’incentivo promosso e finanziato dal Ministero della Cultura e gestito da Invitalia per sostenere iniziative imprenditoriali, anche non profit, nelle filiere culturali e creative di sette regioni del Mezzogiorno, compreso il Molise. Prevede, secondo le diverse categorie di beneficiari, contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso zero e servizi di accompagnamento. L’accesso resta subordinato ai requisiti dell’avviso e alla valutazione delle proposte.

Per le imprese del territorio, la possibilità di investire in questo ambito riguarda attività concrete: organizzare servizi museali e laboratori, sviluppare produzioni audiovisive, rafforzare lavorazioni artigianali, realizzare iniziative culturali e strumenti per conoscere il patrimonio. Attività differenti, accomunate dalla necessità di un’organizzazione capace di remunerare il lavoro e sostenere i costi nel tempo.

Nel Basso Molise, le potenzialità si possono leggere nel collegamento tra il patrimonio archeologico di Larino, i centri storici, le tradizioni dei paesi e l’offerta della costa. Risorse che, inserite in percorsi fruibili e accompagnate da servizi, potrebbero offrire ragioni di soggiorno anche in primavera, in autunno e nei mesi invernali. La visita a un museo, un laboratorio in bottega, una rassegna o un’esperienza legata alla memoria locale possono diventare il motivo di un viaggio o prolungare una permanenza.

È in questo passaggio che si forma l’indotto culturale. Intorno a un’attività possono lavorare guide, educatori, tecnici, artigiani e professionisti della comunicazione. La presenza di visitatori può inoltre alimentare la domanda per strutture ricettive, ristorazione, commercio e produzioni locali. Le ricadute potenziali si estendono dunque oltre i soggetti direttamente coinvolti nel progetto, pur restando distinte dall’ammissibilità agli incentivi.

Un’offerta culturale continuativa può contribuire alla destagionalizzazione del turismo. Perché accada, però, occorrono aperture affidabili, calendari riconoscibili, possibilità di prenotare e collaborazione tra chi propone le attività e chi accoglie gli ospiti. Un evento isolato può richiamare pubblico per una giornata; un sistema di servizi coordinati può rendere possibile un soggiorno e favorire il ritorno dei visitatori.

Bindi ha richiamato la necessità di superare la sfiducia diffusa nelle aree svantaggiate, dove la convinzione che manchino opportunità può frenare l’iniziativa. Informazione, accompagnamento e professionalità diventano quindi decisivi. In questo percorso l’università può mettere ricerca e formazione al servizio delle comunità, favorendo il raccordo tra competenze e bisogni locali.

Fresa ha approfondito le fasi della procedura, dalla domanda sulla piattaforma dedicata alla verifica dei requisiti, fino alla valutazione e alla stipula del contratto. Centrale il rapporto tra business plan e colloquio: alle previsioni contenute nel documento deve corrispondere la capacità dei proponenti di motivare le proprie scelte. Obiettivi, investimenti, pubblico e ricavi attesi devono comporre un quadro credibile.

Tra le testimonianze, Francesco D’Aloise ha raccontato l’esperienza di Mubilà, il progetto del Museo della Bilancia di Agnone, che intreccia tradizione artigianale familiare, collezionismo e didattica, illustrando il percorso affrontato con il sostegno di Invitalia.

Le domande del pubblico hanno esteso il confronto a festival e rassegne. Anche un appuntamento annuale può inserirsi in un’attività continuativa, considerando il lavoro di ideazione, organizzazione e comunicazione sviluppato nei mesi precedenti. È stato inoltre affrontato il ruolo dei servizi complementari, dalla ristorazione alla vendita di manufatti, quando coerenti con l’offerta culturale.

Tra i settori citati figurano l’audiovisivo e l’artigianato. Nel primo caso, la prospettiva è affiancare alle location del Mezzogiorno competenze, attrezzature e servizi produttivi. Nel secondo, rendere riconoscibile il valore delle lavorazioni locali e raggiungere mercati più ampi della sola vendita ai turisti.

Il nodo resta la tenuta delle attività dopo il finanziamento iniziale. Nel confronto è emerso il rischio che le organizzazioni, pur esperte nella progettazione, rimangano dipendenti dal bando successivo. Programmare i costi, conoscere il proprio pubblico e diversificare le entrate sono passaggi essenziali per garantire continuità. I colloqui individuali conclusivi hanno consentito ai partecipanti di approfondire le proprie proposte.

Per il Basso Molise, come per le altre aree della regione, l’interesse di queste opportunità sta nella possibilità di dare maggiore stabilità all’economia locale. Una stagione turistica più ampia può sostenere periodi di lavoro più lunghi, rendere più conveniente mantenere aperti alcuni servizi e rafforzare gli scambi tra costa e paesi dell’interno.

Il legame con lo spopolamento passa anche da qui. Il turismo culturale, da solo, non può invertire l’abbandono dei centri minori, ma può contribuire a creare occupazione e a sostenere attività utili anche ai residenti. La misura del risultato sarà nella capacità di generare reddito e servizi che durino oltre il singolo finanziamento: condizioni necessarie perché il patrimonio del Molise diventi una possibilità di futuro per chi lo abita. Quanto del futuro dei nostri paesi dipende dalla capacità di trasformare la cultura che custodiamo in un lavoro che permetta di restare?

Elisabetta Candeloro




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