Ti ricordi… Nené, dal Santos di Pelè alla Juve, fino al prestito in comode rate annuali al Cagliari di Gigi Riva, con cui vinse lo scudetto

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Un bel gol, di rapina si direbbe oggi, da centrattacco si sarebbe detto 60 anni fa: pure se quella definizione, nel caso in oggetto, aveva creato già non pochi problemi.
Essì, a segnare in Cagliari-Catania del 28 febbraio 1965 era stato Claudio Olinto de Carvalho, meglio conosciuto come Nené, approdato a Cagliari dopo l’esperienza alla Juventus, durata un anno solo perché gli si chiedeva di fare “il centrattacco” appunto. Figlio di un difensore, pure lui soprannominato Nené, che dopo il calcio, in un’epoca in cui era perlopiù un diletto, si era messo a fare l’elettricista. E altrettanto avrebbe voluto la mamma per il piccolo Claudio: la scossa però arriva di fronte alla maglia del Santos. C’è Pelè al provino che Claudio sostiene: ha solo diciassette anni, ma è già O’Rei per quel che ha fatto qualche mese prima ai Mondiali. Nené di anni ne ha sedici, un controllo di palla sublime, un buon fisico e un gran passo, abbastanza per convincere il Santos a prenderlo.

Gioca la prima con la numero 11, contro la Juventus di San Paolo: l’uno-due con O’Rei è meraviglioso e lo libera, solo davanti al portiere, con Nenè che segna il primo gol tra i professionisti all’esordio. Gioca in attacco, ma non è certo il “panzer” che allora si immaginava potesse indossare la maglia numero nove: eppure quando la Juventus ha da sostituire Miranda, già chiamato con alterne fortune a sostituire Charles, basta una tournèe in Italia per individuare in Claudio il calciatore ideale da schierare nell’attacco bianconero. Per la verità Nené non vorrebbe lasciare il Brasile, il Santos e sciogliere il tandem con Pelè e poi a complicare la missione di Boniperti e del mister della Juventus, Amaral, in Brasile ci si mettono anche ragioni di famiglia: Nené è l’unico maschio di casa de Carvalho; risolvono tutto i soldi, però: 100 milioni di lire al Santos, 20 milioni di bonus all’ingaggio a Claudio, più la promessa di tornare a Rio per il matrimonio della sorella.

Si fa voler bene Nené: oltre a essere bravissimo tecnicamente è anche simpatico, gli si affezionano i tifosi, gli si affeziona Patrizia Mattrel, sorellina di cinque anni del portiere bianconero che adotta Claudio come una sorta di gigante buono, visto che Nené aveva trovato casa proprio dall’estremo difensore juventino. Tant’è che per la bimba la minaccia diventa “Se non stai buona mandiamo via Nenè”. A Torino, inoltre, conosce anche quella che diventerà sua moglie. L’inizio è buono: viene schierato in attacco con Sivori e sebbene l’intesa con El Cabezon non sia paragonabile a quella con Pelé, né in campo né fuori, Nené segna 7 gol tra settembre e ottobre, sei in campionato ed uno in Coppa delle Fiere. Amaral va via e arriva Monzeglio che schiera Claudio centravanti: i risultati non sono eccezionali e viene messo in discussione, e allora a fine stagione viene ceduto. Al Cagliari, a rate: forse il primo calciatore a venire ceduto con quella formula, che prevede il pagamento dilazionato in quattro anni.
In Sardegna trova mister Silvestri, e poi Cera, Niccolai e soprattutto Gigi Riva. Dopo un inizio difficile, in cui deve anche smaltire la delusione di Torino, Nené torna a divertirsi come ai tempi del Santos, diventando una colonna della squadra e un idolo dei tifosi.

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E soprattutto a Cagliari non vien più impiegato da centravanti: d’altronde c’è già Rombo di Tuono. Nené ripaga con corse veloci, assist, punizioni meravigliose: difficilissimo stargli dietro, neppure con l’inganno come quando, lo racconterà lo stesso Nené, a Roma mentre galoppava sulla fascia il mister Pugliese comincerà a corrergli accanto chiedendo di passargliela, col brasiliano che ovviamente non si farà abbindolare. Diverte e si diverte il Cagliari, finché arriva Scopigno, nel 1966. Arriva prima un sesto posto e poi, quando dopo un anno il mister torna sulla panchina dei sardi, arriva il secondo posto e, con Domenghini messo sulla fascia e Nené alla mezzala, arriva lo storico scudetto del 1970. È il Cagliari di Riva, sì, ma come dice Sandro Ciotti “Nené è il più bravo e intelligente facilitatore di gioco per Scopigno: tatticamente più importante anche di Riva”. In Sardegna resta dodici anni, a giocare a calcio, ma diventa sardo d’adozione: ci resterà di fatto tutta la vita, ci tornerà infatti anche dopo le esperienze da allenatore, in C2 e soprattutto nelle giovanili: nella Fiorentina dove vinse Campionato, Coppa Italia e Viareggio, al Cagliari e alla Juventus. Non gli ha sorriso la vita negli ultimi anni, tra malattie e difficoltà finanziarie: si è spento nel 2016 in un ospizio a Capoterra, ma l’eco del suo nome acclamato dal pubblico all’Amsicora, quella no, non si è spenta.



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