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Secondo il Barometro ESG di Mainstreet Partners, l’87% delle strategie ha superato il test della conformità regolamentare europea. Ma restano delle criticità. E i gestori sono sempre più cauti
Cala il pericolo greenwashing per i fondi classificati articolo 9 dalle norme di sostenibilità UE, con la percentuale di quelli considerati a rischio che è scesa al 3%. Il responso arriva dal Barometro ESG e di Sostenibilità 2025 di Mainstreet Partners, secondo cui le strategie articolo 8 ritenute ‘sospette’ sono però ancora il 23%. Un dato in lieve contrazione rispetto al 24% registrato l’anno scorso ma che per gli esperti evidenzia la necessità di una maggiore trasparenza e coerenza.
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La metodologia
L’analisi di Mainstreet Partners si basa su più di 9.500 fondi ed ETF, per oltre 100mia ISIN gestiti da più di 460 asset manager. Su 1.300 di queste strategie è stato applicato il processo di ricerca di Livello II, che prevede un’analisi ancora più approfondita per valutarne l’allineamento normativo e il livello di sostenibilità. L’indagine utilizza la metodologia proprietaria olistica a tre pilastri, che considera non solo la società di gestione nel complesso ma anche la strategia dichiarata dal veicolo e le singole partecipazioni in portafoglio. Nel 2024 è stato inoltre introdotto un nuovo sotto-pilastro, l’Allineamento normativo UE, applicabile alle soluzioni classificate come articolo 8 e 9 secondo la Sfdr.
Punteggio in calo per gli asset manager
I risultati di quest’anno mostrano una contrazione del punteggio medio assegnato agli asset manager aggiunti nel 2024, che si attesta a 3,1 su un massimo di 5. Per gli esperti, il calo riflette sia l’inasprimento degli standard ESG sia le discrepanze regionali nelle politiche di investimento sostenibile e una copertura fondi più ampia, che ora include una gamma maggiormente diversificata di gestori. “All’inizio del 2024 si sarebbe potuto pensare che la complessità normativa sarebbe diminuita rispetto agli ultimi tre anni ma l’entrata in vigore delle nuove regole sulla denominazione dei fondi su entrambe le sponde dell’Atlantico ha fatto sì che non fosse così”, spiega il managing director di Main Street Neill Blanks. Che sottolinea come la pressione regolamentare continui quindi a intensificarsi, con il rischio di vedere sommarsi al danno reputazionale multe per chi non si adegua.
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Gestori sempre più cauti
Nel valutare la conformità regolamentare europea dei fondi, MainStreet Partners identifica i rischi di greenwashing suddividendoli in quattro categorie: coerenza, chiarezza, denominazione e linguaggio utilizzato. Complessivamente, l’87% delle strategie ha passato il test mentre la causa principale del mancato superamento è l’uso di denominazioni non conformi. Altro aspetto rilevante che emerge quest’anno è la crescente cautela tra alcuni dei principali asset manager riguardo agli impegni ESG. Il Barometro evidenzia infatti come alcune delle più grandi società di gestione abbiano abbandonato iniziative di riferimento nel settore, come la Net Zero Asset Managers Initiative (NZAM) e il Climate Action 100+, segnalando un atteggiamento più prudente rispetto agli impegni assunti negli anni passati. Un atteggiamento, quest’ultimo, che ricorre con maggiore frequenza negli Stati Uniti.
Evoluzione del panorama normativo
Quanto alla Tassonomia UE, la percentuale di fondi articolo 9 con un allineamento nullo risulta in crescita dal 58% al 60% mentre quella delle strategie superiori al 30% è diminuita dal 2% all’1%. Per gli esperti, a pesare potrebbero essere le difficoltà nel soddisfare gli standard di questa classificazione ma anche un aumento della trasparenza nella divulgazione dei dati relativi all’allineamento. Passando alle linee guida ESMA, la quota di fondi che viola i criteri di esclusioni PAB (Paris-Aligned Benchmark) è rimasta stabile al 72% mentre le violazioni delle esclusioni richieste dai CTB (Climate Transition Benchmark) sono aumentate dal 36% al 49%. Colpa soprattutto della riduzione nel numero complessivo di strategie soggette alla regolamentazione, dal momento che molte hanno preferito modificare il nome per adeguarsi. Le infrazioni più comuni tra i fondi PAB riguardano attività legate al carbone e violazioni dei principi del Global Compact Onu, mentre quelle dei CTB sono legate alle armi controverse e al mancato rispetto delle guidelines OCSE.
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Per quanto riguarda la Sustainable disclosure requirements, tra i 36 fondi con etichetta SDR inclusi nell’analisi di Livello II di MainStreet Partners nove sono Impact funds con un punteggio ESG & Sostenibilità medio di 4,6 e 25 sono Focus funds con un punteggio di 4,1. Entrambe le categorie superano invece lo standard Sustainability Assessed della società con un punteggio superiore a quattro. Infine, i rating dei veicoli classificati articolo 6, 8 o 9 sono rimasti stabili: in media i primi hanno ottenuto un punteggio di circa 2,5 su 5 e i secondi di 4,4. I maggiori cambiamenti si sono registrati nell’ambito delle strategie articolo 8, il cui punteggio medio è sceso a 3,3 da 3,5 del 2022.
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