“Il rischio privatizzazione non è stato scongiurato”

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Voto unanime dei lavoratori di Ambiente che così come i sindacati non si sentono affatto rassicurati su una possibile parziale privatizzazione: è sì allo stato di agitazione.

Lo riferiscono Fp Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti, Fiadel, Ugl, Psa Pescara e Rsu Ambiente al termine dell’assemblea convocata proprio per discutere dei Piani d’Ambito Agir (Autorità regionale gestione integrata dei rifiuti) e quel rischio di privatizzazione che, sottolineano i sindacati, né l’emendamento correttivo al Milleproroghe arrivato “grazie alla mobilitazione sindacale”, né il consiglio comunale straordinario che sempre loro avevano chiesto sul tema e tenutosi il 13 febbraio, “hanno scongiurato, pur recuperando l’equiparazione di Ambiente con gli altri territori, il rischio di privatizzazione”.

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“Rischio che a parere dei lavoratori non risponderebbe né a logiche di miglioramento della produttività, né a logiche di miglioramento dell’efficienza del servizio, né a logiche di miglioramento della qualità del servizio, né a logiche concorrenziali, ma risponderebbe solo – affermano i sindacati – al raggiungimento di una logica privatistica del profitto, non positivo né per la cittadinanza, né per il servizio, né per i lavoratori”. Un rischio “da scongiurare – proseguono – al fine di conservare Ambiente quale società in house, bene pubblico al servizio dei cittadini quindi dei Comuni che la partecipano, come da decreto legislativo 201 del 2022”.

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Le sigle con i lavoratori di Ambiente rilevano quindi come tra l’altro “il Piano d’Ambito da parte di Agir non è stato prodotto nei termini di legge laddove la legge regionale del 21 ottobre 2013 numero 36 all’articolo 10 lettera f) prevede che ‘il direttore generale provvede entro un anno dalla sua a predisporre il piano d’ambito”, oltre che dubbi su quanto previsto dallo stesso articolo per le funzioni e le responsabilità ricondotte all’incarico del direttore di Agir per cui “sembrerebbe non rispettata in modo appropriato ed efficace la destinazione dei fondi pubblici stanziati per l’espletamento delle funzioni dirigenziali”.

Altro punto quello del contratto in essere tra Comune e Ambiente che scadrà nel 2030. “Appare del tutto fuori luogo e fuori tempo – denunciano ancora i sindacati – obbligare Ambiente a rivisitare questo regolamento prima dei termini del contratto di servizio sottoscritto”. Un tema questo su cui è tornato a intervenire il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli (Pd) con i consiglieri comunali del Partito democratico chiedendo a sindaco e Ambiente di non firmare l’addendum contrattuale inviato da Agir per quell’articolo 13 sulla rescissione del contratto che consentirebbe di chiudere la partita prima del 2030 e di cui non si capisce la necessità laddove, a meno che non vi sia l’impossibilità di rescinderlo quel contratto, esiste una decreto legislativo (il 152-2006) che all’articolo 204 comma 1 prevede la risoluzione per i contratti nel momento stesso in cui entra in vigore il Piano d’Ambito.

Altro tema su cui i sindacati fanno leva per spiegare le ragioni dello stato di agitazione deciso, riguarda l’efficienza di Ambiente dato che, spiegano, “l’unica provincia virtuosa della regione Abruzzo che ha effettuato il piano di ottomizzazione-razionalizzazione organizzativa dei costi in un alveo di economia di scala è quella Pescarese con la fusione per l’incorporazione delle tre aziende partecipate pubbliche” e cioè Ambiente (Spoltore) Attiva (Pescara) e Linda (Città Sant’Angelo)

“Vi è da ribadire che Ambiente ricorrendo a tutti i requisiti di legge e atteso che la società svolge un compito istituzionale per gli enti che la partecipano costituendone una derivazione operativa sotto il dominio dei singoli Comune e dunque con reale ed effettiva razionalizzazione all’interno di uno specifico ambito territoriale, assolvendo dunque – specificano  -la voluntas legis generale settoriale può operare con il modello societario in house”.

“L’assemblea dei lavoratori – concludono i sindacati – giudicando negativamente quanto alla privatizzazione di Ambiente spa sia per il rischio di non conservare un bene pubblico, sia per le maestranze che vi prestano attività lavorativa decide di proclamare lo stato di agitazione, con attivazione di tutte le forme e azioni sindacali, nessuna esclusa, a difesa e tutela del bene pubblico e dei diritti dei lavoratori”.

Con la proclamazione dello stato di agitazione dunque inizieranno le azioni di protesta fino a quando, questa resta la richiesta, non si avranno garanzie sul fatto che Ambente resterà una società pubblica

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