L’Umbria è la regione italiana in cui le famiglie hanno il debito medio più elevato per il credito al consumo, confermando la situazione di difficoltà economica delle famiglie nel fare fronte alle rate e agli impegni finanziari assunti. Per porre un argine e aiutare le famiglie più in difficoltà la Regione Umbria ha approvato un programma di sostegno destinato alle persone in condizioni di grave esposizione debitoria, mettendo a disposizione 120mila euro nel triennio 2026-2028.
La misura concretizza la convenzione con la Fondazione Umbria per la prevenzione dell’usura, guidata da Fausto Cardella, e punta a offrire un aiuto concreto a chi si trova in una situazione di sovraindebitamento. L’obiettivo è intervenire prima che le difficoltà economiche diventino insostenibili e che la necessità di reperire denaro spinga le persone a esporsi al rischio di ricorrere a canali illegali.
Il peso dei prestiti sulle famiglie umbre
Secondo uno studio della Cgia di Mestre, elaborata sulla base dei dati di Banca d’Italia e Istat, nel 2025 il debito medio delle famiglie umbre per il credito al consumo ha raggiunto i 7.514 euro, a fronte di una media nazionale di 6.657 euro. Si tratta del valore più alto tra le regioni italiane, con un aumento del 5,1% rispetto al 2024, superiore anche alla crescita registrata a livello nazionale, pari al 4,9%.
Nell’arco di un anno, l’esposizione complessiva delle famiglie umbre verso banche e finanziarie è passata da 2 miliardi e 777,4 milioni a 2 miliardi e 919,8 milioni di euro. Un incremento di 142,4 milioni che conferma la crescita del ricorso ai finanziamenti destinati all’acquisto di beni, ai prestiti personali e alle altre forme di credito utilizzate anche per rispondere a esigenze di liquidità. In provincia di Perugia il debito medio per famiglia è arrivato a 7.677 euro, con un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Nel Ternano la media si attesta invece a 7.062 euro, in crescita del 4%. In entrambi i territori l’esposizione è aumentata, seppure con intensità differenti.
Il ricorso al credito, naturalmente, non equivale di per sé a una situazione di sovraindebitamento. Il problema emerge quando il peso delle rate e degli altri obblighi economici diventa incompatibile con le risorse disponibili, mettendo a rischio la capacità di sostenere le spese quotidiane e i bisogni essenziali della famiglia.
Tre anni di aiuti, contributi fino a 5mila euro
In questi casi interviene il progetto “Tutela del sovraindebitamento” della Regione con uno stanziamento complessivo di 120 mila euro pari a 40 mila euro annui nel triennio 2026/28. I contributi saranno a fondo perduto e potranno variare da un minimo di mille a un massimo di cinquemila euro. La gestione delle risorse è affidata alla Fondazione Umbria per la prevenzione dell’usura, che curerà la pubblicazione degli avvisi annuali, la valutazione delle domande e l’erogazione dei finanziamenti. Il sostegno è rivolto alle persone fisiche residenti in Umbria che si trovano nelle condizioni previste dalla normativa sul sovraindebitamento e che abbiano ottenuto il provvedimento del tribunale richiesto dalla procedura, fatte salve le eccezioni previste dalla legislazione regionale per agevolare l’accesso alla misura nei casi consentiti.
Non si tratta, quindi, di un contributo generalizzato per chiunque abbia contratto un prestito, ma di un intervento destinato a situazioni che rispondono a specifici requisiti. Sono inoltre previste esclusioni, tra cui quelle relative a persone condannate per usura o estorsione e a chi abbia già ricevuto contributi analoghi nello stesso anno.
La priorità alle famiglie più fragili
Nella formazione della graduatoria saranno considerate la situazione economica complessiva del nucleo familiare e le condizioni personali dei richiedenti. Una priorità maggiore è prevista per chi è disoccupato o vive con un coniuge o convivente privo di lavoro. Ulteriori elementi di valutazione riguardano la presenza di figli minorenni, persone con disabilità o patologie invalidanti e un Isee non superiore a 20mila euro.
Particolare attenzione sarà riservata anche alla natura dei debiti accumulati, soprattutto quando riguardano esigenze essenziali. Tra le situazioni considerate rientrano gli arretrati per l’affitto, le rate del mutuo relativo alla prima casa, le utenze domestiche e le spese mediche e scolastiche.
Sono previsti punteggi aggiuntivi anche per chi presenta debiti con il fisco o con gli enti previdenziali e per i nuclei familiari che non possiedono altri immobili oltre all’abitazione in cui vivono.
La finalità è concentrare le risorse disponibili sulle persone che, oltre a essere gravate dai debiti, devono fare i conti con condizioni economiche e familiari che rendono più difficile recuperare un equilibrio finanziario.
Dal credito all’emergenza sociale
L’aumento del costo della vita, le spese impreviste e la riduzione del potere d’acquisto possono contribuire a rendere più difficile la gestione dei bilanci familiari. In questo scenario, il credito al consumo può rappresentare una risorsa per affrontare una necessità immediata, ma un accumulo di obblighi finanziari non più sostenibili rischia di trasformarsi in un problema duraturo.
La crescita dell’indebitamento medio registrata in Umbria e l’intervento regionale contro il sovraindebitamento descrivono due aspetti distinti, ma collegati, della fragilità economica delle famiglie: da una parte l’aumento del ricorso ai finanziamenti, dall’altra la necessità di offrire una via d’uscita a chi non riesce più a rispettare gli impegni assunti.
I 120mila euro stanziati nel triennio rappresentano una misura circoscritta, con risorse e requisiti definiti. Il suo obiettivo è tuttavia rilevante: evitare che una condizione di difficoltà finanziaria si trasformi in esclusione sociale e che, in assenza di alternative, le persone più esposte finiscano nelle mani degli usurai. Un intervento che punta a restituire margini di stabilità a chi si trova in difficoltà e a prevenire conseguenze che possono andare ben oltre il bilancio della singola famiglia.
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