storia di un amore diventato leggenda


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Lui era un pirata, un guerriero moro che aveva attraversato il lontano orizzonte del mare fino a sbarcare a Messina. Lei, invece, era una giovane messinese originaria del quartiere di Camaro, dalla carnagione chiara, i capelli scuri e una figura giunonica, considerata bellissima secondo i canoni estetici del tempo. Nonostante le differenze culturali, tra i due sarebbe nato un sentimento capace di superare le convenzioni e i confini della loro epoca.

Ma questa è soltanto una delle storie tramandate su Mata e Grifone. Secondo una diversa interpretazione, proposta dallo studioso messinese Domenico Puzzolo Sigillo, all’origine delle due imponenti figure vi sarebbe la vittoria della componente latina della Messina medievale su quella greco-bizantina, fino ad allora dominante. Non l’amore tra due persone, dunque, ma una rappresentazione simbolica della liberazione di una comunità e della sua ricerca di giustizia.

Anche questa ricostruzione, tuttavia, non può essere considerata definitiva: sulle origini dei due colossi sono state formulate numerose ipotesi, alcune suggestive ma prive di riscontri storici e archivistici sufficienti. Dietro la leggenda si intravede, piuttosto, una stratificazione di racconti, simboli e contaminazioni culturali. Al di là delle interpretazioni, da secoli Mata e Grifone attraversano le strade di Messina durante le celebrazioni ferragostane.

I due giganti a cavallo, realizzati in cartapesta e alti circa otto metri, sfilano tradizionalmente dal 10 al 14 agosto, continuando a richiamare l’attenzione di cittadini e visitatori. La loro presenza rinnova ogni anno un immaginario nel quale storia, leggenda, identità locale e tradizione popolare si incontrano.

Mata e Grifone, l’amore che fondò una città

Sulla loro identità e sulla nascita del loro amore si tramandano numerose storie. Alcune parlano di un rapimento, altre di un sentimento pienamente condiviso; anche i luoghi nei quali sarebbe avvenuto il loro incontro cambiano secondo le diverse versioni. Quella appartenente alla tradizione popolare messinese è forse la più romantica.

Grifone sarebbe stato in origine Hassas Ibn-Hammar, un moro molto alto e prestante che, intorno al 970 d.C., nel periodo della dominazione araba in Sicilia, sarebbe giunto a Messina. Qui si sarebbe innamorato perdutamente di Marta, figlia di un uomo importante della città. Hassas chiese di poterla sposare, ma avrebbe ottenuto il consenso alle nozze soltanto dopo la conversione al cristianesimo. Decise così di abbracciare la fede cristiana e, al momento del battesimo, ricevette il nome di Grifo. A causa della sua eccezionale prestanza fisica, però, venne presto chiamato Grifone. Anche il nome di Marta sarebbe mutato nel tempo: trasformato dall’uso dialettale, avrebbe perso la “r”, diventando Mata. Uniti da un amore intenso e passionale, Mata e Grifone avrebbero avuto numerosi figli, contribuendo così, secondo la leggenda, alla crescita della popolazione. Per questa ragione, da secoli la tradizione popolare li considera i progenitori della comunità messinese, i fondatori simbolici della città.

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Mata e Grifone, i giganti di Messina: storia di un amore diventato leggenda - Be Sicily Mag - immagine 3

Tra fonti storiche e studi antropologici

Come ricostruisce l’antropologo Sergio Todesco nel saggio L’Assunta, la Vara e i Giganti, contenuto nel volume L’immaginario rappresentato. Orizzonti rituali, mitologie, narrazioni, le origini dei due colossi messinesi sono state oggetto di interpretazioni differenti, non sempre sostenute da riscontri storici e documentari in grado di fornire una risposta definitiva. Todesco richiama, tra le altre, la testimonianza dell’erudito messinese Gaetano La Corte Cailler, secondo il quale i Giganti avrebbero origini molto antiche. Durante alcuni lavori di rifacimento eseguiti nel 1926 furono rinvenuti sul petto di Grifone tre medaglioni che fino ad allora erano passati inosservati: uno sarebbe riconducibile al XIII secolo, mentre gli altri apparterrebbero a epoche successive. Si tratta di elementi che testimoniano la complessa stratificazione storica del simulacro, ma che, da soli, non consentono di stabilirne con certezza l’origine.

L’evoluzione dei due simulacri

La statua di Grifone giunta fino ai nostri giorni risalirebbe alla seconda metà del Cinquecento. Secondo la ricostruzione riportata da Sergio Todesco, sarebbe stata realizzata nel 1560 dallo scultore fiorentino Martino Montanini, inizialmente con la testa e le braccia mobili. Nel 1581 queste parti furono fissate e forse rifatte, sulla base del disegno precedente, da Andrea Calamecca da Carrara. La statua di Mata, invece, venne ricostruita integralmente dopo il terremoto del 1783, che aveva distrutto l’antico simulacro.

Anche la configurazione dei Giganti è mutata nel corso del tempo. I documenti dell’antica Maramma del Duomo, l’istituzione che si occupava della costruzione, della manutenzione e dell’amministrazione della cattedrale, attestano che soltanto nel 1723 Mata e Grifone assunsero l’attuale posizione a cavallo. In precedenza erano manufatti effimeri, privi di una struttura permanente: venivano montati e vestiti in occasione delle celebrazioni e, al termine del trasporto, nuovamente spogliati e smontati. Rimanevano soltanto le loro componenti essenziali, cioè le effigi lignee di Mata e Grifone e le teste dei cavalli.

Questa originaria configurazione li avvicina ad altri giganti processionali presenti nei territori influenzati dalla cultura messinese, come quelli di Mistretta e quelli di Palmi e Seminara, in Calabria, probabilmente modellati sull’esempio dei colossi di Messina. Nel 1984 Mata e Grifone, così come la Vara, furono infine sottoposti a un intervento di restauro curato dall’Amministrazione regionale dei Beni culturali.

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Mata e Grifone, simboli della città

Il significato complessivo delle due statue potrebbe essere collegato al forte patriottismo municipale del Cinquecento. Come spiega Sergio Todesco, in quel periodo numerose città cercavano di dimostrare la propria antichità esibendo grandi resti ossei rinvenuti durante gli scavi e attribuendoli a ipotetici giganti, considerati i primi abitatori o persino i fondatori del luogo.

Questa interpretazione aiuterebbe a comprendere perché Mata e Grifone siano stati progressivamente riconosciuti come i progenitori e i protettori simbolici di Messina. Nel corso dei secoli, tuttavia, il significato dei due colossi è stato modificato dalle forme di partecipazione popolare alla festa. Della loro tradizione rimane soprattutto l’uso processionale, sviluppatosi nella forma oggi conosciuta probabilmente tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Da “Griffones” a Matagrifone: l’ipotesi di Puzzolo Sigillo

Una particolare interpretazione delle origini dei due colossi fu avanzata dallo studioso messinese Domenico Puzzolo Sigillo. Secondo la sua ricostruzione, le statue sarebbero state concepite per rappresentare simbolicamente la vittoria e la successiva supremazia della componente latina della Messina medievale su quella greco-bizantina, fino ad allora dominante.

L’episodio sarebbe collegato alla permanenza in città di Riccardo Cuor di Leone tra il 1190 e il 1191, mentre il sovrano era diretto in Terra Santa per partecipare alla Terza crociata. Riccardo sarebbe rimasto a Messina per alcuni mesi sia a causa delle condizioni atmosferiche, che avevano bloccato la sua flotta, sia per le tensioni determinate dalla preponderanza dell’elemento bizantino nelle istituzioni cittadine.

Secondo questa lettura, i Greci di Messina venivano chiamati in senso dispregiativo “Griffones”. Il nome dei simulacri sarebbe quindi collegato all’espressione “matagriffones”, interpretata come “ammazza-greci”, e al significato attribuito al nome del castello di Matagrifone, fatto edificare da Riccardo Cuor di Leone come monito contro l’arroganza del potere bizantino.

A testimonianza della costruzione del castello, nel volume L’immaginario rappresentato. Orizzonti rituali, mitologie, narrazioni Sergio Todesco richiama la Cronique d’Ambroise, fonte narrativa dell’epoca nella quale viene ricordata l’iniziativa del sovrano. Questo riferimento, tuttavia, non basta a dimostrare che Mata e Grifone siano stati effettivamente creati per celebrare la contrapposizione tra le due componenti della città. Todesco presenta infatti quella di Puzzolo Sigillo come una delle interpretazioni elaborate sulle origini dei colossi, non come un dato storico definitivamente accertato.

Mata e Grifone rimangono, dunque, due importanti emblemi della memoria cittadina. Al di là delle diverse ipotesi sulla loro nascita, la funzione processionale e la continua rielaborazione popolare ne hanno fatto figure capaci di rappresentare l’antichità, l’identità e il senso di appartenenza della comunità messinese. Sono manufatti rituali attraverso i quali Messina ha costruito e tramandato, nel corso dei secoli, una rappresentazione simbolica della propria storia.

Immagini tratte da:
Sergio Todesco, L’immaginario rappresentato. Orizzonti rituali, mitologie, narrazioni, Palermo, Edizioni Museo Pasqualino, 2021.

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Valentina Di Salvo

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