L’integrazione degli studenti stranieri nelle scuole italiane: i dati


Negli ultimi anni, la presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane ha mostrato un andamento in crescita, con variazioni significative in termini di distribuzione geografica, competenze linguistiche e integrazione sociale.

Crescita della popolazione studentesca straniera

Nell’anno scolastico 2022/2023, il numero di alunni con cittadinanza non italiana ha raggiunto le 914.860 unità, rappresentando l’11,2% della popolazione scolastica totale. Questo dato evidenzia un incremento di 42.500 studenti rispetto all’anno precedente, corrispondente a una crescita del 4,9% Integrazione Migranti. Tale aumento segna un ritorno ai tassi di crescita registrati nel primo decennio degli anni 2000, dopo un periodo di stabilità.

Distribuzione geografica e concentrazione

La distribuzione degli studenti stranieri sul territorio nazionale non è uniforme: le regioni del Nord Italia registrano le percentuali più elevate: la Lombardia ospita il maggior numero di alunni stranieri (48.053), seguita da Emilia-Romagna (26.411), Veneto (20.776) e Lazio (20.619).

Inoltre, le scuole con una presenza di alunni stranieri superiore al 40% sono aumentate dal 3,3% al 3,7% nell’anno scolastico 2022/2023, con una maggiore concentrazione nelle aree urbane del Nord.

Nascita in Italia e acquisizione della cittadinanza

Un aspetto rilevante riguarda la percentuale di studenti stranieri nati in Italia. Nell’anno scolastico 2020/2021, il 66,7% degli alunni con cittadinanza non italiana era nato nel Paese.
Questo dato suggerisce una crescente presenza di seconde generazioni, ossia figli di immigrati nati sul suolo italiano, che spesso si trovano in una posizione intermedia tra la cultura d’origine e quella italiana.

Competenze linguistiche e integrazione

La padronanza della lingua italiana è un altro indicatore dell’integrazione scolastica e sociale. Secondo un’indagine dell’Istat, il 78,5% degli studenti stranieri dichiara di pensare in italiano. Questa percentuale varia in base all’età di arrivo nel Paese: l’84,1% di coloro nati in Italia o arrivati in età prescolare pensa in italiano, mentre la percentuale scende al 70,3% tra chi è arrivato tra i 6 e i 10 anni, e al 49,3% per chi è giunto dopo gli 11 anni. Questi dati evidenziano l’importanza di un inserimento precoce nel sistema educativo per favorire una migliore acquisizione della lingua e, di conseguenza, una più efficace integrazione.

Ritardo scolastico e sfide educative

Nonostante i progressi, persistono alcune criticità: il ritardo scolastico, inteso come la discrepanza tra l’età anagrafica dello studente e la classe frequentata, è più diffuso tra gli alunni stranieri rispetto ai loro coetanei italiani. Nell’anno scolastico 2021/2022, il 25,4% degli studenti con cittadinanza non italiana presentava un ritardo scolastico, a fronte dell’8,1% degli studenti italiani.
Questo divario può essere attribuito a vari fattori, tra cui le difficoltà linguistiche, le differenze nei sistemi educativi di provenienza e le condizioni socio-economiche delle famiglie.

Prospettive future e politiche di inclusione

L’aumento della presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane pone quindi l’accento sulla necessità di politiche educative mirate all’inclusione e al supporto delle seconde generazioni. Interventi focalizzati sull’apprendimento della lingua italiana, sul sostegno psicologico e sull’orientamento scolastico e professionale sono fondamentali per garantire pari opportunità e per valorizzare il potenziale di questi giovani. Inoltre, promuovere la formazione interculturale del personale docente e favorire la collaborazione tra scuola, famiglie e comunità locali può contribuire a creare un ambiente educativo più inclusivo e accogliente.

Se da un lato quindi emergono segnali positivi in termini di integrazione linguistica e sociale, dall’altro permangono sfide significative legate al ritardo scolastico e alla necessità di politiche educative inclusive. Affrontare queste sfide con interventi mirati e con un approccio sistemico è essenziale per costruire una società più equa e coesa, in cui le nuove generazioni possano contribuire attivamente al progresso culturale ed economico del Paese.



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