via al processo d’appello, tornano alla sbarra in 54


FOGGIA – Si terrà il 17 marzo davanti ai tre giudici della seconda sezione della Corte d’appello di Bari la prima udienza del processo-bis «Game over» a 54 imputati quasi tutti foggiani, condannati dal gup nel luglio scorso a 528 anni perché riconosciuti colpevoli a vario titolo di traffico e spaccio di cocaina aggravati dalla mafiosità per i metodi utilizzati e/o per aver agevolato i clan della «Società» che gestirono in regime di monopolio lo smercio nel capoluogo dauno, imponendo a grossisti e pusher di rifornirsi esclusivamente dalla mafia cittadino.

I giudici hanno fissato un calendario di 5 udienze per arrivare al verdetto d’appello entro luglio, tenendo conto che i 46 imputati sono detenuti tra carcere e domiciliari; e che i termini di carcerazione preventiva scadranno tra settembre prossimo e marzo 2026: in caso di condanne ripartirebbero da zero.

L’indagine “Game over” di Dda e carabinieri sfociò nel blitz del 24 luglio 2023 quando furono eseguite 82 ordinanze cautelari del gip di Bari: 81 in carcere, 1 ai domiciliari. Il processo a 85 imputati (degli 88 indagati iniziali 3 morirono durante le indagini, 2 ammazzati in agguati di mafia ancora impuniti) accusati di 100 capi d’accusa si è diviso: per 21 è in corso il processo di primo grado con rito ordinario in Tribunale a Foggia; 1 patteggiò; 63 optarono per l’abbreviato abbreviato dal gup di Bari che il 12 luglio 2024 ne assolse 5, e condannò i restanti 58 a 560 anni e 10 mesi con pene oscillanti da 16 mesi a 20 anni, tenuto conto della riduzione di un terzo prevista dal rito. La Dda aveva chiesto 63 condanne a complessivi 689 anni.

Dei 58 condannati, 54 hanno presentato appello, e sperano ora in assoluzioni o riduzioni di pena. Tra i 4 rinuncianti per i quali la sentenza è quindi diventata definitiva ci sono i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, alias “i capelloni”, per vent’anni al vertice dell’omonimo clan federato con i Sinesi, pentitisi tra dicembre 2023 e 2024 a processo in corso: sono stati condannati a 5 anni e 4 mesi a testa.

Collaborazione con la Giustizia fruttuosa da ambo le parti: per la Legge visto il contributo offerto dai Francavilla in questo e altri processi; per i due mafiosi considerato il sensibile sconto di pena, se si pensa che imputati con analoghe accuse di promotori del narcotraffico si sono visti infliggere 20 anni a testa.

E’ il caso di Alessandro Aprile alias “scattamurt” e Francesco Pesante detto “u sgarr”, esponenti di spicco del clan Sinesi/Francavilla; e di Leonardo Lanza, uomo di peso della batteria Moretti/Pellegrino/Lanza. I 3 hanno appellato il verdetto di appello, come i pentiti Carlo Verderosa e Giuseppe Folliero che puntano a ulteriori sconti a fronte dei 4 anni e 4 anni e 8 mesi inflitti loro per traffico e spaccio.

L’accusa poggia su intercettazioni e rivelazioni di 6 collaboratori di Giustizia: i Francavilla, Verderosa, Folliero, Alfonso Capotosto e il viestano Danilo Pietro Della Malva.

A dire della Dda e del giudice di primo grado, i clan nemici Sinesi/Francavilla e Moretti/Pellegrino/Lanza (che cooptò nell’affare la terza batteria della “Società”, il gruppo Trisciuoglio/Tolonese) misero da parte rancori e rivalità sfociati in varie guerre di mafia per gestire insieme il ricco business dello spaccio di cocaina.

L’accordo fu siglato da Rocco Moretti, nome storico della mafia foggiana che è sotto processo a Foggia, per il proprio gruppo; e da Aprile per conto dei Sinesi/Francavilla.

Fu imposto a tutti i grossisti e spacciatori del capoluogo di rifornirsi, pena rappresaglie, esclusivamente dai clan; la “Società” acquistava 10 chili di cocaina principalmente a Cerignola, pagandola poco meno di 40 euro al grammo; la rivendeva a grossisti e pusher foggiani imponendo un prezzo di 55/60 euro e consegnando quantitativi prestabiliti.

Un fiume di 50mila dosi di cocaina ogni mese invadeva Foggia, fruttando alla “Società” oltre 200mila euro, soldi destinati alla cassa comune creata dai clan per pagare stipendi mensili agli affiliati; mantenere le famiglie dei sodali detenuti; sostenere le spese legali dell’organizzazione; reinvestire i proventi nell’acquisto di ulteriori partite di cocaina.

Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it



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