Dazi, anche il mondo economico a Nord Est è in subbuglio all’indomani dell’ufficializzazione delle tariffe da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma quali sono i comparti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia che rischiano maggiormente con l’entrata in vigore dei dazi? Ecco la voce degli imprenditori nei diversi comparti.
Brussi (Gruppo Danieli): «Per chi acquista sarà come una patrimoniale»
Alessandro Brussi legge la situazione senza allarmi. La premessa del presidente del gruppo Danieli, «è che siamo di fronte a una scelta meditata». Il riferimento è alla cura con cui l’amministrazione Trump ha costruito l’agenda dei dazi, «che variano per percentuale e date di applicazione, alla base c’è uno studio approfondito. Chi lo ha fatto ha ben chiari gli effetti sull’economia statunitense e sugli esportatori».
«C’è differenza tra chi acquista materie prime, con un maggior prezzo che si trascinerà fino all’utente finale, mentre chi acquista beni, come gli impianti Danieli, si troverà davanti a un maggior costo dell’investimento. Di fatto una patrimoniale». È preoccupato? «Vedremo come il sistema verrà applicato. Qualcuno, via class action negli Usa, cercherà di ottenere esenzioni. Noi faremo il nostro lavoro cercando di essere più trasparenti possibile, in modo che il dazio non resti sulle nostre spalle».(Marco Ballico)
Visentin (Federmeccanica): «Scenario preoccupante con automotive in crisi»
«Lo scenario che si sta delineando è preoccupante anche per la recrudescenza di tensione e conflitto che si porta dietro – commenta Federico Visentin, presidente Federmeccanica –. Già i primi annunci minacciosi di applicazione delle tariffe da parte del presidente Usa avevano sortito un primo effetto negativo, quello di fermare ordini e investimenti». Il settore della metalmeccanica è da molti trimestri in difficoltà, appesantito dalla crisi dell’automotive.
«La decisione avrà conseguenze importanti su tutta la filiera della componentistica – aggiunge l’imprenditore vicentino –. Una guerra combattuta a suon di dazi fa male a tutti, perché porta ad un aumento dei prezzi per imprese e cittadini di tutti i Paesi coinvolti, nessuno escluso. Per questo spero che l’Unione Europea rifletta bene rispetto ad una controffensiva che si ponga sullo stesso livello». (Nicola Brillo)
Pizzocaro (Federazione della moda Veneto): «Puntiamo sulla qualità ma sarà molto dura»
« C’è preoccupazione per il nostro settore, i dazi decisi da Trump impatteranno sicuramente nelle esportazioni delle nostre imprese venete della moda – spiega Katia Pizzocaro, presidente Federazione della Moda di Confartigianato Veneto –. Mi sono già confrontata con alcuni imprenditori, c’è chi è più fortunato e nel corso degli anni ha diversificato le destinazioni, chi invece ha negli Usa il principale sbocco, specie nel settore tessile. La decisione si somma alla grande quantità di fattori che hanno condizionato negativamente le economie delle imprese di questi ultimi anni. È l’ennesima sfida che il settore di moda e calzature veneto dovrà affrontare».
La parola d’ordine è cercare nuovi mercati di sbocco. «Ma non è semplice, l’Italia e l’Europa faticano un po’. Ci auguriamo che i nostri prodotti di qualità e molto apprezzati all’estero convincano i consumatori americani a pagarli qualcosa in più». (Nicola Brillo)
Scarpa (Biofarma): «Aziende preservate perché già negli States»
I prodotti farmaceutici esclusi dai dazi in base alle regole che continuano a prevederne la libera circolazione? I sospiri di sollievo, per Germano Scarpa, sono prematuri. «Siamo di fronte – dichiara il presidente di Biofarma – a un qui pro quo. A preservare le aziende del nostro settore dall’impatto diretto dei dazi è in primis il fatto che sono già fortemente insediate negli Usa».
I dazi, in ogni caso, non resteranno senza effetti: «Anche Biofarma – spiega ancora il presidente del gruppo friulano – è presente negli Usa e sappiamo già che subiremo un sensibile rincaro dei costi delle materie prime importate dall’Europa: stimiamo un sovrapprezzo di circa 10 milioni, pari al 15% degli attuali costi di fornitura». Ma i timori vanno oltre ai confini del comparto: «Il mondo si sta richiudendo, ogni continente dentro ai propri confini. Dal punto di vista geopolitico un pessimo segnale, e dal punto di vista economico saranno le Pmi a pagare il conto più duro». (Riccardo De Toma)
Marangon (Gruppo orafi Veneto): «Listini verso l’aumento, preziosi meno appetibili»
«I dazi sono un ulteriore problema che si somma al prezzo dell’oro, che da due anni ha raddoppiato il valore – commenta Piero Marangon, presidente Gruppo Orafi Confartigianato Imprese Veneto – , il comparto è in tensione. Gli Usa sono un mercato importante per il nostro settore, ora dovremmo rimodulare i listini e i nostri prodotti saranno meno appetibili per i consumatori. Calcoliamo il 27% in più, anche per le spedizioni. Siamo presenti in tutti i livelli del mercato americano, molto dinamico. Abbiamo la grande distribuzione, i 14 carati, i 10 carati, i 18 carati, la distribuzione più selezionata e il mercato del brandizzato».
Molte aziende venete hanno fatto nel corso degli anni investimenti nel Paese, aprendo sedi e reti distributive. «Ora ci poniamo il problema se continuare a mantenere queste strutture sul mercato che fine a ieri sembrava dare garanzie. Gli Usa stanno diventando come i Paesi del Sudamerica, dove cambiano le regole in una notte». (Nicola Brillo)
Snaidero (Cluster Arredo Fvg): «Rischio per i prodotti più economici»
Il mercato statunitense lo scorso anno è stato il principale mercato di sbocco dell’arredo del Friuli Venezia Giulia, per la prima volta nella storia. Un trend positivo che compensava i rallentamenti in mercati tradizionalmente forti, come Francia e Germania.
«È fondamentale distinguere tra i diversi segmenti del comparto – osserva il presidente del Cluster Arredo Fvg, Edi Snaidero –. Nel settore della componentistica, l’incremento dei dazi potrebbe influenzare le decisioni degli uffici acquisti americani, spostando le scelte verso fornitori alternativi. Il rischio è elevato, soprattutto per i prodotti più facilmente sostituibili ed economici. Diverso il discorso per l’arredo di fascia alta e il made in Italy, inimitabile per design e identità: questo segmento è più protetto, poiché meno replicabile rispetto ai prodotti di fascia bassa, più esposti alla concorrenza». Per Snaidero «il comparto deve prepararsi a gestire il cambiamento, cercando soluzioni. Cerchiamo di adottare strategie concrete». (Riccardo De Toma)
Figelj (Coldiretti – vini): «Ormai il danno è fatto, annata compromessa»
«Nell’immediato, purtroppo, il danno è ormai già fatto – osserva Martin Figelj, vignaiolo del Collio e presidente regionale della Coldiretti – e non c’è solo l’inevitabile contrazione del mercato. Pensiamo, ad esempio, all’impatto sotto il profilo logistico: abbiamo merce che è ferma già da un mese nei porti, dove resterà ancora per settimane. Per il settore agricolo ovviamente si pone la questione dei prodotti deperibili, che non possono restare fermi a lungo».
Quanto ai vini, Figelj rileva un altro aspetto negativo: «Marzo e aprile sono solitamente i mesi cruciali per l’export dei bianchi, che si bevono soprattutto d’estate. A questo punto la prospettiva è che sia fortemente compromesso l’export di tutto l’anno». «L’unica speranza – aggiunge il presidente regionale di Coldiretti – è che la via diplomatica portata avanti a livello europeo consenta di trovare delle soluzioni in grado di mitigare l’impatto dei dazi». (Piero Tallandini)
Giustiniani (Confagricoltura Veneto): «L’agroalimentare verrà penalizzato»
«Dopo le minacce dei dazi al 200%, potremmo pensare che il 20% deciso per l’Europa sia un sollievo. Ma non è così, perché impatterà l’agroalimentare veneto in maniera pesante». Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, commenta così l’annuncio di Donald Trump riguardante i nuovi dazi sulle merci europee importate negli Stati Uniti.
«Si tratta di tariffe molto importanti, che in Veneto impatteranno soprattutto sui prodotti agricoli di fascia media e sul mondo del vino in particolare, perché la nostra regione è uno dei primi esportatori con denominazioni di valore come il Prosecco, il Valpolicella e il Pinot Grigio» , aggiunge. L’export agroalimentare veneto negli Usa vale circa 1 miliardo di euro, di cui 600 milioni soltanto per il vitivinicolo. «Pensare di sostituire il mercato americano, in questa fase, è impossibile, anche se dobbiamo continuare a guadagnare spazio in altri Paesi. Ci auguriamo che continuino le trattative per poter rivedere questi dazi». (Nicola Brillo)
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