Con 76 voti favorevoli, nessuno contrario e l’astensione dell’opposizione ieri il Senato ha approvato in via definitiva il dl ColtivaItalia. Stanziato oltre un miliardo per l’agroalimentare.
Percorso netto al Senato per il Coltivaitalia, un provvedimento che stanzia risorse ingenti per l’agricoltura italiana (1,183 miliardi), con un’attenzione particolare al Mezzogiorno a cui è destinato l’80% del budget. In prima linea produzioni tipiche del Sud, dal grano duro all’olio, ma anche misure per gli allevamenti delle regioni meridionali e soprattutto spazio a giovani e donne che sono la vera forza del settore. Il ministro dell’Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste (Masaf) Francesco Lollobrigida spiega a Il Mattino le misure più significative finalizzate a cogliere le opportunità delle imprese del Sud.
Il Governo Meloni ha definito il Mezzogiorno la locomotiva del Paese, lo è anche l’agricoltura? E in che modo il Coltivaitalia può favorire la svolta?
«L’agricoltura è una risorsa fondamentale per la nostra nazione, nel Sud ci sono grandi produzioni di qualità dall’olio al vino che hanno ampi margini di crescita. Oggi Toscana, Veneto e Piemonte rappresentano il 52% del valore del vino, in prospettiva regioni come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia possono puntare a raggiungere i livelli del Settentrione. Perché hanno potenziali maggiori del Nord. Finora alcune produzioni non sono state adeguatamente promosse e su questo fronte siamo fortemente impegnati. Risultati importanti sono stati conseguiti, penso per esempio alla Mozzarella di bufala Dop».
Tornando al Coltivaitalia quali sono i settori su cui si investe di più?
«Sicuramente l’olivicoltura, i cereali, le proteine vegetali, ma anche gli allevamenti. Sui 300 milioni stanziati infatti 260 vanno alle regioni del Mezzogiorno anche per riqualificare il territorio, perché oggi ci sono aree deboli per quanto riguarda la manutenzione. Sì alleveranno vitelli da ingrasso, diminuendo la dipendenza da altre nazioni come la Francia. Con 300 milioni si rilancerà anche l’olivicoltura e si vieterà l’espianto di ulivi destinati a produzioni Dop e Igp».
Grano in prima linea con i contratti di filiera?
«Si tratta di un’altra produzione ben radicata al Sud. Vorrei che fosse chiaro che con questo intervento, a cui destiniamo 10 milioni, l’obiettivo è sostenere con agevolazioni fiscali le industrie che stipulano contratti di filiera con gli agricoltori per acquistare grano italiano. Un vantaggio dunque per le industrie, per gli agricoltori a cui vengono garantiti prezzi più stabili, e ai consumatori che possono ottenere prodotti di alta qualità. Con questo strumento si stabilizzano anche i rapporti contrattuali».
I giovani sono un altro punto qualificante del Coltivaitalia. E sono anche la forza trainante dell’agricoltura meridionale…
«Posso sicuramente affermare che la ritengo la misura più significativa. Abbiamo messo in campo 150 milioni per sostenere l’imprenditoria agricola giovanile. Destiniamo queste risorse per concedere mutui a tasso zero (65% dello stanziamento) e contributi a fondo perduto (35%). E aggiungiamo inoltre la possibilità di disporre di terreni: 8417 ettari che saranno assegnati in comodato d’uso gratuito agli under 41 per 10 anni e se lo vorranno potranno acquistare, dopo questo periodo, i terreni a un prezzo ridotto del 50% rispetto al valore iniziale».
Giovani e innovazione viaggiano in tandem?
«Certo, e infatti abbiamo dato il via libera all’assunzione di 50 ricercatori al Crea, l’ente di ricerca che fa capo al ministero per supportare le aziende agricole con innovazioni per le culture e i macchinari agricoli. Ed anche per il contrasto alle fitopatie e per affrontare gli effetti del cambiamento climatico».
Il Coltivaitalia diventerà operativo il prossimo anno, ci saranno misure importanti anche nella nuova legge di Bilancio che ha iniziato l’iter di approvazione alla Camera?
«Abbiamo mantenuto le agevolazioni fiscali Irpef e quelle sul gasolio agricolo che valgono un miliardo, ci sono anche 140 milioni per l’agricoltura 4.0 e 100 milioni per l’acquisto di pescherecci. Rivendichiamo un’attenzione che mai nessun Governo ha riservato all’agroalimentare. Diciassette miliardi in tre anni di fondi nazionali che con quelli europei portano a una dotazione di 53 miliardi, nel triennio precedente si arrivava a 34 miliardi, 31 miliardi a quello ancora precedente».
La risorsa alimentare, dunque, sopra ogni cosa?
«È stata sempre la cosa più importante. Gli ultimi eventi mondiali hanno fatto tornare d’attualità l’importanza del cibo usato anche come arma in guerre ibride sempre più complesse. Considerare la pace una certezza, purtroppo, non è più possibile e le Nazioni europee devono avere capacità strategiche per affrontare crisi che la storia, di nuovo, ci mette di fronte. Non serve far riferimento alla chiusura di Hormuz o all’aggressione della Russa all’Ucraina. Basta vedere cosa succede se si ferma un’autostrada…».
Un impegno forte anche per contrastare guerra e dazi?
«L’agroalimentare italiano riesce a superare tutte le criticità. Negli Stati Uniti il Parmigiano reggiano è cresciuto del 2,5% e anche in vino in questi ultimi mesi ha recuperato le posizioni, il prosecco poi vince sempre. La promozione che abbiamo messo in atto, a partire dal risultato della cucina italiana con il riconoscimento di patrimonio Unesco, continua a dare risultati importanti. Il Forum Ambrosetti ha valutato che gli investimenti nel breve tempo daranno un ritorno di 48 miliardi, 283 nel lungo periodo».
A questo punto la partita si sposta a Bruxelles per la nuova Politica agricola comune (Pac). I fondi Pac sono determinanti per il Sud. In che misura?
«L’agricoltura italiana è al primo posto tra i Paesi Ue per valore aggiunto e oggi l’Italia detta le regole del gioco perché è considerata, e non lo dico io ma autorevoli politologi, la voce più autorevole. Siamo riusciti a evitare il taglio dei fondi Pac , abbiamo guadagnato un miliardo in più, ma sono ottimista e penso che si possa spuntare anche qualcosa in più».
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