#Finsubito news – Povertà e Legge di Bilancio, le proteste (e le proposte) di Terzo settore, studiosi e associazioni


di
Paolo Foschini

Cinque milioni e mezzo di poveri «alimentari» in Italia. Eppure nei 157 articoli della legge di Bilancio la parola «povertà» compare solo una volta, tra misure che dichiarano di sostenere il ceto medio mentre per chi non ha nulla non è previsto nulla. Tutte le critiche di «Alleanza contro la povertà» e «Azione contro la fame». Ma migliorare si può, dicono: ecco come

La parola «povertà» compare una sola volta, nei 157 articoli del disegno di legge di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri. E riguarda la povertà educativa e il relativo Fondo, prorogato fino al 2029: una buona notizia, che però non basta a rompere il «silenzio assordante del governo sulla povertà assoluta che attanaglia il nostro Paese». A farlo notare è Alleanza contro la povertà ricordando i «5,4 milioni di persone, tra cui oltre un milione di minori secondo gli ultimi dati Istat, che la manovra ignora».
È lo stesso dato da cui parte anche «Azione contro la fame» nel suo Atlante della fame in Italia 2026, in cui unisce i microdati Istat Eu-Silc  a 120 interviste realizzate con Ipsos Doxa a famiglie di Milano, Napoli e Bari.

I punti critici della Legge di Bilancio segnalati dall’Alleanza, in attesa che l’iter parlamentare faccia i suo corso da qui a fine anno, sono numerosi e partono da una domanda centrale sintetizzata dal portavoce Antonio Russo: «Quanto delle risorse previste raggiungerà effettivamente chi vive in povertà assoluta?».  Segue elenco.
Sull’assegno di inclusione «mancano nel testo della manovra interventi espressamente dedicati e restano irrisolti problemi fondamentali, come i requisiti di accesso che escludono una parte delle persone in povertà assoluta».
Agevolazioni fiscali: la riduzione dell’aliquota Irpef al 33% sui redditi compresi tra 50mila e 55mila euro e una tassazione agevolata degli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali sono «misure che possono alleggerire il carico fiscale di una parte dei lavoratori, ma non raggiungono chi non ha un reddito imponibile sufficiente per beneficiarne: in altre parole i più poveri. La carta da 300 euro per spesa e prestazioni sanitarie è destinata solo agli over 75 e lascia fuori i «poveri assoluti» al di sotto di quel tetto. Il tema casa: la cedolare secca al 5% per gli affitti, che scende all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni, è un «incentivo fiscale per i proprietari ma non aiuta chi fa fatica a pagare il canone né serve a prevenire gli sfratti». Secondo i dati Istat 2024, il 22,1% delle famiglie in affitto viveva in povertà assoluta, contro il 4,7% delle famiglie proprietarie dell’abitazione. Ancora: «Per gli enti locali aumentano i costi ma non le risorse», con evidente rischio di riduzione dei servizi. Proposte? 
«È necessario – spiega il portavoce di Alleanza contro la povertà – che il confronto parlamentare non trascuri le condizioni delle persone che vivono in povertà assoluta. Chiediamo quindi di intervenire sui nodi ancora aperti del sistema nazionale di contrasto alla povertà: ampliare l’accesso alle misure di sostegno al reddito, tutelare i lavoratori poveri, rafforzare i servizi sociali territoriali e garantire risposte strutturali all’emergenza abitativa. Non possiamo accettare che la povertà sia una parola assente nella legge di Bilancio del nostro Paese e chiediamo che il governo – conclude Russo – si assuma la responsabilità politica, economica e sociale di dedicarvi un’attenzione specifica».




















































Analoga l’analisi di Azione contro la fame: «Occorre intervenire sulle cause strutturali della povertà nonché del disagio sociale oggi sempre più evidente». Come? Riprendendo le Raccomandazioni per la manovra di bilancio 2027 diffuse già prima che la legge arrivasse in vista dell’Aula: politiche che favoriscano l’occupabilità delle famiglie in Italia tramite i servizi per l’infanzia, l’accesso universale alle mense scolastiche e politiche attive del lavoro potenziate per i soggetti più vulnerabili, al fine di garantire un accesso equo a un’alimentazione sana e adeguata e promuovere l’autonomia delle famiglie nel lungo periodo. 
«La lotta alla povertà alimentare in Italia – dice Giulia Carlini, coordinatrice advocacy di Azione Contro la Fame – richiede misure che rispondano non solo a bisogni immediati, ma che mirino a risolverne le cause strutturali e costruire percorsi verso l’autonomia delle famiglie. In Italia la quota di famiglie che non dispone di denaro sufficiente per il cibo necessario è del 2,8% a livello nazionale ma sale al 3,9% al Sud Italia. Le azioni che incidono su salari bassi, precarietà lavorativa e difficoltà di conciliare vita e lavoro rappresentano elementi chiave nel contrasto alla povertà alimentare, per questo riteniamo indispensabile un’azione congiunta da parte delle istituzioni nell’assicurare risposte strutturali».

Le proposte di Azione Contro la Fame: alzare a 5 mila euro la quota di reddito da lavoro non considerata ai fini del calcolo dell’Assegno di inclusione per il nucleo familiare, in caso di avvio di un’attività lavorativa durante l’erogazione del beneficio; assicurare fondi strutturali per il finanziamento continuativo del Programma Gol (garanzia occupabilità lavorativa) oltre la scadenza del Pnrr prevista il prossimo 31 dicembre.

Inoltre: garantire fondi strutturali per la costruzione di mense scolastiche, aumentare la dotazione del Fondo povertà alimentare a cuola, attivare la sugar tax introdotta dalla Legge di Bilancio 2020 ma non ancora entrata in vigore estendendola ai prodotti zuccherati solidi, estendere i benefici della Carta «Dedicata a te» alle famiglie monogenitoriali con un figlio o una figlia a carico, allungare i termini di attivazione della Carta permettendo di effettuare il primo acquisto entro marzo 2027.

4 novembre 2026


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