Dal cancro infantile si guarisce sempre di più. Non nei Paesi poveri

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Il day hospital pediatrico all’Istituto nazionale dei tumori di Milano – IMAGOECONOMICA

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Ricorre oggi la Giornata mondiale contro il cancro infantile, lanciata da Childhood cancer international (Cci, Cancro infantile internazionale) e promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2018. Ogni anno nel mondo vengono diagnosticati circa 400mila casi di tumore pediatrico, che rappresenta la prima causa di morte per malattie non trasmissibili nei bambini dopo il primo anno di vita.

In Italia si riscontrano circa 1.400 casi di neoplasie nella fascia tra gli 0 e i 14 anni e altri 600-800 casi tra i 14 e i 20 anni di età (dati del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2023” dell’Associazione italiana di oncologia medica, Aiom): le più frequenti sono le leucemie acute e le neoplasie del sistema nervoso centrale.

Nel nostro Paese, riferisce la Federazione italiana associazioni genitori e guariti oncoematologia pediatrica (Fiagop, tra i fondatori di Cci), si stima che vivano quasi 500mila persone che hanno avuto un tumore da bambini o da adolescenti. Se «il trattamento dei tumori pediatrici rappresenta uno dei maggiori successi della medicina moderna», come segnala Franco Locatelli (direttore del dipartimento di Oncoematologia e Terapie cellulare e genica all’Ospedale Bambino Gesù di Roma), questo è un risultato che riguarda principalmente coloro che vivono nei Paesi ad alto reddito.

Infatti, segnala l’Oms, nei Paesi basso reddito, la mortalità tocca il 70% dei bambini, mentre in quelli ad alto reddito la quota di guariti raggiunge l’80%. L’Oms ha lanciato un programma contro il cancro per ridurre le disuguaglianze e garantire i farmaci necessari per curare 120mila bambini nel prossimi 5-7 anni in 50 Paesi in cui il bisogno è maggiore.

Grazie al sostegno con 200 milioni di dollari da parte dello statunitense St. Jude Children’s Research Hospital è iniziata la distribuzione di farmaci in Uzbekistan e Mongolia, e proseguirà in Ecuador, Giordania, Nepal, Zambia, El Salvador, Moldavia, Senegal, Pakistan, Ghana e Sri Lanka.

Per le necessità della cura dei piccoli pazienti, che sono specifiche rispetto ai malati adulti, e per la ricerca oncologica pediatrica si impegnano numerose istituzioni e associazioni. Tra queste la Fondazione Soleterre, che ha lanciato il programma “Grande contro il cancro” che «mira a colmare le gravi disparità sociali e sanitarie tra le regioni più ricche e quelle più povere del mondo, garantendo a tutti i bambini l’accesso a cure adeguate».

Infatti, oltre che in Italia, la Fondazione opera in Burkina Faso, Costa d’Avorio, Marocco, Ucraina e Uganda, e nel complesso ha erogato nel 2024 oltre un milione e 253mila euro. In Italia Soleterre ha lanciato lo scorso anno il Manifesto per il supporto psicologico gratuito che chiede – in particolare – di garantire la presenza di uno psicologo strutturato dal Servizio sanitario nazionale specializzato in psico-oncologia in ogni reparto di oncoematologia pediatrica. Un primo risultato è stato l’emendamento approvato nella legge di Bilancio che ha previsto lo stanziamento di 500mila euro l’anno per tre anni proprio per questo scopo.

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Attenzione al benessere psicologico dei piccoli pazienti è l’obiettivo del progetto Etru4kids siglato dalla Fondazione Policlinico Gemelli e dal Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Da un lato il museo ospiterà bambini in cura presso l’Oncologia pediatrica dell’ospedale romano, dall’altro organizzerà laboratori didattici ed esperienziali sulla tradizione etrusca negli spazi dell’ospedale, coinvolgendo bambini e famiglie, con l’obiettivo di potenziare i percorsi riabilitativi e migliorare la qualità di vita dei pazienti, contrastando l’isolamento spesso indotto dalla malattia.

Da dieci anni la Fabbrica italiana lapis e affini (Fila) sostiene i programmi di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi. Oltre a donare kit cretivi Giotto nei reparti pediatrici di alcuni ospedali italiani, Fila finanzia anche una borsa di ricerca per Michela Rossi, che presso l’Ospedale Bambino Gesù si dedica a comprendere i meccanismi di azione di una proteina (Rab23) nella progressione dell’osteosarcoma.

Sul fronte scientifico i recenti risultati dello studio internazionale coordinato dai ricercatori dello Human Technopole di Milano e dell’Institute of Cancer Research e del Royal Mardsen Hospital di Lontra che hanno individuato la presenza di frammenti di Dna di cellule tumorali nel sangue dei bambini malati. La prospettiva che si apre è quella di eseguire un semplice prelievo di sangue per ottenere importanti informazioni sulle caratteristiche del tumore, compresa la resistenza alle terapie.

Ancora all’Ospedale Bambino Gesù sono stati trattati con Car-T (cellule modificate geneticamente) di donatori cinque bambini colpiti da neuroblastoma refrattario ai precedenti trattamenti. I risultati della ricerca, coordinata da Franco Locatelli e finanziata da Fondazione Airc, sono stati da poco pubblicati sulla rivista Nature Medicine: tre bambini hanno ottenuto la remissione completa della malattia e uno ha mostrato miglioramenti significativi.

Sui progressi di cura del cancro infantile, ma anche su come evolvono le associazioni dei genitori, è in programma un convegno martedì prossimo a Roma alla Camera (Aula dei gruppi parlamentari), a cura della Fiagop. Oltre a quello del ministro della Salute, Orazio Schillaci, sono previsti gli interventi di alcuni dei maggiori medici specialisti (riuniti nella Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, Aieop), nonché delle associazioni dei familiari, con la testimonianze di alcuni pazienti guariti e delle loro famiglie.





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