Il progetto della difesa europea potrebbe passare anche per la creazione di un ombrello nucleare made in France per proteggere tutta l’Europa. Una proposta che a maggio 2024 aveva già formulato il presidente Emmanuel Macron, ma che non aveva seguito nella discussione europea. Oggi, dopo l’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Usa e la seria minaccia di ritirare la forse americane dal Vecchio Continente, le questioni di una difesa comune e di un possibile ombrello nucleare francese tornano di attualità. Proprio per questo le discussioni sulla materia difesa si stanno intensificando. Dopo un primo passo fatto settimana scorsa, quando si è deciso di scorporare le spese per la difesa dai vincoli di bilancio Ue, mercoledì 28 febbraio i 27 leader europei si riuniranno in video conferenza per fare il punto della situazione internazionale dopo l’incontro del presidente francese Macron con Trump e domenica a Londra si terrà un meeting tra un gruppo ristretto di leader europei e il premier britannico Keir Starmer.
Al centro la questione la difesa comune europea e i passi che l’Ue intende fare per non essere esclusa dal negoziato sul futuro dell’Ucraina. Il governo britannico si è dichiarato disposto a inviare truppe in Ucraina purché non nella linea di frontiera con la Russia e con la garanzia che, in ultima istanza, gli Stati Uniti si impegnino a garantire la sicurezza del Paese in caso di una nuova invasione russa. Impegno che però Trump non ha ancora preso. Allineata alla posizione britannica c’è anche la Francia, mentre il cancelliere tedesco in pectore, Friedrich Merz, ha indicato la necessità di definire con Francia e Regno Unito un ombrello nucleare comune.
A Londra per una difesa comune Europea
Il primo a darne notizia è stato il primo ministro polacco, Donald Tusk, che nella giornata del 25 febbraio ha detto che un gruppo di leader europei si recherà domenica a Londra per incontrare la controparte britannica e discutere di piani comuni per la difesa. «Spero che questa maggiore mobilitazione dell’Europa, degli stati membri e dell’Europa in senso più ampio, diventi un fatto».
Il Presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, in un incontro bilaterale a Varsavia con Tusk ha poi aggiunto come «la Commissione europea sta arrivando ad un pacchetto di proposte per rafforzare le capacità di difesa in Europa ed è per questo che stiamo organizzando la prossima settimana, il 6 marzo, un Consiglio europeo speciale per discutere prima di tutto su come rafforzare le nostre capacità di difesa», ha precisato Costa. «Naturalmente, siamo tutti molto consapevoli di come la Russia sia una minaccia non solo in Ucraina, ma per la sicurezza europea nel suo complesso, specialmente per il confine orientale europeo che tocca Polonia, Baltici, Romania».
Tra il gruppo dei leader Ue presenti a Londra, secondo quanto si apprende, ci sarà anche il Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. Lato Unione europea la portavoce della Commissione, Arianna Podesta, durante il consueto briefing con la stampa ha spiegato che «posso indicare, da parte mia, un tweet della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in cui ha confermato buoni scambi con il premier britannico Keir Starmer, in cui hanno discusso del sostegno finanziario e militare all’Ucraina. E naturalmente hanno discusso anche dei piani per la difesa e la sicurezza del continente, ma non abbiamo altro da aggiungere in questa fase».
L’Ue ha il terzo bilancio militare al mondo, se solo si unisse
Se si combinano i bilanci militari dei 27 Stati membri si arriva a 287 miliardi di dollari nel 2023, cioè al terzo bilancio militare al mondo dopo quello degli Stati Uniti (880 miliardi di dollari) e della Cina (309 miliardi) e ben davanti a quello della Russia (126 miliardi). Questo significa che l’Ue «ha un potenziale militare di livello mondiale, ma la messa in comune dei 27 eserciti europei rimane teoria», spiega Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs Wm in Italia, nel report dal titolo “La difesa costa, come finanziarla?” Inoltre, resta da sciogliere un nodo particolarmente spinoso: creare maggior debito a livello dei singoli Paesi, cioè chiedere l’ennesimo sforzo ai bilanci nazionali che a distanza di tempo si tradurrà in austerity, oppure puntare ad una soluzione a livello dell’Unione, come un nuovo Recovery fund? In quest’ultimo caso, rileva l’analista, «potrebbe essere creato un nuovo strumento dell’Ue per finanziare progetti di difesa collettiva oppure fare ricorso al meccanismo europeo di stabilità. Il finanziamento dei progetti dell’Ue tramite l’emissione di debito comune sarebbe l’opzione più razionale ed efficace, ma gli ostacoli politici sono elevati per via dell’opposizione, almeno sinora, della Germania e di altri Paesi del nord Europa».
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