Un’aria nuova soffia su San Martino in Campo, dove ieri è stato svelato un progetto che promette di cambiare il modo di produrre e utilizzare l’energia in Umbria. CNA, Confcommercio e Confcooperative hanno scelto di unire le forze per dar vita a una comunità energetica che coinvolgerà l’intero territorio regionale, puntando sulla collaborazione tra cittadini, imprese e istituzioni.
Un modello condiviso per abbattere i costi
Nel panorama nazionale, molte comunità energetiche restano ancora sulla carta, bloccate da costi di gestione che mettono in ginocchio soprattutto le realtà più contenute.
In Umbria, invece, si punta a ribaltare lo schema: niente esperimenti isolati, ma una regia comune capace di distribuire risorse, competenze e benefici lungo tutto il territorio. Una scelta strategica, che prova a trasformare un ostacolo diffuso in un punto di forza, mettendo in campo una struttura coordinata capace di reggere l’urto delle difficoltà operative.
I numeri delle comunità energetiche in Italia
Le comunità energetiche continuano a moltiplicarsi lungo lo Stivale, cavalcando un trend in forte accelerazione. Nonostante l’entusiasmo, la distanza tra l’idea e la sua realizzazione resta ampia: molte iniziative faticano ad andare oltre la fase progettuale. A trainare il movimento sono soprattutto Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia, dove si concentra quasi la metà dei progetti registrati. L’Umbria, pur con numeri più contenuti, si segnala per la vivacità con cui sta testando nuove formule, in una corsa tutta locale verso un modello energetico più partecipato e autonomo.
La rete che prenderà forma in Umbria
La presentazione ufficiale è avvenuta a San Martino in Campo, cornice scelta per lanciare un’iniziativa che promette di rimescolare le carte nel settore energetico umbro. I promotori lo descrivono come “un progetto ambizioso che può contare su grossi incentivi economici ma che presenta anche molte complessità. Però una Cer regionale ha l’indubbio vantaggio di contenere i costi di gestione”.
L’invito a prendere parte a questa rete diffusa è esteso a imprese di ogni settore, singoli cittadini, enti pubblici e religiosi, associazioni e soggetti del terzo settore. L’infrastruttura si articolerà in almeno dieci impianti distribuiti sul territorio, ciascuno con una capacità produttiva da un megawatt. Al centro del sistema, le cosiddette configurazioni locali, collegate alle cabine primarie della rete elettrica: saranno loro a occuparsi della gestione delle relazioni energetiche tra chi produce, chi consuma e chi fa entrambe le cose. Una struttura a maglie larghe, pensata per adattarsi ai diversi volti dell’Umbria senza perdere coesione.
I promotori e le prospettive future
Quindici studi di fattibilità sono già stati messi nero su bianco, uno per ciascuna delle comunità energetiche locali che potrebbero nascere nei prossimi mesi. Un lavoro di preparazione accurato, sostenuto dalla Camera di Commercio dell’Umbria che, attraverso le parole del presidente Giorgio Mencaroni e del segretario Federico Sisti, ha annunciato un nuovo bando destinato ad accompagnare le prime fasi dei progetti, soprattutto laddove le condizioni territoriali richiedano un supporto aggiuntivo.
“Stiamo scommettendo su una Cer regionale”, ha dichiarato Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, “come una grande opportunità grazie alla risorse pubbliche di cui potranno beneficiare le imprese umbre, sia che partecipino come produttori che come consumatori dell’energia”.
“Per realizzare la Cer”, ha affermato Stefano Lupi di Confcommercio Umbria, “è necessario fare sistema tra imprese, cittadini, enti vari. Per questo nel suo regolamento abbiamo previsto norme che garantiscano una sinergia concreta tra i partecipanti, lasciando libera ciascuna configurazione locale di decidere la destinazione degli incentivi che arriveranno”.
Il quadro normativo rinnovato consente oggi configurazioni energetiche che prediligono il consumo vicino al luogo di produzione. Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nei Comuni con meno di 5.000 abitanti potranno essere finanziati impianti con contributi a fondo perduto fino al 40%, cui si aggiunge una tariffa dedicata, valida per vent’anni, legata all’energia condivisa all’interno della comunità.
Le prossime tappe saranno decisive: si partirà dall’individuazione delle aree adatte alla realizzazione degli impianti, per poi passare alla definizione dei partenariati locali e all’accesso ai finanziamenti pubblici messi a disposizione sia a livello regionale che nazionale.
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