Dazi e frenata tedesca mettono alla prova l’export veneto


A pesare sono fattori come l’aumento dei prezzi del gas, la debolezza della domanda globale di beni industriali e le difficoltà del settore automobilistico. In particolare il rincaro dei prezzi del gas, a causa dall’invasione russa dell’Ucraina, ha colpito duramente le industrie tedesche ad alta intensità energetica. La debolezza della domanda globale ha penalizzato maggiormente la Germania a causa della sua elevata esposizione al commercio estero, in particolare verso la Cina.

La crisi tedesca non è però l’unico fattore che incide sul rallentamento dell’export della regione, che ora vede con timore i possibili dazi dell’amministrazione Trump: gli Usa sono il terzo mercato di riferimento per il Veneto, e la regione è la quarta regione esportatrice verso gli Usa (dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana) con beni per un valore di 7,6 miliardi di euro (dato 2023), con una quota sul totale nazionale dell’11,2% e un surplus commerciale superiore ai 6 miliardi.

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Le strategie

Secondo il report le imprese con una strategia di internazionalizzazione globale (orientate all’export) operano con maggior frequenza nel settore della Metalmeccanica e tendono ad avere dimensioni più elevate rispetto a quelle medie Le imprese che hanno scelto una strategia di internazionalizzazione intermedia (quelle in equilibrio tra export e mercato interno) mostrano una maggiore eterogeneità, ma con una leggera prevalenza di imprese di grandi dimensioni, quelle focalizzate sul mercato interno sono più spesso, invece, di piccole dimensioni e operano in settori diversi rispetto alla meccanica.

Prosegue anche la revisione delle reti di fornitura: negli ultimi due anni il 31,3% delle imprese del Veneto orientale ha cambiato almeno un fornitore strategico e tra queste, il 52,6% ha optato per nuovi fornitori strategici più vicini, in Italia.

Nel complesso, le esportazioni dirette si confermano la principale modalità di interazione con i mercati esteri delle imprese del Veneto Est (71,4%), seguita dalla vendita occasionale (21,2%), import di materiali e componenti (20,9%), esportazioni in subfornitura (14,3%), quindi presenza con filiali commerciali o negozi (9,0%), uffici di rappresentanza (4,2%) e produzione con proprie sedi e stabilimenti (3,3%). Francia, Germania e Stati Uniti sono i luoghi rilevanti per l’export nel 2025. Tra i primi tre Paesi target extra Ue, dopo gli Usa (con le incertezze legate alle politiche protezionistiche), spiccano Regno Unito (nonostante Brexit) e la presenza, emergente, degli Emirati Arabi Uniti come terzo Paese più rilevante.

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