50 anni di Fidel – Centro Studi Sereno Regis



[Nota del redattore TMS: In un tempo in cui il futuro, la sopravvivenza e il benessere del mondo sono in mano a uomini e donne minori, miliardari fascisti, neo-nazisti, sionisti genocidi, dirigenti mondiali ignoranti, codardi, senza scrupoli; dove potere e denaro regnano supremi al di sopra di morali, etiche, valori, umanità, compassione; allorché l’apatia diventa una pandemia che trasforma i genocidi in intrattenimento a fumetti (si legga News), la violenza è normalizzata da film e TV, la vita umana sta diventando una risorsa [economica], un mezzo per fini distruttivi.

Dove la misura di un eroe/ina è il numero di esseri umani da lui/lei uccisi o mutilati in nome di qualche bandiera o altro, dove la resistenza a o le manifestazioni contro tutto ciò vengono ritenute terrorismo urbano, e i pacificatori sono i nemici/traditori — ripropongo l’editoriale primo, inaugurale di TMS del 3 marzo 2008 da parte di Johan Galtung a proposito di Fidel Castro e Cuba, in quanto pare che gli USA sotto Trump stiano per finire il lavoro e trasformare Cuba — e Gaza – in qualche sorta di resort ludico per i ricchi e famosi (riedizione de L’Avana 1940?). L’assista il suo dio. E intanto l’UE sbava per la guerra contro la Russia, guidata da Germania, Regno Unito e Francia.

Svegliati umanità! Il tuo futuro è una storia d’orrore in gestazione. Politici, élite, generali, miliardari non finiscono uccisi in guerra. Alzatevi e fatevi contare!! Agite per il NO!]


A fine 1958, 50 anni fa, vinse la rivoluzione, Batista se la svignò, Fidel e suo fratello Raúl entrarono a L’Avana a inizio 1959. Il resto è storia. Che Castro si sia dimesso da presidente è un mini-evento. Ha lasciato il suo segno sulla storia di Cuba, dell’America Latina, del mondo intero. È sopravvissuto politicamente a 10 presidenti USA (5 dei quali pluri-mandato, e a 6 anche biologicamente), tutti intenti a intervenire, invadere, ucciderlo, questo Fidel, questo fedele, che si spera un giorno scriverà una memoria presidenziale comparativa:

  1. Eisenhower 1957-1960
  2. Kennedy 1961-1963 – ucciso
  3. Johnson 1963-1964; 1964-1968
  4. Nixon 1969-1972; 1973-1974 – dimissionario
  5. Ford 1974-1976
  6. Carter 1977-1980
  7. Reagan 1981-1984; 1985-1988
  8. Bush Senior 1989-1992 (padre-figlio, non fratello-fratello)
  9. Clinton 1993-1996; 1997-2000
  10. Bush Junior 2001-2004; 2005-2008 (?, la fine non si sa ancora)

Ho incontrato Fidel tre volte, perlopiù per intervistarlo. A parlare era lui: carisma intenso, conoscenza a fondo, fede; sapendone del proprio nemico più che viceversa. Senza il fascino del Che Guevara, altro gigante, ma fallito. Che cosa rende così grande Castro?

Non solo si è erto per 50 anni in resistenza al formidabile Impero USA, uno dei peggiori per quanto riguarda sfruttamento, uccisioni, estorsione politica e lavaggio di cervelli nella storia umana. Praticando un’alternativa, imperfetta, come qualunque, d’altronde; consistente nel primato dei bienes fundamentales – alimentazione, abbigliamento, abitazione, sanità, istruzione, a livello basilare, cominciando dai più indigenti, liberandoli dalla miseria. Di libertà di scelta del partito di governo e dei beni, anch’essi un bisogno fondamentale, non c’è stato granché. Di identità , altro bisogno di base, ce n’è stata di più quando fu più facile essere cattolici. Del bisogno di sopravvivenza, ce n’è stato molto: Cuba non è violenta, diversamente dagli USA.

Le mafie a conduzione USA erano arrivate molto in là nella conversione di Cuba in un casinò con bordello per gli avventori USA. Già solo liberare quelle ragazze, perlopiù nere, dando loro istruzione e occupazione, fu qualcosa. L’Avana borghese bianca si permetteva le focaccine pre-pranzo fatte arrivare in volo da Miami. Già nel giugno 1960, viaggiando su e giù per Cuba: qualunque nero, donna e giovane era pro-Castro; la maggior parte dei cubani bianchi, maschi, più anziani erano contro.   E così è rimasto. Il conflitto soggiacente non è solo per quanto gli USA credono e l’Occidente scimmiotta, ossia anti-yankeesmo e anti-capitalismo. è anche nero contro bianco e donna contro uomo.

Ricordo una mattina presto durante una delle mie numerose visite, nel 1998, quando d’improvviso mi colpì di essere l’unico bianco in giro lì. Quel giorno un nero Cubano aveva un’altra narrazione:

S’, Fidel e la sua rivoluzione sono un episodio importante nella storia liberazione cubana. Che però dura da secoli, sostanzialmente come lotta antischiavista e  di neri contro bianchi, prima contro la Spagna con José Martí, poi contro gli USA con Fidel Castro, poi – fece una pausa – I bianchi sono a Miami. qualcuno è ancora qui, fra cui i fratelli Castro. Potrebbero avere un interesse condiviso, parlando meno di elezioni? Loro capiscono, Washington no.

Fidel ha sacrificato qualche bisogno per altri, ed è stato punito. Mi ricordo di aver proposto nel 1973 ai membri del Politburo un sistema a due partiti, come da loro nel nord, non uno di destra e un altro di estrema destre, ma due di sinistra, diciamo socialista e comunista; e poi dibattito spazio, voci!

Fidel ha anche sacrificato il normale standard di vita occidentale dei benestanti agli Obiettivi del Millennio odierni per le masse. Io avevo suggerito più libertà per le piccole imprese per un benessere quotidiano. L’argomento contro tutt’e due è stato lo “spirito borghese” dimostrato delle elezioni e della piccola impresa. Può darsi, ma allora si provi, non s’imponga, la superiorità di uno spirito di solidarietà socialista.

L’Occidente continuerà a insistere sulle libere elezioni e i mercati, ignaro di altri obiettivi. Gli USA potrebbero averli raggiunti quegli obiettivi, se non fosse per le sanzioni economiche criminali e stupide; criminali perché contro una maggioranza straripante all’ONU; stupide perché controproducenti. Le sanzioni generali rafforzano i regimi, e Cuba non fa eccezione. I beni di consumo sono argomenti più robusti contro un socialismo austero che un’ostilità che colpisce tutti. Avrebbero potuto affogare il socialismo nei Macdonald. Ma — evviva la stupidità! — quel che Fidel ha provato è tellurico: [soddisfare] i bisogni basilari per tutti è possibile. C’è però una condizione, qualche cambiamento nel sistema.

Che cos’è successo, a parte condividere la povertà? Quattro cose principali.

Le sanzioni colpiscono l’economia, asfissiano la politica, incoraggiano l’approccio militare, ma la cultura è libera di fiorire, non impedita dal consumismo. Per prima cosa, le arti costano poco e sono fiorite per gli artisti, attori e musicisti, e consumatori in ugual misura, ad altezze sconosciute.

Secondo, se non si riesce a lavorare la materia, si lavorino invece gli esseri umani rendendo l’istruzione disponibile per tutti a livelli sempre superiori – diplomati, laureati, post-laureati. Il cielo è il limite.

Terzo, un cambiamento importante nella politica estera da uno-due-tre Vietnam del Che a uno-due-tre migliaia di medici con attrezzatura medica nello zaino ad aiutare la gente negli slum di tutta l’America Latina comprese operazioni oftalmiche e così via, facendo pagare Cuba al Venezuela col petrolio e gli altri pagare il Venezuela (?)

Quarto, una nuova economia orientata ai bisogni basilari, aggirando Banca Mondiale/FMI, di fronte agli occhi chiusi degli USA e dell’Occidente che cerca di portare la democrazia all’Iraq e all’Afghanistan versando acqua con una mano e sparando con l’altra.

Chi vincerà? Il fedele, Fidel; anche perché più capace di cambiamento che l’Occidente. E poi c’è altro in arrivo.


Originariamente postato il 3 marzo 2008 * #1 – TRANSCEND Media Service

EDITORIAL, 1 Jun 2026

#953 | Prof. Johan Galtung – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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