il coraggio di chi ha scelto da che parte stare in scena all’Auditorium • Il Goriziano

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Novanta “non” fa la paura, ma i chili di tritolo nella Fiat 126 su via Mariano D’Amelio a Palermo, al civico 21. È una torrida domenica di luglio del 1992, quando il magistrato Paolo Borsellino si reca dalla madre. Negli occhi ha ancora il mare di Carini dove la mattina si trovava con la famiglia. Un’ondata di calore, un boato, e in un attimo è l’inferno. A saltare in aria saranno anche i suoi cinque agenti di scorta, fra cui Walter Eddie Cosina. È andato in scena per il secondo giorno a Gorizia l’atto unico “Angeli custodi – Un passo avanti nel pericolo, due indietro davanti al successo”, scritto da Riccardo Irrera insieme all’attore e regista Francesco Gusmitta e interpretato da quest’ultimo. Una partecipazione così numerosa che l’auditorium di Via Roma ha dovuto accogliere gli studenti del goriziano in due giornate diverse, catturandone l’interesse con il tema delicato delle mafie.

La tournée in Friuli Venezia Giulia nasce dal sodalizio fra il segretario regionale del Sindacato di Polizia Lorenzo Tamaro e lo stesso Gusmitta, in collaborazione con ArtistiAssociati e Promo Turismo, nonché con il prezioso sostegno del consigliere regionale Elia Miani. «Ho sempre creduto in questo progetto che, – rimarca l’esponente di Maggioranza – ho deciso di sostenere con un emendamento presentato in Regione. Lo spettacolo ha come fine la scoperta e la trasmissione dei veri valori che devono permeare la convivenza nella società», la cui tutela è assicurata dalle forze dell’ordine. «Perché abbiamo voluto portare questo messaggio? – prosegue – Perché oggi le forze dell’ordine sono un po’ snobbate». Eccolo, Eddie, in quest’altrove che potrebbe essere una sorta di Paradiso degli agenti di polizia. Quel sorriso semplice proviene da un mare diverso da quello di Sicilia. È il celeste di Muggia, vicino Trieste, e a narrare in un toccante monologo la sua vita – insieme a quella di coloro che l’hanno persa per gli altri – è Gusmitta, che quand’era adolescente conobbe Walter.

«Ero un ragazzo molto vivace – racconta – controllato proprio da Eddie. Com’era? Era un giovane al quale piaceva sorridere e scherzare. Io avevo quattordici anni e lui venti. Ero un esagitato, occupavo la scuola, scatenato come tutti voi. E lui sempre dietro a controllarmi. Poi ha capito che ero un bravo ragazzo. Se sono una persona che fa cultura lo devo anche a lui», ammette con orgoglio di fronte al pubblico di studenti. Dopo essersi diplomato all’Accademia Veneta dello Spettacolo allora diretta da Arnoldo Foà, Gusmitta approda nel mondo del teatro, della fiction e del cinema affiancando Valeria Valeri, Michele Placido, Alessandro Preziosi e tanti altri. «L’idea d’interpretare persone che sono morte davvero mi spaventava – spiega – È stato un mettersi alla prova». E nel riferirsi ai “Figli delle stelle” Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i due poliziotti uccisi a Trieste nel 2019 che compaiono in un breve filmato, riflette come i loro sorrisi siano «pugni nello stomaco».

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«L’idea dello spettacolo è stata sviluppata durante una manifestazione a Trieste nel 2017 – precisa Tamaro – che in realtà viene riproposta in tutta Italia dal ’93 in poi, per onorare le vittime della criminalità organizzata. Abbiamo pensato a qualcosa che parlasse di Cosina e di tutti gli agenti delle forze dell’ordine proprio per mostrarne l’aspetto umano. Di qui la decisione di presentarlo alle scuole, anche perché le nuove generazioni dei nati dopo il 2000 non conoscono le stragi di Capaci e via D’Amelio». Dall’eccidio di Udine del 1998 in cui morirono tre agenti per una bomba a mano – come titola il Messaggero Veneto sullo sfondo di proiezione – all’uccisione dell’ispettore triestino Luigi Vitulli, e a tutti coloro ai quali la Storia non riserva che una messa a suffragio: è la lunga scia di sangue versato da chi ha difeso lo Stato. «Mi chiamo Eddie Walter Cosina, sono un poliziotto e proteggo le persone», recita Gusmitta da uno spazio senza tempo.

«Dove sono io di confini non ne vedo», aggiunge. Distinguendo poi quei confini morali, etici, «ma soprattutto fra bene e male, che ci definiscono come esseri umani». È semplice, basta scegliere da che parte stare, come hanno fatto i magistrati e lo stesso Eddie. Vittime di quelle mafie che non hanno «il coraggio di cambiare», come lamentò la vedova Schifani durante i funerali di Giovanni Falcone e la sua scorta. Uomini che senza esitare hanno sacrificato se stessi perché «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola», soleva ripetere Borsellino. «È un racconto – specifica lo sceneggiatore e drammaturgo Irrera – che attraverso gli occhi di Eddie mostra la città di Trieste esplorando il concetto di “confine”». Lo spettatore s’incammina in un «tortuoso percorso attraverso gli eventi, che si sviluppano a cascata fino all’apoteosi conclusiva».

«Non è stato semplice ricoprire un ruolo operativo – sottolinea Gusmitta – ma la sorella di Eddie, quando l’ha visto, ha detto che in certi momenti ero proprio lui. È stato questo il riconoscimento più grande: sapere di aver realizzato un lavoro degno di chi non c’è più». Quegli angeli che si ritrovano «in un luogo-non luogo», osserva Irrera, che in un certo senso continuano a vegliare sulle nostre vite. «La mafia vuole sempre il silenzio» ha dichiarato il professor Bernardo De Santis presente con le sue classi, ricordando come nella serata del 21 marzo, a Staranzano, verranno letti i nominativi delle oltre mille vittime di mafia. Ma il commento più toccante è stato quello della giovane Sofia, che nel ringraziare commossa l’attore ha ricordato: «A Corleone vanno tutti a rendere omaggio alla tomba di Riina, mentre su quella di Falcone e Borsellino non va nessuno. Ma la Sicilia non è questo».

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