Il vino sta diventando un elemento centrale nelle scelte di viaggio degli italiani. Secondo un recente report di Ismea il 64,5% dei turisti ha scelto almeno un’esperienza a tema vino negli ultimi tre anni. E se in passato l’enoturista era un viaggiatore di nicchia, con un alto livello di istruzione e un reddito sopra la media, oggi il fenomeno ha assunto una connotazione molto più ampia e trasversale, diciamo più popolare. Non vi sono quindi più differenze marcate legate al genere, all’età o alla provenienza geografica. Questa evoluzione è un segnale positivo. La crescente domanda di esperienze legate al vino, alla cultura e al benessere dimostra che l’enoturismo è destinato a giocare un ruolo sempre più rilevante nell’industria dei viaggi in Italia.
Cosa si intende per enoturismo e quanto vale
L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) e l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) definiscono l’enoturista come un viaggiatore pernottante che partecipa ad attività legate al vino che spaziano dalle degustazioni alle visite a cantine, passando per eventi culturali, escursioni nei vigneti e percorsi gastronomici.
Il turismo enogastronomico in Italia, secondo dati recenti dell’Osservatorio Nazionale del Turismo, nel 2023 ha raggiunto un valore complessivo pari a circa 40,1 miliardi di euro. I dati sono incoraggianti soprattutto se si considera che il settore continua a crescere, con un aumento del 12% rispetto al 2022 e del 49% rispetto al 2016 nel numero di italiani che viaggiano principalmente per scoprire cibo, vino, olio e altri prodotti tipici.
Degustazioni e visite in cantina al top delle preferenze
Sempre secondo i dati di Ismea tra le attività più apprezzate dagli enoturisti italiani spiccano le degustazioni di vino (71,2% dei partecipanti) e le visite alle cantine (49,7%). Nel primo caso le esperienze più popolari includono l’acquisto di vini, pranzi e cene presso ristoranti di aziende vitivinicole, e degustazioni abbinate a piatti gourmet. Per quanto riguarda le visite in cantina, invece, le preferenze si concentrano sulle strutture a conduzione familiare e sulle aziende storiche, mentre risultano meno gettonati i tour nelle cantine di design o di grande notorietà. Tra le nuove proposte emergono eventi culturali come concerti e mostre d’arte in vigna, oltre a trattamenti benessere a base di vino.
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Il ruolo centrale della Generazione Z e dei social media
Come riporta Ismea la Generazione Z (18-24 anni) si sta rivelando un attore chiave per il futuro del turismo del vino in Italia. Questo segmento, infatti, mostra una spiccata propensione verso esperienze innovative e immersive, come trekking nei vigneti (+6,8% rispetto alla media) e tour tematici (+7,9%), mentre dimostra meno interesse per attività più tradizionali, come degustazioni e visite alle cantine (-4,9% e -5,2%). Quelle le lasciano agli over 65.
I giovani guardano i contenuti su Instagram, TikTok e YouTube prima di decidere quale esperienza vinicola fare.
Il peso dei dazi sul vino e il rischio economico per l’Italia
Il mercato americano rappresenta il principale sbocco per l’export vinicolo italiano, con un valore che nel 2024 ha superato i 1,9 miliardi di euro. L’introduzione dei dazi, così come sono stati paventati da Trump, abbatterebbe le vendite tra il 13% e il 17%, riportando il valore dell’export sotto 1,7 miliardi di euro, ovvero ai livelli pre-pandemia.
Come ha spiegato Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), l’impatto non sarà solo sulle aziende: «il mercato non può sostenere questo extra-onere, quindi gran parte del costo ricadrà sui produttori. Inoltre, i consumatori finali dovranno fare i conti con un’inflazione crescente».
Tutto questo, inoltre, avviene in uno scenario in cui le vendite di vino italiano negli Stati Uniti sono già in calo. Secondo i dati Sipsource tra il 2023 e il 2024 il mercato ha registrato una flessione del 4,4% nei canali retail e horeca, con un andamento generale del settore ancora peggiore (-7,2%). I vini fermi, sia bianchi che rossi, segnano un -6,4%, mentre gli spumanti italiani resistono con un +1,5%, trainati dal successo del Prosecco.
C’è chi ipotizza che Giorgia Meloni possa ottenere un trattamento di favore da Donald Trump, in virtù del buon rapporto tra i due, visto che era l’unica leader dell’Ue presente alla cerimonia di insediamento. Tuttavia, bisogna anche dire che la strategia commerciale del neo presidente Usa sembra non fare distinzioni tra gli alleati.
Staremo a vedere ma di fatto l’industria vinicola italiana non può permettersi di perdere il mercato americano, che è uno dei Paesi di riferimento quando si parla di export. Per questo motivo, a prescindere dalle decisioni prese, gli operatori del settore dovranno valutare strategie per mitigare l’impatto dei dazi.
FOTO: ANSA
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