Banca Ifis cede a Finomnia (Apax) le attività sull’IT bancario deconsolidandone i costi. Utile di 8,2 mln nel primo semestre 2026


Banca Ifis spa cederà il controllo totale di Finomnia Banking, una newco cui fanno capo i servizi IT per il settore bancario, presumibilmente a supporto dell’attività del gruppo (la banca non fornisce dettagli in proposito) a Finomnia spa (già Fibonacci Biddco), piattaforma di aggregazione di aziende attive nel software finanziario controllata, tramite Fibonacci Holdco, da alcuni fondi di Apax Partners.

E’ quanto ha annunciato la stessa banca con sede a Mestre e facente capo alla famiglia Furstenberg in occasione della pubblicazione dei risultati per il primo semestre 2026 (si veda qui il comunicato stampa).

La holding Finomnia era nata a seguito dell’acquisizione, nel dicembre 2023, di Finwave da Charme Capital Partners e di OCS dal gruppo Lutech (si veda altro articolo di BeBeez).

La holdco si era poi rafforzata a fine 2024 con il carve out delle attività sull’AI di illimity bank,, che ha dato vita ad AltermAind (si veda altro articolo di BeBeez), di cui Banca Ifis, dopo l’opa e successiva incorporazione dell’ex challenger bank fondata da Corrado Passera, (si veda altro articolo di BeBeez) detiene il 48%.

La struttura di base è stata poi completata acquisendo, nel gennaio 2025, l’italiana Quid, all’epoca controllata al 55% da fondi gestiti da Equinox e al pari di OCS specializzata in applicativi per il consumer finance, assieme alla controllata Cabel Industry, focalizzata sull’outsourcing di servizi bancari (si veda altro articolo di BeBeez), nonché la spagnola Alvantia, specializzata nel software per il leasing e il factoring (si veda altro articolo di BeBeez).

Contestualmente, Banca Ifis e Finomnia manterranno la partnership strategica di lungo periodo in AltermAInd, focalizzata sullo sviluppo di prodotti e servizi basati su Intelligenza Artificiale, che vede Finomnia in maggioranza nel capitale con il 52% e Banca Ifis con il restante 48%, eredità diretta dell’acquisizione di illimity bank nell’estate del 2025 (si veda altro articolo di BeBeez).

Il contratto a lungo termine tra Banca Ifis e Finomnia sarà di conseguenza modificato, con un focus sugli applicativi più strategici per il business futuro della banca, impernato su corporate e investment banking e sul wealth management, in cui giocheranno un ruolo centrale le piattaforme a supporto dei canali digitali e del customer relationship management.

La mossa, che era stata preannunciata lo scorso febbraio dal Condirettore Generale Fabio Lanza, nel corso della conference call sui risultati del 2025 consente a Banca Ifis di deconsolidare i costi relativi all’IT, che nel primo semestre del 2026 sono ammontati a circa 43 milioni di euro (si veda qui pag. 116 della Relazione semestrale) contribuendo in misura rilevante al conseguimento delle sinergie di integrazione complessivamente attese, pari a 50 milioni di euro.

Il risparmio di costi costituirà inoltre un significativo ammortizzatore contro gli eventuali oneri straordinari che potrebbero venire dalle risultanze dell’ispezione on-site effettuata dalla Banca d’Italia, a fronte delle quali la banca ha già accantonato 34 milioni di euro nel secondo trimestre del 2026, e ne accantonerà ulteriori 36 nella seconda parte dell’anno. Inoltre è di difficile prevedibilità il risultato della annunciata vendita delle attività sui crediti deteriorati.

E’ il motivo per cui il management guidato da Frederik Geertman ha definito il 2026 un “anno di transizione” dedicato soprattutto a digerire l’acquisizione di illimity e a riorientare il core business della banca a finanziamento dell’economia reale. Una fase evidenziata dai risultati del semestre che evidenziano un utile netto di 7,8 milioni di euro (8,2 milioni di euro consolidato), in netta flessione rispetto agli 87,1 milioni del primo semestre 2025.

Sul risultato hanno pesato circa 30 milioni di euro di rettifiche di valore e accantonamenti prudenziali legati agli esiti dell’attività di revisione interna a seguito dell’ispezione on-site della Banca d’Italia.

Il margine di intermediazione ha toccato i 406,5 milioni di euro (di cui 113,4 milioni apportati dal Gruppo illimity). Su base stand-alone (293,2 milioni),si registra una contrazione da 351 milioni di euro della prima metà del 2025, dovuta principalmente al minor apporto del margine di interesse. Le rettifiche di valore sul credito sono salite a 83,6 milioni (22,4 milioni attribuiti a illimity), anche per i già citati accantonamenti legati all’ispezione di Banca d’Italia..

Quanto ai costi Operativi, questi ammontano a 308,8 milioni di euro (83,8 milioni riferiti a illimity). Al netto di illimity, i costi sono saliti del 12% a 225 milioni di euro, risentendo dell’aumento delle spese per il personale (+8,9% a 92,7 milioni) e di consulenze e spese amministrative. Il risultato ante imposte si fissa a 13,2 milioni di euro.

Tuttavia, la riorganizzazione dei contratti IT di illimity tramite l’accordo con Finomnia, e l’effetto il completamento delle dismissioni degli asset non core (Hype ceduta al Gruppo Sella, ARECneprix a Prelios, e Abilio a Servizi Legali.net) hanno reso il management abbastanza fiducioso da confermare le sinergie annue a regime di 75 milioni di euro a partire dal 2027 (di cui 50 milioni sulle spese operative) previste all’epoca dell’opa su illimity. Di conseguenza, la previsione di utile per l’intero 2026 si attesta a 100-110 milioni di euro.

Per quanto riguarda il 2027, oltre al dispiegarsi delle sinergie, il management guarda allo sviluppo dell’area investment bnaking. Nel 2025, infatti, Banca Ifis ha acquisito Euclidea SIM, che è stata successivamente rinominata Fürstenberg SIM e nella quale è confluita l’area di business Investment Banking di illimity. Motivo per cui la nuova divisione Fürstenberg è vista come un asset strategico per sviluppare l’attività della banca anche nel settore del Private Banking.

Quanto alle singole aree di business, il commercial & corporate banking (Banca Ifis stand-alone) si è confermato il motore principale del modello di business con impieghi per 7,4 miliardi di euro e ricavi per 168,3 milioni di euro (-2,7% su base annua), trainati dall’Area Factoring (75,7 milioni), seguita da Corporate Banking & Lending (59,4 milioni) e Area Leasing (33,3 milioni). Tuttavia, il settore registra una perdita netta di 0,7 milioni di euro (rispetto all’utile di 47,9 milioni nel 1H 2025) a causa dell’impatto di 60,3 milioni di euro di rettifiche di valore sul credito incluse nelle misure prudenziali post-ispezione Bankitalia.


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