L’appello alla politica è fermare qualsiasi iniziativa che possa anticipare o condizionare le decisioni sul futuro di Kyma Ambiente, almeno fino al Consiglio comunale monotematico del 13 novembre e a un chiarimento definitivo del Comune sulle sorti della partecipata. È la richiesta dei sindacati, che contestano la scelta dell’amministratore unico Gaetano Nacci di avviare il percorso per accedere agli strumenti di regolazione della crisi d’impresa senza che, a loro giudizio, sia stato prima definito e condiviso l’indirizzo del socio unico. «Qualcuno ci deve dire con estrema sincerità quale sia la linea che il Comune intende assumere rispetto al futuro di questa azienda», è il messaggio lanciato dalle organizzazioni sindacali, preoccupate per le conseguenze di una crisi finanziaria che mette a rischio la società, i suoi 450 lavoratori e la gestione pubblica del servizio di igiene urbana.
La vertenza è stata al centro di una conferenza stampa organizzata nella sede della Uil da Fp Cgil, Uiltrasporti, Fit Cisl, Fiadel, Siuls e Nidil Cgil, alla quale erano stati invitati consiglieri comunali, regionali e parlamentari jonici. Numerosi gli esponenti politici presenti: i deputati Dario Iaia (FdI), Francesca Viggiano (Pd) e Patty L’Abbate (M5S), i consiglieri regionali Antonio Scalera, Massimiliano Di Cuia e Giampaolo Vietri e diversi rappresentanti del Consiglio comunale, tra cui Gianni Azzaro, Alexia Serio, Luca Lazzàro, Alfredo Spalluto, Massimiliano Stellato, Rosario Ungaro e Gregorio Stano.
Il confronto istituzionale previsto nel pomeriggio a Palazzo di Città è stato rinviato per un problema di salute del sindaco. La seduta del Consiglio comunale, che avrebbe dovuto affrontare anche la situazione della partecipata, non si è quindi tenuta. Resta fissato al 13 novembre il Consiglio monotematico sulla società, appuntamento sul quale i sindacati puntano per ottenere un indirizzo politico chiaro.
Intanto, l’amministratore unico Nacci ha convocato per lunedì 2 novembre, alle 11, nella sede della direzione aziendale a Paolo VI, una conferenza stampa dal titolo «Operazione verità», la sua verità dopo le denunce dei sindacati.
Al centro della contestazione sindacale c’è la decisione dello stesso Nacci di formalizzare davanti al notaio Giuseppe Palmisano l’avvio del percorso per accedere agli strumenti di regolazione della crisi. La domanda con riserva dovrà essere depositata al Tribunale di Taranto dopo l’assemblea del socio unico, il Comune, convocata in prima seduta il 16 novembre e in seconda il 20 novembre. Non è stata ancora individuata la procedura definitiva: tra le possibilità ci sono il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. La scelta sarà definita con il supporto degli advisor legali e finanziari, sulla base delle valutazioni tecniche e delle decisioni del Comune.
Il nodo politico è capire se l’iniziativa sia stata concordata con il sindaco oppure rappresenti una fuga in avanti dell’amministratore unico. «Il futuro dell’azienda partecipata non si può lasciare nelle mani di un tecnocrate che lavora in totale autonomia e, come è emerso nelle ultime ore, senza neanche sentire la proprietà», attacca Carmelo Sasso, segretario di Uiltrasporti. «C’è un’eccessiva fretta e frenesia nel produrre gli atti. Qualcuno ci deve dire con estrema sincerità quale sia la linea che il Comune intende assumere. Solo un attimo dopo potremo essere messi nelle condizioni di fare il nostro dovere nei confronti dei lavoratori, per la loro protezione».

Sasso contesta anche il blocco degli impianti, che continua a produrre perdite e, a suo giudizio, contraddice l’obiettivo dichiarato di salvaguardare la continuità aziendale. «Quello che invece a noi pare è che tutti gli atti, soprattutto gli ultimi, siano contrari a questo intendimento».
Ancora più netta la posizione di Mimmo Sardelli della Fp Cgil, che chiama direttamente in causa sindaco e maggioranza: «Devono avere il coraggio di dire alla città e ai lavoratori se sono d’accordo con le scelte dell’amministratore unico Nacci». E aggiunge: «La tecnocrazia sta avanzando sulla democrazia. Se il sindaco e la sua maggioranza sono completamente d’accordo con questa linea, allora lo dicano pubblicamente».
Per Sardelli, se l’iniziativa fosse stata assunta senza un’intesa con il primo cittadino, si sarebbe di fronte a «un atto di una gravità inaudita». Da qui la richiesta di revocare l’incarico a Nacci. Il sindacalista teme che il percorso intrapreso possa condurre alla dismissione del patrimonio aziendale e a conseguenze occupazionali pesanti. «Noi diciamo con chiarezza che siamo disposti a trattare fino all’ultimo giorno a tutela non solo delle lavoratrici e dei lavoratori, ma di un patrimonio pubblico di questa città. Non possiamo accettare che venga svenduto».
Sulla necessità di trasparenza insiste anche Gianluca Semitaio della Fit Cisl: «Ci aspettiamo obiettivamente chiarezza, cosa che manca non da oggi, ma da mesi e anni». Il sindacalista ricorda che la vertenza riguarda non soltanto i dipendenti, ma anche i cittadini, trattandosi di un servizio pubblico. «Non abbiamo nessun dato che ci permetta di capire quale sia la soluzione migliore. Anche le scelte più difficili vanno affrontate con coraggio».
Sul fronte politico, Iaia contesta la gestione della partecipata e difende la necessità di mantenerla pubblica. «La situazione è drammatica, non siamo ancora alla fine, ma le scelte che l’amministratore unico sta adottando sono da noi fortemente contestate. Ci troviamo di fronte a un disastro annunciato». Il deputato di FdI ricorda che Kyma Ambiente è interamente di proprietà comunale e sostiene che «deve rimanere pubblica».
Una posizione condivisa dalla consigliera del Pd Alexia Serio, che richiama il programma elettorale sottoscritto dalla maggioranza: «L’idea è quella di lasciare Kyma Ambiente in gestione pubblica e preoccuparci soprattutto della tutela occupazionale, quindi delle 450 famiglie che in questo momento hanno bisogno di risposte». Serio precisa che l’amministratore unico ha avviato un percorso previsto dalle norme, senza però pregiudicare le successive decisioni del Consiglio comunale e l’indirizzo politico della maggioranza.
Di mancanza di confronto parla anche Giampaolo Vietri (FdI): «Non è possibile che il 19 ottobre abbiamo fatto un Consiglio su Kyma Ambiente per chiedere quale fosse il percorso per uscire dalla crisi e non ci sia stato detto assolutamente nulla, mentre dopo qualche giorno l’amministratore unico avvia il procedimento di crisi d’impresa». Vietri chiede che il sindaco chiarisca quanto fosse a conoscenza dell’iniziativa. Sulla stessa linea il pentastellato Gregorio Stano, che sollecita risposte sia dall’amministrazione sia da Nacci sui documenti presentati al notaio.
Francesco Tacente si schiera con i lavoratori e con i sindacati, chiedendo che l’azienda resti pubblica. «Il socio unico si riprenda le responsabilità della gestione e di una visione strategica che ad oggi non ci è stata neanche detta». Per il consigliere occorre un confronto sui documenti e sui bilanci, ancora non consegnati, per individuare una soluzione che valorizzi il personale e gli asset aziendali.

I numeri restituiscono la dimensione della crisi: il progetto di bilancio 2025 registra una perdita di circa 12,81 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per circa 36 milioni, anche per effetto della svalutazione degli impianti. Il Comune deve individuare risorse per evitare che la crisi sfoci nella liquidazione, ma i 5 milioni accantonati non sarebbero sufficienti a coprire l’esposizione verso creditori ed Erario.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi alla politica di sospendere qualsiasi ulteriore iniziativa sul percorso di crisi d’impresa fino a quando non sarà chiarita la posizione del socio unico. Il 10 novembre resta confermato lo sciopero, dopo il mancato accordo in Prefettura. Il Consiglio comunale monotematico del 13 novembre dovrà consentire un confronto sulle alternative e sulle prospettive della partecipata. I lavoratori aspettano risposte, mentre il pericolo che la voragine finanziaria si traduca in liquidazione, perdita di posti di lavoro e privatizzazione del servizio diventa sempre più concreto.
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