Decreto Bollette: la premier chiede uno sforzo in più – Fiscal Focus

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Un Governo, in fondo, è un po’ come una scolaresca: c’è quello che potrebbe ma non si applica, l’altro tanto simpatico quanto insufficiente, quello che è sempre assente, quello bravissimo, quello polemico e via così.
La dimostrazione arriva da un episodio riportato da tutti i media, con più o meno enfasi, in cui la premier Meloni ha rimandato “al posto” i tecnici del Mef che le avevano presentato una bozza del decreto bollette, lavoro bocciato con un sonoro “non soddisfacente”.

Nessuno tornerà in aula accompagnato dai genitori, sia chiaro, ma come prima conseguenza il rifiuto ha portato al rinvio a venerdì 28 del consiglio di casse, pardon, del consiglio dei ministri, in attesa di verificare se sia possibile inserire altre misure per rendere ancora più efficace un decreto che ha come obiettivo provare a ridurre gli effetti del caro energia su famiglie e imprese.

Quali siano le strategie allo studio al momento non è ancora chiaro, anche se continuano a trapelare indiscrezioni, come quelle raccontate dal Ministro Pichetto al quotidiano “La Stampa”: “Stiamo valutando tutta una serie di norme, e spetterà alla fine al ministro dell’Economia Giorgetti verificare la loro fattibilità sotto il profilo economico. Posso però dire che interverremo per dare una mano ai fragili. Nella gara delle tutele graduali si sono ritrovati in un fenomeno di mercato: le imprese hanno fatto offerte, anche in negativo, per accaparrarsi milioni di clienti, e ora quei clienti soffrono. Puntiamo a intervenire anche sull’Isee, che dovrebbe salire dagli attuali 9.500 euro a 15 mila”.
Secondo i dati diffusi dall’Inps attraverso l’Osservatorio Isee, un innalzamento del tetto potrebbe portare la platea degli aventi diritto al beneficio a poco più di 5,8 milioni di nuclei familiari che hanno dichiarato un’Isee fino a 15mila euro, anche se resta da sciogliere il nodo dei gradini in base alla fascia di reddito.

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Ma il decreto punta anche a recuperare 600 milioni di euro dalle aste Ets destinati a dare sostegno alle imprese energivore, senza comunque dimenticare le Pmi, altrettanto in sofferenza. È anche vero che gli energivori, a differenza di famiglie e Pmi, hanno a disposizione fino al 3 marzo l’energy release, strumento che consente di acquistare energia al prezzo scontato di 65 euro a megawattora quando quello di mercato oscilla su 133 euro.

E come anticipato ancora una volta da una frase del ministro Pichetto, “Potremmo fare qualcosa sull’idroelettrico, ma dobbiamo ancora fare delle verifiche”, non è escluso l’arrivo dell’annullamento del differenziale tra il costo del gas sul mercato di riferimento europeo (l’indice Ttf della Borsa di Amsterdam) e quello sul mercato all’ingrosso italiano (indice Psv), soluzione chiesta da mesi dagli energivori che porterebbe ad un ribasso immediato delle bollette, anche di quelle dell’elettricità legate in parte all’andamento del prezzo del metano. Resta l’incognita delle concessioni e del possibile arrivo sul mercato italiano di operatori stranieri che potrebbero modificare il panorama.

A questo va aggiunto che le concessioni idroelettriche sono in parte scadute o scadranno entro il 2029 e le aziende elettriche si dicono pronte a investire 15 miliardi per la riassegnazione, che tuttavia deve obbligatoriamente passare sotto la lente d’ingrandimento della UE.
Ma il governo potrebbe anche spingersi ancora più in là, varando misure come l’aumento delle capacità rinnovabili, eolica e fotovoltaica in primis, caratterizzata da costi di produzione più bassi rispetto al termoelettrico a gas. A questo potrebbe aggiungersi il “revamping”, ovvero la decisione di rinnovare e potenziare gli impianti esistenti, aumentando la produzione e senza incidere sull’occupazione del suolo.

Un ventaglio di misure che al momento non convincono le associazioni dei consumatori, che in modo univoco chiedono “uno sforzo ulteriore”. Per il Codacons, ad esempio, sono necessarie “Misure strutturali tese a sterilizzare le speculazioni che ogni inverno si presentano sui mercati internazionali e che portano a repentini rincari delle bollette, e una revisione definitiva della tassazione che pesa sulle tariffe di luce e gas, a partire dagli oneri di sistema che finanziano voci che nulla hanno a che vedere con i consumi energetici degli italiani”.





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