#Finsubito news – lo sconto pieno va a chi sta più in alto


Avvocato, direttore responsabile del giornale “La Legge per Tutti”, autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all’università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l’Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo “Tempo e Denaro” tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d’Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers.
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Taglio Irpef 2027: 500 euro «da 55mila euro a salire». In quelle due parole c’è chi guadagna il doppio del ceto medio e incassa di più.

Nella descrizione del nuovo taglio Irpef ci sono due parole che passano quasi inosservate: «a salire». Il risparmio, si legge, cresce da 100 euro per chi ha 51mila euro di reddito fino a 500 euro da 55mila euro a salire. Paola, capoturno in un’azienda meccanica di Brescia, ha un reddito di 52mila euro e nel 2027 risparmierà 200 euro. Il direttore dello stabilimento, con 140mila euro, ne risparmierà 500.

La misura è stata pensata per chi sta tra 50 e 55mila euro, ma il vantaggio intero lo prende chi sta sopra. Non c’è niente di nascosto o di irregolare: è come funziona l’

Irpef quando si sposta uno scalino. E proprio per questo vale la pena guardare lo scalino da vicino.

Cosa cambia per l’Irpef nel 2027?

Dal 1° gennaio 2027 uno scalino si sposta di cinquemila euro più in alto.

L’Irpef è un’imposta a scaglioni

, e gli scaglioni funzionano come i gradini di una scala. Ogni euro di reddito paga l’aliquota del gradino su cui sta, non quella del gradino più alto raggiunto. Chi guadagna 60mila euro non paga il 43% su tutto: paga il 23% sui primi euro, il 33% su quelli di mezzo, il 43% solo sugli ultimi.

Oggi i gradini sono tre. Fino a 28mila euro l’aliquota è del 23%, da 28mila a 50mila euro del 33%, oltre i 50mila del 43%. Il Ddl di Bilancio 2027 allunga il secondo gradino fino a 55mila euro: l’aliquota più alta, quella del 43%, scatterà solo da lì in poi.

La misura costa 1,2 miliardi e vale per un anno solo, il 2027. Per renderla stabile servirà un’altra legge.

È l’ultimo pezzo di una serie. Prima ci sono stati gli interventi sul

cuneo fiscale, cioè sulla differenza tra quanto costa un lavoratore all’azienda e quanto gli arriva in busta paga. Poi il passaggio da quattro a tre aliquote, prima per un anno e poi in modo definitivo, con l’unificazione del primo scaglione fino a 28mila euro. Infine, con la manovra 2026, la seconda aliquota è scesa dal 35% al 33%.

Come si calcola il risparmio Irpef con il secondo scaglione a 55mila euro?

Tra il vecchio gradino e quello nuovo ci sono dieci punti: i redditi tra 50 e 55mila euro, che oggi pagano il 43%, dal 2027 pagheranno il 33%. Su ogni mille euro di quella fascia il risparmio è di 100 euro.

Il conto, per chi ha un reddito imponibile in quella zona, viene così:

  1. con 51mila euro, si risparmiano 100 euro all’anno;
  2. con 52mila euro, 200 euro;
  3. con 53mila euro, 300 euro;
  4. con 54mila euro, 400 euro;
  5. con 55mila euro o più, 500 euro.

Il reddito di cui si parla è quello imponibile, cioè quello su cui si calcola l’imposta dopo aver tolto i contributi previdenziali, non la retribuzione lorda scritta nel contratto.

In busta paga il vantaggio si vede poco. Per un lavoratore dipendente i 500 euro vengono distribuiti su 13 mensilità, e fanno al massimo 38,5 euro al mese. A Paola, con i suoi 200 euro, arrivano poco più di 15 euro al mese.

Quanti contribuenti hanno il taglio Irpef al 33%?

Secondo le statistiche fiscali, tra 50 e 55mila euro di reddito ci sono circa

603mila contribuenti. Sono loro, sulla carta, i destinatari della misura.

Lo scalino, però, si sposta per tutti quelli che ci passano sopra. Chi guadagna 80mila euro attraversa anche lui la fascia tra 50 e 55mila, e su quei cinquemila euro pagherà il 33% invece del 43%. Lo stesso per chi ne guadagna 140mila, o 190mila.

Per questo la platea potenziale arriva a 3,3 milioni di persone: tutti quelli che superano i 50mila euro di reddito. Facendo la sottrazione, circa 2,7 milioni stanno sopra i 55mila e prendono il risparmio pieno, 500 euro. I 603mila della fascia di mezzo prendono una parte, da pochi euro a quasi 500.

Voglio dire: la misura nata per il ceto medio dà la cifra intera a chi sta sopra il ceto medio, e una frazione a chi ci sta dentro.

Il taglio Irpef conviene di più a chi guadagna di più?

In euro, sì. Ma la domanda giusta è un’altra: quanto pesa quel risparmio sul reddito di ciascuno.

A 55mila euro i 500 euro sono lo 0,91% del reddito, ed è il punto in cui la misura rende di più. Salendo, il peso si riduce: a 110mila euro i 500 euro valgono lo 0,45%, a 200mila lo 0,25%. È il trascinamento di cui si diceva, che continua verso l’alto ma con un effetto sempre più leggero.

Scendendo, però, succede una cosa curiosa. Paola, a 52mila euro, risparmia 200 euro: lo 0,38% del suo reddito. Meno, in proporzione, di chi guadagna più del doppio di lei. Giuro.

Lo so che è la progressività a funzionare così, e che non c’è un errore nel meccanismo. Appunto: proprio perché il meccanismo è noto, scegliere quale scalino spostare vuol dire scegliere chi prende di più.

Cosa succede a chi ha un reddito sopra i 200mila euro?

Con la manovra 2026, quando la seconda aliquota è scesa dal 35% al 33%, il risparmio massimo era di 440 euro. Per chi supera i 200mila euro di reddito quel vantaggio è stato annullato: le detrazioni spettanti per alcuni tipi di spesa sono state ridotte di 440 euro, esattamente la cifra regalata dall’aliquota.

Si chiama sterilizzazione, e il nome rende bene l’idea. Un professionista con 250mila euro di reddito ha avuto lo sconto sull’aliquota e, nella stessa dichiarazione, uno sconto più piccolo sulle spese che poteva detrarre. Il saldo è zero.

Per il nuovo taglio non si sa ancora se la scelta sarà la stessa. Lo chiarirà la versione definitiva del Ddl di Bilancio. Se la sterilizzazione verrà ripetuta, i 500 euro si fermeranno sotto i 200mila euro; se no, arriveranno anche a chi sta molto più in alto.

Quanto si paga di Irpef con 55mila euro di reddito?

Il caso dei 55mila euro aiuta a vedere tutta la scala insieme, prima e dopo.

Nel 2022 c’erano quattro gradini: 23% fino a 15mila euro, 25% fino a 28mila, 35% fino a 50mila, 43% oltre. Con 55mila euro di reddito l’Irpef lorda era di 16.550 euro, senza contare le detrazioni per lavoro dipendente o pensione.

Nel 2027, con tre gradini e il secondo allungato fino a 55mila euro, lo stesso reddito paga 6.440 euro sui primi 28mila e 8.910 euro sui successivi 27mila. In tutto 15.350 euro.

La differenza è di 1.200 euro all’anno, circa 100 euro al mese su dodici mensilità. Anche questo conto lascia fuori le detrazioni e la detassazione dei premi di produttività

, che per chi li riceve è un capitolo a parte.

Sono 1.200 euro messi insieme in quattro anni, un pezzo alla volta. Gli ultimi 500, quelli del 2027, sono anche gli unici con una data di scadenza.

Quali agevolazioni Irpef ci sono per i terreni agricoli nel 2027?

Luigi è un coltivatore diretto in Umbria: lavora i suoi campi con il figlio e un trattore che ha vent’anni. Sui terreni dichiara redditi dominicali e agrari per 13mila euro.

Il reddito dominicale e il reddito agrario non sono soldi incassati. Sono redditi calcolati dal catasto: il primo spetta a chi possiede il terreno, il secondo a chi lo coltiva. Il fisco li tassa anche se il raccolto è andato male.

Per i coltivatori diretti

e gli imprenditori agricoli professionali, cioè chi dedica all’agricoltura almeno metà del proprio tempo di lavoro e ne ricava almeno metà del reddito, c’è un’agevolazione che resterà in vigore anche nel 2027. Funziona così:

  1. fino a 10mila euro di redditi dominicali e agrari, esenzione totale;
  2. tra 10mila e 15mila euro, riduzione del 50%.

Luigi, con 13mila euro, non paga niente sui primi 10mila. Sui 3mila successivi l’imponibile si dimezza: entrano nel calcolo dell’Irpef solo 1.500 euro.

Chi guadagna davvero dal taglio dell’Irpef nel 2027?

Torniamo alle due parole, «a salire», e allo scalino che si sposta.

Il racconto della misura parla di ceto medio, e i 603mila contribuenti tra 50 e 55mila euro sono il suo volto. Io la leggo in un altro modo. Il nuovo secondo scaglione non è un aiuto a chi sta tra 50 e 55mila euro, ma un aiuto a chiunque passi di lì, e da lì passano tutti quelli che guadagnano di più.

Non lo dico per dire che sia ingiusto. Lo dico perché sono numeri che il dibattito sulla manovra non mette quasi mai uno accanto all’altro: 200 euro a Paola, 500 al direttore, lo 0,38% contro lo 0,45%.

Ogni mattina, a Brescia, Paola timbra il cartellino alle sei, controlla la linea, firma i fogli del turno, e il suo reddito si ferma due gradini sotto il punto in cui la riforma comincia a rendere davvero, mentre il direttore entra alle nove e quel punto l’ha già superato da un pezzo, senza accorgersene.

Lo scalino è salito di cinquemila euro. Chi stava sopra non ha dovuto muoversi.

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