Lo Stato fa lo Stato, Napoli modello industriale

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Lo Stato fa finalmente lo Stato e Napoli non è più la cartolina di luoghi comuni che racconta chi non la conosce. La scelta del governo di nominare un commissario unico, il generale Giuseppe Vadalà, per coordinare la bonifica della “Terra dei fuochi” e di dotarlo di poteri straordinari legati alle attività specificamente indicate dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), permette di fare un salto di qualità nell’azione diretta a fronteggiare l’inquinamento dell’area. Sono scelte che appartengono alla politica con la P maiuscola e riconducono le responsabilità a un unico soggetto attuatore in modo da fare uscire gli interventi di bonifica dal pantano nel quale sono finiti a causa della frammentazione decisionale tra diversi livelli di governo, nazionale e territoriali.

Finanziamo agevolati

Contributi per le imprese

 

Lo Stato ritorna a fare lo Stato, ci piace ripeterlo, e tutto ciò avviene per una scelta fortemente voluta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che continua a muoversi nel solco operativo tracciato per applicare la sua intuizione strategica di fondo. Quella di riunire, sotto un’unica direzione di indirizzo e operativa, la politica di investimenti pubblici finanziati con fondi europei e nazionali. Sono queste intuizioni tradotte in atti politici, con decisioni europee e leggi italiane, a rompere una lunga stagione di sprechi e inefficienze. I fondi di coesione e sviluppo hanno finalmente avuto destinazioni vincolate, a partire dal risanamento ambientale e dalla lotta al dissesto idrogeologico. Entro sessanta giorni il commissario unico dovrà trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei ministri una relazione dettagliata sullo stato dell’arte e sulle azioni che intende intraprendere per arrivare all’obiettivo di bonifica e ripristino ambientale.

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Questo tipo di interventi sono vere e proprie riforme e sono molto importanti perché riguardano una macchina pubblica da sempre inceppata che viene rimessa in moto. Se Napoli non è più la solita “cartolina” e vede crescere esponenzialmente il numero delle sue piccole e medie imprese, superando Bergamo e Brescia, e diventando addirittura la seconda provincia italiana per pmi innovative è anche perché tutto intorno molto si sta muovendo per cambiare il contesto infrastrutturale materiale e immateriale. Bisogna fare i conti con resistenze burocratiche e culturali che, spesso, si annidano dove meno ti aspetti, su crinali opachi che riguardano il confine tra legalità e illegalità, ma il processo di cambiamento è partito e va incoraggiato.

Sentire dire, sempre più spesso, da osservatori internazionali e da donne e uomini delle istituzioni di altri Paesi che ai loro occhi Napoli è un modello industriale da studiare, non turistico e culturale come i più si aspetterebbero, significa che si è fatta già tanta strada con i risultati di una guida pragmatica, che si misura fattivamente con i problemi, qual è quella del sindaco Gaetano Manfredi, e che si consolida attraverso un suo metodo fondante di collaborazione istituzionale con il governo e tutti i soggetti istituzionali. Questo tratto segna anche la sua nuova responsabilità di presidente dell’associazione dei Comuni italiani.

Dilazione debiti

Saldo e stralcio

 

È molto importante che, nel momento del fare, camminino sempre insieme con fondi e poteri certi tutte le amministrazioni territoriali, dalla Regione ai Comuni più piccoli, e l’esecutivo anche se di sovente sono espressione di formazioni di diverso colore politico. È quello che positivamente accade. Anche perché questo è il solo metodo possibile per andare avanti in un quadro congiunturale di conflitti e rivolgimenti geopolitici che pone il Mezzogiorno italiano al centro del nuovo mondo e ne fa un’opportunità storica per l’Europa e l’Italia intera. Ritrovare in chi ha la responsabilità politica più alta una guida centralizzata e dialogante è l’asset strategico su cui tutti, maggioranza e opposizione, a ogni livello, dovrebbero oggi investire sempre di più. Senza mai rinunciare ai loro ruoli, ma anche senza farsi guidare dai pregiudizi.





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