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Il primo giorno di Grandi Langhe e il futuro della manifestazione  – Torino Oggi

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Ha preso il via alle OGR la vetrina del vino piemontese. E, al termine della giornata, abbiamo fatto il punto con il presidente Sergio Germano, dal maggio 2024 alla guida dell’Ente.

Per comprendere come l’evento Grandi Langhe sia sulla buona strada per confermare e probabilmente superare il già notevole successo delle passate edizioni torinesi, era sufficiente oggi, in un’ora qualsiasi dell’apertura, percorrere una qualsiasi delle tre sale dove i produttori presentavano i loro vini. Dall’alto numero dei presenti, dall’intenso affollamento dei banchetti e dal rimbombo delle voci in cui si intrecciavano spiegazioni e considerazioni sugli assaggi trapelava tutto l’interesse che l’evento in questione stava suscitando tra gli appassionati del mondo del vino. E, per comprendere le ragioni di questo interesse abbiamo posto qualche domanda a Sergio Germano, presidente del Consorzio del Barolo e del Barbaresco che di Grandi Langhe è il primo protagonista 

Inutile chiederle se la manifestazione sta procedendo bene. Basta guardarsi intorno. 

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Indubbiamente mi sembra che in questa prima giornata di Grandi Langhe ci sia un gran fermento intorno al vino piemontese. Io però sono abituato a fare i bilanci alla fine, perché è solo uno sguardo complessivo che ci consentirà di capire come sono andate davvero le cose. Devo dire però che la partenza ha consentito di toccare con mano un grande entusiasmo sia da parte dei produttori che dei consumatori. Credo dunque che si possa dire che il potenziale c’è tutto e che lo stiamo toccando con mano“.  

Grandi Langhe alle OGR di Torino è ormai una manifestazione consolidata. Quali sono le novità di questa edizione? 

Direi che la vera novità è la sala che, gestita dai sommelier dell’AIS, ha consentito ai giornalisti di poter procedere in uno spazio appartato agli assaggi di vini piemontesi scelti da una carta di quasi 1000 etichette. Un’opportunità che è stata accolta con grande favore, contribuendo a degustazioni appartate e portate avanti con sistematicità, oltre che in modo da contribuire  a far conoscere in seguito al meglio i nostri vini al grande pubblico. Non mancano ovviamente aggiustamenti da fare, ma la bontà del progetto mi sembra fin da ora indiscutibile“.  

Una novità evidente è rappresentata dall’allargamento di Grandi Langhe a evento capace di rappresentare i vini di tutto il Piemonte. Qual è la prospettiva che ha animato questa scelta? 

Io, essendo un tipo che ama il gioco di squadra, ho proposto fin dall’inizio della mia presidenza questo allargamento. Presentare l’intero territorio del vino piemontese come una realtà unita e capace di fare sinergia, credo sia una carta da giocare a vantaggio di tutti. È del tutto inutile puntare su un unico territorio quando a fare la nostra ricchezza sono anche la varietà e la qualità del vino dell’intera regione. Dare una prima forma a questa sinergia in questa edizione di Grandi Langhe credo possa essere un buon inizio, da sviluppare in seguito in modo ancora più organico”

Quali sono i progetti del consorzio del Barolo e del Barbaresco per il futuro? 

Intanto dobbiamo continuare, tenendo i piedi per terra, a gestire le denominazioni, adeguandole a quelli che sono i cambiamenti in atto, sia sul piano climatico che su quello politico. Una grande attenzione poi la stiamo riservando anche all’etica del lavoro, con l’intento di dimostrare che il nostro prodotto è sempre più sostenibile e del tutto in linea con la giustizia sociale. Un grande impegno infine lo siamo mettendo nel far conoscere anche all’estero i nostri prodotti: e al riguardo mi limito a citare il Barolo Barbaresco World Opening che facciamo ormai da quattro anni. Con 150 produttori siamo già stati a due volte New York, una volta in Cina e una volta a Los Angeles. Quest’anno saremo a Austin in Texas e l’anno prossimo in Canada. L’intento è quello di presentare i nostri prodotti, ovviamente per farli apprezzare ovunque, ma anche di indurre pubblico e giornalisti a venirci a trovare, favorendo così lo sviluppo sul territorio di un enoturismo di qualità. E, in tutte queste presentazioni all’estero siamo supportati anche dalla Barolo Barbaresco Academy che è una sorta di Masterclass itinerante impegnata a spiegare i nostri vini in una prospettiva mirata a far comprendere a operatori del settore e comunicatori la peculiarità dei nostri prodotti e del nostro territorio“.





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