Cosa fare dopo le elezioni politiche del 2025: disponibilità al compromesso e riorganizzazione dei processi decisionali | Heinrich Böll Stiftung | Paris | France

Effettua la tua ricerca

More results...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Filter by Categories
#finsubito

Mutuo 100% per acquisto in asta

assistenza e consulenza per acquisto immobili in asta

 


I. I vecchi partiti moderati proseguono sulla strada del declino, mentre quelli più radicali continuano a rafforzarsi.

Mentre i partiti che si collocano al centro del panorama politico democratico perdono consensi, quelli ai suoi estremi escono rafforzati dalle urne, come peraltro abbiamo visto accadere già altrove in Occidente. 

  • Benché sia il primo partito, l’unione dei cristiano-democratici CDU/CSU ha raccolto decisamente meno consensi di quelli che sperava di ottenere e che a metà gennaio ancora sembravano probabili, rimanendo ben lontana dai successi di Angela Merkel. Il partito, che ancora vorrebbe definirsi popolare nel paese, è profondamente scisso al proprio interno, anche per quanto riguarda l’eventuale disponibilità a collaborare sul fronte interno con attori apertamente anticostituzionali. L’atteggiamento di una fetta del partito (leadership inclusa) è ambiguo anche per quanto riguarda la gestione del rapporto con regimi autoritari o addirittura totalitari – il che risulta particolarmente stridente, trattandosi del partito di Adenauer e Kohl. In termini di contenuti, la CDU/CSU si mantiene vaga, fornendo risposte nel migliore dei casi contraddittorie per quanto riguarda le sfide più importanti, come ad esempio quella della transizione delle economie tedesca ed europea verso la neutralità climatica, e presentando progetti per i quali non è affatto chiaro dove intenda trovare le risorse. Può darsi che, puntando fino all’ultimo sulla polarizzazione, la CDU/CSU (e soprattutto il suo candidato cancelliere) abbia ottenuto qualche voto in più ma, adesso che è necessario ragionare sulla formazione di una coalizione di governo, aver abbandonato categoricamente i vecchi valori “moderazione e centro” potrebbe rivelarsi un fatale passo falso. 
     
  • La SPD ha ottenuto il peggior risultato dal 1887, in linea con la tendenza dei partiti socialdemocratici in tutta Europa; i settori che rappresentavano il loro elettorato, infatti, stanno scomparendo. Inoltre, il fatto che dal 1998 il partito socialdemocratico sia stato quasi ininterrottamente al governo gli rende sempre più difficile prendere le distanze dalle scelte sbagliate degli ultimi anni e, al contempo, continuare a definirsi un partito riformista. Olaf Scholz incarna alla perfezione la confusione identitaria che regna nella SPD nel 2025.
     
  • Non è chiaro se i liberali del FDP riuscirà a riprendersi dal suo secondo mancato ingresso in Parlamento dal 2013. Il partito e il suo leader sono diventati un simbolo del fallimento della coalizione uscente, poiché proprio l’FDP ha rimesso in discussione più volte, nel giro di poche ore, gli importanti compromessi raggiunti dopo difficili trattative: non è così che si raccolgono consensi.
     
  • Il fatto che, dopo un percorso lungo e travagliato, la sinistra die Linke abbia prevalso sul BSW sembra essere una buona notizia. Adesso, però, sta alla Linke dimostrare concretamente di saper agire responsabilmente insieme a tutta l’Europa, ad esempio mostrandosi realmente solidale con le persone oppresse e contro chi le opprime. 
     
  • La crescita del partito di estrema destra AfD è emblematica della crescente radicalizzazione del centrodestra tradizionale e di un diffuso atteggiamento antisistema. Ne è un esempio l’esplosione di euforia del gruppo parlamentare AfD il 29 gennaio, quando una mozione presentata dalla CDU/CSU, che rispecchiava però la linea dell’AfD nei concetti espressi e nel linguaggio utilizzato, ha ottenuto la maggioranza in Parlamento.

L’elevata affluenza registrata riflette lo stato di profonda incertezza in cui versa buona parte della società e l’accresciuta spinta alla partecipazione che ne deriva. Va però tenuto presente che questo dato non può essere interpretato come una vittoria per un singolo partito o una singola corrente.

II. Alleanza 90/I Verdi devono rimanere tenaci e allargare la propria base sociale nonostante gli attacchi esterni

Pur avendo perso punti percentuali (scendendo dal 14,8 all’11,6 percento), rispetto ai suoi partner di governo SPD e FDP, il partito Alleanza 90/I Verdi è sopravvissuto all’impopolarissimo governo uscente riportando relativamente pochi danni. Si tratta, in numeri assoluti, di 5.761.476 voti rispetto ai 6.847.712 del 2021.

Contabilità

Buste paga

 

Nei dibattiti politici più tecnici su questioni relative alla transizione e agli sviluppi futuri, la linea ed il programma dei Verdi restano determinanti. Vi sono stati vari tentativi di emulare le proposte di riforma dei Verdi, ma tutti si sono ben presto rivelati pessimi plagi o mere soluzioni di ripiego. È dal periodo precedente le elezioni politiche del 2021 che i media che gravitano attorno a CDU/CSU, FDP e Liberi Elettori (Freie Wähler, partito regionalista di centrodestra) – per non parlare di quelli afferenti alla galassia dell’AfD – diffamano approcci ed esponenti politici dei Verdi (e, ovviamente, il partito nel suo insieme) a un livello tale che gli attacchi personali e talvolta fisici contro uomini, donne e sedi del partito hanno subìto un notevole aumento. Trasformando “i Verdi” in un vero e proprio spauracchio, i loro avversari ed avversarie hanno evitato di doverli affrontare sul fronte dei contenuti. È probabile che lo scopo degli attacchi fosse proprio questo. Tra il 2020 e il 2023, infatti, si è assistito ad un notevole calo del potenziale elettorale dei Verdi, ossia del numero di persone disposte, in linea teorica, a votare per loro, mentre cresceva considerevolmente il numero di persone che non avrebbe votato verde per nessun motivo.

Nell’estate del 2024 Alleanza 90/I Verdi aveva toccato il fondo, come si evince dai risultati delle elezioni europee, comunali e di alcuni parlamenti degli stati federati. Adesso, invece, nonostante le circostanze, il partito è uscito relativamente indenne dall’esperienza di governo.

Al di fuori degli ambienti ad essi tradizionalmente vicini, Alleanza 90/I Verdi non sono ancora riusciti a riconquistare il controllo della propria immagine, ancora relativamente positiva al momento delle europee del 2019 e delle politiche del 2021. Ciononostante, Robert Habeck, grazie alla sua personale popolarità e ai suoi grandi sforzi per stabilire una comunicazione rispettosa anche sul piano umano, è riuscito a distendere almeno in parte la situazione. E se nell’estate del 2024 il partito aveva toccato il fondo, come si evince dai risultati delle elezioni europee, comunali e di alcuni parlamenti federali, adesso, nonostante le circostanze, è uscito relativamente indenne dall’esperienza di governo.

Proprio questo contrasto tra incitamento all’odio da una parte e comunicazione empatica dall’altra ha scatenato un’ondata di solidarietà mai vista, che ha portato ad un aumento del numero di iscritti ed iscritte ai Verdi. Al momento del voto le persone iscritte erano quasi 170.000, di cui un quarto (42.000) unitesi al partito nei tre mesi intercorsi tra la caduta del governo uscente a novembre 2024 e le elezioni. Recentemente, la Sassonia è diventata il primo stato in cui i Verdi hanno più iscritti ed iscritte rispetto alla SPD: potremmo davvero essere ad un punto di svolta storico. Non è dato sapere se una data elettorale più lontana o una campagna elettorale più lunga avrebbero consentito ai Verdi un ulteriore allargamento della propria base sociale.

Può darsi che, se al momento opportuno avesse dato seguito all’appello di escludere a priori la possibilità di coalizzarsi con la CDU/CSU, il partito avrebbe arginato l’esodo di elettori ed elettrici verso la Linke. Ma il senso di responsabilità nei confronti di chi abita la Germania e l’Europa fa della disponibilità a governare al fianco delle altre forze democratiche un obbligo: fare le “anime belle” evitando di scendere a compromessi con le altre forze democratiche equivarrebbe a fuggire dalle proprie responsabilità.

Affinché Alleanza 90/I Verdi riesca a mantenere la propria capacità di progettare il futuro e a ridisegnare la propria immagine pubblica appaiono necessari, tra le altre cose, le seguenti manovre:

  • Riorganizzare i processi decisionali interni al partito, ai suoi organi e ai suoi meccanismi, in modo da accogliere input e feedback delle nuove leve e da attivisti e attiviste di lunga data, pur rimanendo linguisticamente e culturalmente accessibili per la società civile nel suo insieme. Affinché nella società possano avere luogo processi decisionali ampi e si riescano a trovare dei compromessi, è fondamentale che anche altri partiti e categorie sociali discutano delle proprie priorità per il futuro.
  • Esplicitare e discutere le aspettative riguardanti un’eventuale partecipazione dei Verdi al governo. Ai processi decisionali dovrebbe affiancarsi un dibattito sulle aspettative di iscritti ed iscritte, elettori ed elettrici, e simpatizzanti per quanto riguarda l’eventuale partecipazione del partito a quello che sarà (inevitabilmente) un governo di coalizione, nonché sulle aspettative suscitate o smorzate dalla leadership politica. Sembrerebbe che le divergenze sui temi-chiave del partito, come il clima o l’immigrazione, non siano tanto il risultato di diversi obiettivi politici che convivono al suo interno, quanto l’effetto di valutazioni fondamentalmente diverse rispetto a quanto sia o non sia possibile ottenere, anche nel più ampio contesto dei processi decisionali europei, partecipando ad un governo di coalizione.
  • Aprire nuovi canali di comunicazione in risposta al mutato paradigma dell’opinione pubblica. Da anni, portali e canali soprattutto tendenti a destra e non di rado sostenuti dalla lobby dei combustibili fossili o dall’estero, incitano all’odio contro Alleanza 90/I Verdi e la sua leadership, distorcendone profondamente l’immagine. Le conseguenze si vedono chiaramente anche nelle emittenti pubbliche e nell’ormai ridotta stampa regionale. Si tratta quindi di trovare nuovi canali che non si limitino a reagire ai messaggi d’odio e violenza o a tentare di correggere rappresentazioni fuorvianti.

Con l’enorme aumento degli iscritti e delle iscritte, appare possibile organizzarsi a livello di quartieri o di piccoli centri, acquisendo visibilità laddove finora il partito non era presente. Decostruire lo spauracchio, ossia l’immagine distorta dei Verdi diffusa da fonti terze, sarà più semplice se il partito riuscirà a radicarsi sul territorio e a comunicare con la gente. Inoltre, impegnarsi a livello territoriale e regionale partecipando alle attività di una società civile aperta può servire a costruire e rafforzare la fiducia nella pratica democratica.

III. Alla luce della situazione mondiale, tutti e tutte devono rendersi disponibili al compromesso per trovare soluzioni

Proprio alla luce della situazione globale, sono molte le persone che, in Europa ed oltre i suoi confini, guardano alla Germania: nonostante tutte le Cassandre e le loro profezie sulla litigiosità dei governi di coalizione, infatti, finora l’ordinamento sociopolitico tedesco ha goduto di una certa stabilità.

Ora si tratta di far funzionare questo ordinamento sociopolitico anche in un momento particolarmente difficile: si riuscirà a formare un nuovo governo in tempi ragionevoli? Questo governo saprà trovare i necessari compromessi, riuscirà a lavorare e a prendere decisioni efficaci e praticabili? E saprà indicare la strada all’Europa e al mondo, essendo al contempo un partner affidabile

Richiedi prestito online

Procedura celere

 

Un nuovo governo di coalizione sarà efficace solo se si dimostrerà in grado di fare compromessi seri, che necessariamente scontenteranno qualcuno ma sapranno anche trovare soluzioni concrete a problemi reali, anziché limitarsi ad incarnare la posizione risultante delle tante diverse espresse in campagna elettorale.

Per prendere decisioni politiche importanti, la cui rilevanza andrà talvolta ben oltre i confini tedeschi, non basterà una risicatissima maggioranza parlamentare, che obbligherebbe il governo a ricorrere continuamente alla collaborazione costruttiva dell’opposizione democratica e del Bundesrat (camera alta del parlamento).

Peraltro, uno stile di governo autoritario, basato su misure quasi impossibili da attuare, dai dubbi benefici e dai costi incalcolabili, oltre che illegali e oltraggiose per i nostri vicini europei, non servirà certo a rafforzare la fiducia nella politica e nella sua capacità di risolvere i problemi – né tanto meno ad arginare l‘AfD (dal cui arsenale provengono le suddette misure) o a rimuovere le difficoltà di partenza.

Con la sentenza del 2023, la Corte costituzionale ha messo fine ad una prassi consolidata dei governi Merkel e Scholz, che tentavano di ricucire almeno temporaneamente le divergenze politiche distribuendo denaro a pioggia, ad esempio finanziando sia la costruzione di nuove piste ciclabili che l’ampliamento delle autostrade. In questo modo, né in Parlamento né a livello sociale si è mai raggiunto l’obiettivo di affrontare la polarizzazione risolvendo i conflitti con decisioni che delineassero una direzione per il futuro. Eppure, in una democrazia parlamentare, è proprio durante le trattative per formare coalizioni o per allocare risorse che bisognerebbe discutere a fondo e comunicare per bene le decisioni che determineranno il nostro futuro. E un lungo ed impegnativo dibattito volto a prendere questo genere di decisioni vitali per il futuro troverebbe un pubblico interessato e partecipe nella maggioranza silenziosa che per Steffen Mau (coautore di “Triggerpunkte”) è ancora democratica. Lo spazio per un compromesso costruttivo e praticabile esiste anche per quanto riguarda la riforma, attesa da tempo, del “freno al debito” che, per come è concepito adesso (e per come è stato in parte interpretato dalla Corte costituzionale), più che sostenere, ostacola l’attuazione di politiche rivolte alla costruzione di un possibile futuro.

Cercare di trovare soluzioni serie, ascoltare, comunicare in maniera trasparente, rispettarsi a vicenda, essere disponibili al compromesso, fare scelte sostenibili, dimostrarsi affidabili: ecco le premesse per un governo di successo. Premesse assenti – o perlomeno mal comunicate – nel caso della coalizione uscente. Un nuovo governo di coalizione sarà efficace solo se si dimostrerà in grado di fare compromessi seri, che necessariamente scontenteranno qualcuno ma sapranno anche trovare soluzioni concrete a problemi reali, anziché limitarsi ad incarnare la posizione risultante delle tante diverse espresse in campagna elettorale. Una politica di questo tipo, orientata al compromesso, dovrà distribuire nella maniera più equa possibile l’inevitabile scontento e gestire con il necessario rispetto gli inevitabili conflitti.

Al momento di riportare i compromessi raggiunti, i media si limitano spesso a chiedersi quale partito o quale gruppo parlamentare abbia “portato a casa il risultato”. Eppure, per la società civile sarebbe ben più importante che i mezzi d’informazione verificassero l’effettiva capacità delle soluzioni proposte a risolvere i problemi reali, perché solo così può crescere la fiducia. Ad aprire la strada per una maggiore fiducia nelle istituzioni, infatti, sono processi politici più partecipati, iter decisionali più rigorosi, trasparenti e flessibili, e risultati che dimostrino alla cittadinanza l’efficacia politica del buon governo..


Questo articolo, apparso inizialmente sul sito www.boell.de, è stato tradotto dal tedesco da Susanna Karasz ed edito da Elena Pioli | Voxeurop



Source link

Sconto crediti fiscali

Finanziamenti e contributi

 

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link