Giorgetti: “Sui dazi niente panico e no ai controdazi. Valutare sospensione patto di stabilità”


Niente panico, dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che però, subito dopo, accosta l’effetto dei dazi decisi dagli Usa a quello provocato dalla pandemia. “Provoca” quindi Bruxelles chiedendo di sospendere i vincoli di bilancio per poter intervenire a sostegno dell’economia. Se non è panico questo, poco ci manca. “Siamo impegnati in una de-escalation con l’amministrazione Trump. Il messaggio è che non bisogna pigiare il bottone del panico”, dice il ministro, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio. L’invito del ministro a mantenere la calma riecheggia quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che venerdì ha affermato che panico e allarmismo possono fare più danni dei dazi stessi.

“Le Borse (che tra giovedì e venerdì hanno accusato flessioni pesantissime, ndr) agiscono in modo razionale e talvolta irrazionale, seguendo altri tipi di istinti. Come governo dobbiamo cercare di mantenere il sangue freddo e valutare gli impatti ed evitare di partire con una politica di controdazi che potrebbe essere semplicemente dannosa per tutti e per noi. Il governo sta seguendo un approccio pragmatico e razionale“, aggiunge il ministro.

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L’approccio “razionale” del governo italiano è “da portare a livello europeo” e invece di dire che “l’Italia deve trattare da sola, io dico semplicemente che il governo italiano ovviamente pensando al tipo di economia che rappresenta, deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa. Consapevoli, prosegue, che la politica di tipo commerciale è per definizione, visto che l’Unione Europea è nata come mercato europeo, sostanzialmente di competenza europea”.

Giorgetti si appella quindi agli imprenditori: “L’Italia che per definizione è fatta da imprenditori assai svegli e reattivi dimostra una resilienza superiore alla media, questo si è già verificato in occasione della pandemia e il nostro l’auspicio è che si manifesterà anche in questa situazione”.

“Gli aiuti per i settori e le imprese danneggiate da questa situazione” si traducono in interventi di tipo economico-finanziario a carico del bilancio dello Stato“, ma “se ciò è vero” questo “deve essere consentito dalle regole europee”, osserva nel messaggio finale definito da lui stesso “una provocazione” invita a mettere in stand-by le regole di bilancio Ue con la crisi dettata dai dazi così come avvenne con il Covid.

“La tendenza al protezionismo era già chiaramente delineata” già dalla precedente amministrazione Biden e ora, dopo le ultime decisioni di Trump sui dazi, “siamo di fronte a un cambiamento di portata storica e politica che mette sotto tiro la politica della globalizzazione che dagli anni Novanta in poi ha definito una fase, a mio giudizio, in crisi in modo evidente”, osserva Giorgetti. Si tratta, sottolinea, di una “crisi che abbiamo sottovalutato in nome del libero commercio, ignorando le conseguenze sociali, e poi politiche, della globalizzazione”.

Bisogna essere “consapevoli che quello che ha fatto l’amministrazione Trump è una politica basata unicamente su criteri, chiamiamoli così, commerciali, utilitaristici, economici e di business. Non è che un paese amico politicamente sia stato trattato in modo migliore rispetto a un paese politicamente nemico“, ammette il titolare dell’Economia.

“Il giudizio dell’agenzia di rating Fitch (che venerdì sera ha confermato il giudizio sull’Italia a BBB con prospettive positive) descrive la situazione e testimonia l’operato del governo”, rivendica Giorgetti. Va detto che alle agenzie di rating interessano solo le capacità di un paese di onorare i suoi impegni di debitori, conta relativamente poco il modo in cui ciò avviene. “Il debito pubblico e i ridotti spazi di bilancio per il nostro Paese sono un dato di fatto, un vincolo in cui deve tener conto in qualsiasi tipo di decisione”, osserva infine il ministro.

“Bene Giorgetti a Cernobbio. L’Europa riveda subito e totalmente tutto quello che danneggia le nostre imprese, dal Green Deal al patto di stabilità e austerità. Via i mille vincoli e regolamenti che soffocano il mondo del lavoro, dalle auto all’agricoltura, e aggiungiamo lo stop al mega piano di debito da 800 miliardi per comprare armi e missili. No a contro-dazi e guerre commerciali con gli Usa, con cui bisogna dialogare per difendere l’interesse nazionale”, commenta il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.

“Noi stiamo affrontando la questione dei dazi. Come si può pensare di reagire da soli come italiani? Io credo che la guerra commerciale faccia male a tutti ma che si debba stare a schiena dritta. Dobbiamo avere una reazione coordinata. Fare trattative private – a parte che non si possono fare – significherebbe fare male alle nostre imprese”, dice l’altro vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani.

Parole che lasciano però perplesso il senatore della Lega Claudio Borghi. Sui dazi “secondo me c’è una confusione e Tajani è stato travisato dai giornalisti. Perché Taiani non può non sapere che la competenza è dell’Unione europea per i dazi che mette, ma per i dazi che si riceve ovviamente la competenza è degli Stati Uniti, per cui è ovvio che dobbiamo metterci a trattare bilateralmente”, afferma Borghi. Un’interpretazione, quella di Borghi, non inattaccabile dal punto di vista del diritto comunitario come emerge dall’articolo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione. Bruxelles ha una competenza esclusiva per quanto concerne le politiche commerciali.

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