Rinnovabili: fotovoltaico sì, ma non a scapito dell’agricoltura 

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Aldo RECCHIA 

Ben vengano fotovoltaico e pale eoliche. Ben venga la transizione verso le fonti rinnovabili e ben venga la riduzione del ricorso smodato alle fonti fossili, come petrolio e gas.

Sì, è vero: queste ultime hanno pur risolto sinora molti dei problemi della collettività. Nel contempo, però, hanno prodotto inevitabilmente non pochi problemi sul fronte dell’inquinamento ambientale ed atmosferico.

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Questo è innegabile!

E allora? È altresì innegabile che, pertanto, la transizione ecologica sia non solo auspicabile ma anche inevitabile. Ad un patto, però: qualunque debba essere la strada da percorrere, la scelta deve essere (comunque e sempre) all’insegna del “cum grano salis” (con un granello di sale… in zucca), come giustamente ammonivano già i nostri antenati latini. E sempre nella piena consapevolezza che pure la transizione ecologica comporterà dei problemi per lo smaltimento dei pannelli, alla fine del loro ciclo, oltre a quelli iniziali del sacrificio del territorio.

Ciò che è accaduto recentemente nel Comune di Nardò è la prova provata di quanto si afferma. Indipendentemente se c’è di mezzo l’opportunità di realizzare una determinata opera.

Sia ben chiaro, però: si suppone che anche l’Amministrazione comunale di Nardò sia senz’altro favorevole alle fonti rinnovabili, ma per negare ad un’impresa di Bolzano l’ok alla richiesta di un mega parco di 99mila moduli fotovoltaici da installare su 44 ettari di territorio, ha dovuto fare senz’altro delle valutazioni sull’opportunità di dare o meno l’assenso al progetto, dal momento che un’Amministrazione pubblica deve sempre e comunque salvaguardare il “bene comune”, senza danneggiare gli interessi generali della propria cittadinanza.

Soprattutto in considerazione di questo aspetto, infatti, si suppone che il Comune di Nardò sia stato categorico nel respingere la richiesta con la motivazione – quanto mai valida e opportuna – che il progetto riguardava terreni destinati al settore agricolo.

Vi sembra poco? Si sa benissimo – lo sanno tutti – che il settore agricolo pugliese è uno dei pochissimi settori validi e trainanti per l’economia del territorio. Un settore, peraltro, che semmai sarebbe opportuno incentivare al massimo, pure con l’obiettivo di sollecitare i giovani a non sottovalutarlo. Anche e soprattutto perché l’agricoltura e i suoi prodotti sono già il futuro, mentre il settore in sé può rappresentare un’ottima opportunità di lavoro.

Non ci sono alternative? Certo che ci sono! Se i terreni agricoli vengono destinati ad altre iniziative – anche se necessarie – unica via da percorrere è quella di importare gli stessi prodotti agricoli (indispensabili per la popolazione), che offriranno volentieri altri Paesi extraeuropei, come in parte già avviene per far fronte all’eccesso dei consumi.

In questo caso, però, dobbiamo essere pienamente consapevoli, che non tutti o difficilmente gli altri Paesi rispettano le normative imposte dall’Europa e, in particolar modo, dalla stessa Italia. Con ripercussioni negative, facilmente immaginabili, a danno della salute di tutti noi, senza esclusione soprattutto delle nuove generazioni.

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Lode… lode, pertanto, all’Amministrazione comunale di Nardò, che ha avuto il coraggio di bocciare il progetto dell’impresa. Ma questa non si è arresa ed ha fatto ricorso al Tar e il Tar, purtroppo, ha bocciato il rifiuto del Comune, dando ragione all’impresa.

Si tralasciano, nella fattispecie, le motivazioni del Tar.  Non si esclude che abbia rispettato le leggi con la sua decisione.

Viene, però, spontaneo chiedersi: non dovrebbero prevalere comunque e sempre gli interessi della collettività, rispetto a quelli del singolo?

Del resto – sempre a proposito di insediamenti di parchi solari – c’è anche l’esempio della Sardegna, che non ha esitato minimamente a bocciare il progetto di un mega parco solare di 900 ettari di colture e pascoli, caldeggiato dalla Cina. Anche la Sardegna, del resto, ha avuto le sue buone ragioni nel negare l’ok al progetto cinese. Tutti sanno, infatti, che è la terza regione italiana – dopo Sicilia e Puglia – a disporre di un territorio con prevalenza di terreni agricoli.

Ora ci si chiede: se in Sardegna sono prevalsi gli interessi pubblici, come mai la stessa motivazione non vale per il territorio di Nardò?

C’è qualcosa che lascia fortemente dubbiosi e ci si augura che il Comune di Nardò ora possa percorrere comunque altre strade, per non consentire lo scempio ai danni dei cittadini.

Ovviamente, l’auspicio vale per l’intero territorio pugliese, non solo per la ricchezza dei terreni agricoli, ma anche per quanto concerne il mare. La Puglia è quasi un’isola in mezzo al mare. Un’altra enorme risorsa che andrebbe – al pari di quella agricola – valorizzata maggiormente. In questo caso il riferimento è alla città di Brindisi, il cui porto – il migliore in assoluto in tutta Italia, peraltro molto apprezzato già dagli antichi romani – sino a qualche tempo fa è stato preso in considerazione, per l’installazione in mare di un mega parco eolico.

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Anche per il caso Brindisi – non esistono dubbi in proposito – vanno fatte eventualmente le giuste valutazioni sui risvolti “pro” e “contro”, ponendo la massima attenzione, prima di prendere una decisione di merito.

È pur vero che l’obiettivo dell’Italia per il futuro è: “100% energia rinnovabile entro il 2050!”. Ma, a questo punto, qualcuno dirà: se si vuole privilegiare la transizione ecologica, cosa bisogna fare contro le tante contrapposizioni, che si stanno registrando un po’ ovunque in Italia?

Basta frenare innanzitutto l’ingordigia delle grandi multinazionali – proprio come ha fatto la Sardegna – e poi piazzare pale eoliche e pannelli solari nei posti giusti.

Più che condivisibile, pertanto, la considerazione dell’assessore neretino, Mino Natalizio, sull’argomento: «Non si può tendenzialmente concedere spazio a impianti di questo genere, sottraendolo all’utilizzo agricolo, tanto più in un territorio come quello dell’Arneo, con forte vocazione agricola, come fattore identitario e culturale, oltre che economico e produttivo».

Come dire, pertanto, «sì alle pale eoliche e ai pannelli fotovoltaici… ma sempre e comunque “cum grano salis”!». E, se proprio si vuole rispettare l’obiettivo del 2050 – come è giusto che sia – perché non si prevedono degli incentivi adeguati per invogliare la gente comune a installare i pannelli sulle proprie abitazioni? E, ancora, perché non installare i pannelli anche su tutti gli edifici pubblici, molti dei quali letteralmente abbandonati su tutto il territorio nazionale?

Sono solo delle modeste proposte, anche per evitare di sacrificare inutilmente terreni agricoli, che invece andrebbero utilizzati in maniera proficua.

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E sempre a vantaggio del “Bene comune”.



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