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Le critiche sulla sanità, i ritardi sul turismo, i bilanci bocciati. Cronache di un rapporto molto tormentato
“Palazzo d’Orleans auspica per il futuro un maggiore contraddittorio tra Corte dei Conti e Regione, in attuazione del principio di leale collaborazione tra istituzioni”. E’ questa la chiosa di una nota della presidenza, in cui Renato Schifani rende noto che chiederà alla magistratura contabile (che oggi inaugura a Palermo il proprio anno giudiziario) il riesame degli atti che hanno portato al “referto sulla gestione delle risorse del settore sanitario destinate al rafforzamento dell’area delle terapie dell’emergenza”. E’ la polemica innescata qualche giorno fa dai magistrati a proposito dello stato d’attuazione dei nuovi reparti di terapia intensiva e sub-intensiva, che sconta già in partenza un disallineamento dei dati e, secondo Orleans, “l’indicazione errata di 720 posti letto da realizzare all’interno del “Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera Covid-19”.
In realtà i posti letto previsti sarebbero 571, così come confermato dal Direttore generale del Ministero della Salute, Amedeo Cicchetti. Che è parte in causa, avendo co-finanziato le opere. In particolare, nel documento del ministero si legge che “il Piano (…) prevede la realizzazione di 253 posti letto di terapia intensiva, 318 posti letto di terapia semintensiva, 29 interventi di adeguamento dei Pronto soccorso e l’acquisto di 16 ambulanze”. I lavori per queste 571 postazioni di terapia intensiva e semintensiva risultano eseguiti o in corso di esecuzione, a eccezione di poche strutture corrispondenti a circa il 20% del totale.
La lettura della Corte dei Conti, secondo la Regione, avrebbe suscitato un allarmismo ingiustificato. Ma, al netto del singolo caso, gli interventi della magistratura contabile non sempre vengono accolti di buon grado da chi governa. Come quella volta in cui la Corte dei Conti – caso più unico che raro – decise di sospendere la parifica del rendiconto 2020. Il motivo? Un decreto legislativo (n.158/2019) con cui Palazzo Chigi aveva concesso alla Sicilia di ripianare il disavanzo storico in dieci anni anziché in tre (in deroga alle procedure di armonizzazione contabile). Questa misura doveva servire a dare maggiore respiro finanziario alla Regione. Ma la magistratura non apprezzò, e il decreto fu giudicato illegittimo anche dalla Corte Costituzionale. Nonostante il motivo del contendere fu superato da un’altra legge, questa volta di rango superiore, la questione si è protratta a lungo, provocando la sospensione del giudizio di parifica anche per il successivo rendiconto.
Una decisione contro la quale il governo Schifani si è appellato, presentando ricorso alla Sezione Riunite della Corte dei conti in speciale composizione (a Roma e non più in Sicilia) per la violazione del contraddittorio e del diritto di difesa. Il processo deve ripartire daccapo e qualche giorno fa è arrivata la conferma, dopo l’ennesimo controricorso della Procura generale: “Ora auspichiamo una rapida conclusione delle parifiche ancora in sospeso – ha commentato l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Dagnino – in modo da poter sottoporre all’Assemblea regionale i rendiconti definitivi, consolidando i risultati ottenuti nella riduzione del disavanzo”.
Per restare all’attualità, ieri la sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana ha messo il becco nelle attività di Agrigento Capitale della Cultura, avviando un’indagine sulla gestione delle risorse destinate alle iniziative per la promozione, l’organizzazione e l’attuazione del programma. Ma spesso, anche in passato, è entrata a gamba tesa sulle risultanze della politica, motivo per cui le sue riflessioni sono viste, di frequente, come un elemento di disturbo (“Sono convinto che chi amministra debba essere al di sopra di ogni sospetto. Ma credo debba esserlo anche il magistrato che esamina l’operato dell’amministrazione”, ebbe da ridire Musumeci dopo l’ennesima valutazione negativa sull’operato del suo governo). Al netto dei conti pubblici – cioè l’elemento più battuto – la magistratura contabile si è interessata ad altre vicende, che riguardano ad esempio la spesa dei fondi del turismo. Lo scorso aprile, per iniziativa del pm Pino Zingale, è stato aperto un fascicolo sul buco in bilancio di oltre 10 milioni di euro che sarebbe stato provocato da SeeSicily, il piano per risollevare il turismo messo in ginocchio dal Covid.
L’ammanco sarebbe emerso dopo un lavoro di verifica sul sistema dei voucher per pernottamenti e servizi turistici previsti da SeeSicily, messo in discussione dalle istituzioni europee, che hanno voluto vederci chiaro anche sulle spese per promozione. Sui 75 milioni stanziati dalla Regione ad aprile 2020 nella cosiddetta ‘finanziaria di guerra’ anti-Covid, appena l’1,16% era andato alla misura principale dei voucher per i pernottamenti nell’Isola, con un investimento sulla comunicazione “rimodulato” dall’allora governo regionale di Nello Musumeci, con tre delibere diverse. Ovviamente ci si attende che l’inchiesta approdi a qualcosa.
La Corte dei Conti, di recente, è entrata insieme a un paio di procure (Siracusa e Palermo) sulle modalità di spesa dei fondi regionali destinati alla cultura. L’intervento ha accompagnato i giorni dello scandalo Auteri, in cui il protagonista – un deputato regionale di Fratelli d’Italia, ora transitato al gruppo Misto dell’Ars – avrebbe indirizzato fiumi di risorse (oltre 700 mila euro) ad associazioni intestate a familiari, sfruttando la leva della Finanziaria e della spartizione delle mance fra tutti i parlamentari, di maggioranza e opposizione. Anche qui, prima o poi, bisognerà mettere un punto.
I magistrati, in sede di parificazione, erano intervenuti pure sullo sperpero di denaro pubblico da parte delle società partecipate, meglio noti come “carrozzoni”, auspicando “una tempestiva attività, da parte degli organi regionali, al fine di completare l’iter normativamente previsto per gli enti, ritenuti, dalla stessa Regione, non più necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali”. Talvolta, però, i magistrati si sono presentati in colpevole ritardo: come sul caso dello scandalo del censimento fantasma da 90 milioni (soldi finiti, estero su estero, a una società del Lussemburgo), che a distanza di quasi vent’anni, nessuno ha mai potuto leggere. E così viene logico chiedersi: a parte la solerzia degli interventi, taluni efficaci altri meno, quali risultati sono stati effettivamente conseguiti? E quanto ha inciso l’operato dei magistrati su un cambio di condotta da parte della politica? Domande che rimarranno inevase, fino alla prossima polemica.
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