“Le vere Stelle Alpine sono morte”, il Patt in Provincia con la Lega, a Riva con Fratelli d’Italia a Lavis col Pd e a Trento vanno in solitaria. Panizza: “Autonomisti disorientati”

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TRENTO. Un battitore libero. A livello provinciale con la Lega, a Lavis con il Partito Democratico, a Riva del Garda con Fratelli d’Italia e a Trento da soli. Non solo un modo per seguire le particolarità territoriali ma un sintomo di “sfilacciamento politico: ognuno fa quello che vuole”. A commentare la situazione degli autonomisti è Luigi Panizza, un tempo uno dei “saggi” delle Stelle Alpine, presidente emerito fino a quando ha deciso di andarsene dopo le giravolte di Simone Marchioni e Franco Panizza che hanno portato il partito nel centrodestra. 

 

In queste settimane le decisioni degli autonomisti sono tornate a far discutere. Se a livello provinciale hanno giurato fedeltà a Fugatti, a livello locale la situazione si fa più complessa con scelte contrastanti. A chi glielo fa presente la risposta è sempre la stessa: “Ogni sezione ha la propria  autonomia”. Ecco allora che nell’elettore qualche titubanza può nascere.  “Ormai diversi territori sono allo sbando, non hanno più un punto di riferimento certo” spiega Panizza.Non sanno più a chi credere. Il vecchio non è più lo stesso ed il nuovo non si conosce sufficientemente ancora. Quali messaggi di aiuto o consiglio può comunicare un Patt cambiato?” 

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Il Patt a Trento decide di andare da solo con un proprio candidato sindaco. In una nota spiega: “La sezione, pur mantenendo un dialogo aperto e costruttivo con la coalizione di centrodestra e la sua candidata Ilaria Goio, candiderà un proprio candidato sindaco”.  Come si può interpretare questo comportamento?
Premesso che il Patt già mette in chiaro che, pur andando da solo alle elezioni comunali di Trento, questo non compromette “il dialogo aperto e costruttivo con la coalizione del Centro Destra”, ciò significa che nulla cambia a livello provinciale. Tale atteggiamento è naturalmente una logica conseguenza di come è stato considerato nelle trattative che ci sono state per la candidatura a sindaco per la città di Trento. Inoltre penso  che venga dato per scontato che, comunque, la coalizione di Destra non avrebbe vinto queste elezioni ed allora forse è meglio andare da soli con un proprio candidato. In tal modo la conta del gradimento politico del Patt risulterà più chiara. Comunque sia la tanto decantata e dichiarata fiducia, a livello provinciale, con la Lega non trova riscontro positivo nella sezione cittadina.  

 

E’ possibile avere il Patt alleato con il centrodestra in provincia e sul resto del territorio fare scelte opposte o alleanze diverse? A Riva con Fratelli d’Italia, a Lavis con il Pd e a Trento (e anche Cles?) da soli. Che effetti ha sugli elettori?
La constatazione che sul territorio le scelte degli autonomisti siano piuttosto contrastanti, se in parte si possono giustificare per le particolarità territoriali, tuttavia denotano anche uno sfilacciamento politico: ognuno fa quello che vuole. La fiducia negli organi provinciali non è esaltante. Ci sono sparsi Patt diversi. E come può il Patt Provinciale permettersi di influire in casa d’altri quando ha bisogno piuttosto di guardare in casa propria? E la risposta quindi è questa: “Medico cura prima te stesso”.

 

Il Patt di quanto era lei presidente del partito in cosa si differenzia da quello che abbiamo oggi? E come si sarebbe comportato?

Anche quando ero presidente io non mancavano tentativi di fuga anarchica, ma subito si interveniva per rimettere democraticamente a posto scelte o indirizzi arbitrari. Ricordo l’intervento urgente (dopo appena una settimana dalla mia elezione), che dovetti fare nei confronti della sezione di Trento per la diffusione arbitraria di un volantino razzista nei confronti dei meridionali. In generale la linea del Partito non fu mai messa in discussione. Non ci fu nessun terremoto. Ora gli autonomisti sono veramente disorientati. Le divisioni sono al vertice e non per particolari ambizioni personali. Quali ambizioni personali può avere Luigi Panizza a quasi 88 anni? Non poteva starsene tranquillo a casa con la Presidenza onoraria? E allora perché se ne è andato? Non occorre avere grande intuito per capirne le ragioni. Sono state cambiate improvvisamente le carte in tavola. Il pullman aveva cambiato direzione. Lo Statuto, al quale avevo dato la mia collaborazione come presidente della Commissione per la sua stesura, era stato snobbato. Il vero PATT non c’era più. Era morto.  

 

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Quale è il ruolo del Presidente onorario che lei ha interpretato per molto tempo?
Sono stato eletto presidente onorario quando ero già impegnato come volontario in Africa. Mi chiesero di accettare la proposta Ugo Rossi e Franco Panizza. Dopo una prima resistenza accettai senza particolari impegni di attività. Ho cercato di essere, comunque, sempre presente ai Congressi portando il mio saluto di incoraggiamento a proseguire uniti nei nostri ideali autonomisti sostanziati di preziosi valori etici. Continuavo però ad interessarmi della vita del Partito. Tutto procedeva bene e non c’era certo bisogno di particolari consigli. Pur nel rispetto delle individuali sensibilità emergeva sempre l’unità politica.

 

Fino a qualche mese fa si parlava di “riunificazione degli autonomisti” che avrebbe dovuto comprendere Patt, Progetto Trentino  e Popolari Autonomisti. Perché secondo lei è tutto naufragato?
Certamente la frammentazione autonomista ha raggiunto il suo massimo storico anche se a livello rappresentativo istituzionale è molto limitata. I tentativi di unificazione ultimamente sembravano attivi, ma poi quasi subito si sono rivelati chimere. Anzi ora si è maggiormente evidenziata la diversità fra i vari movimenti. Quale forza unificatrice può esserci quando chi ufficialmente rappresenta il PATT ha dimenticato i principi ed i valori guida del Partito? Se mancano le fondamenta la casa crolla. Non basta riempirsi la bocca di autonomia, questa va piuttosto applicata e gestita nella concretezza dei problemi quotidiani. Dai frutti si giudica l’albero.

 

Il Patt è capace ancora oggi di intercettare le aspettative autonomiste che arrivano dal territorio?
A questa domanda la risposta mi arriva immediata. Come può il Patt Provinciale intercettare le aspettative autonomiste territoriali quando non le rappresenta più perché è cambiato? Ormai diversi territori sono allo sbando, non hanno più un punto di riferimento certo. Non sanno più a chi credere. Il vecchio non è più lo stesso ed il nuovo non si conosce sufficientemente ancora. Quali messaggi di aiuto o consiglio può comunicare un Patt cambiato? Forse è meglio tacere.  





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