Conceicao: “Ho 13 titoli ma si parla solo di me: se mi mandano via faccio le valigie! Non è giusto…”

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MENTALITÀ – “È proprio così. Hai fatto un ragionamento perfetto. Noi siamo connessi con la partita, siamo compatti, sappiamo dove pressare l’avversario, siamo corti con la linea difensiva per permettere ai nostri centrocampisti di avere spazio tra le linee, partendo dove pensavo che loro avrebbero sofferto la profondità: abbiamo fatto gol così. Abbiamo spinto negli spazi laterali, ricordo due episodi nel secondo tempo che dovevano avere altro esito. Quando siamo in partita giochiamo come ci siamo preparati, stiamo bene, arriviamo ai 30 metri con facilità. E poi ogni tanto succedono questi episodi, sia per colpa nostra e anche per colpa di altri… Mi dispiace parlare così oggi perché non è solo l’arbitro il colpevole di questa sconfitta. Ma succedono sempre questi episodi, sembra che siamo nel fuoco durante la partita. È una questione mentale. Oggi a livello di questo atteggiamento di cui parlano tanti allenatori noi l’abbiamo avuto, ma questi piccoli episodi succede che sono negativi per noi e molto positivi per gli altri”.

ARBITRO – “Il criterio, si parla di criterio e di falli che prima ci sono e poi non si fischia per niente quando per me. Ma anche gli arbitri, come gli allenatori, commettono errori. Questi piccoli episodi hanno un peso grande: abbiamo bisogno di risultati positivi anche per l’ambiente, non è per niente facile”.

VOCI ESONERO – “Tutti i giorni si parla della mia situazione qua, non è giusto. Nei 5 anni passati ho giocato contro 5 squadre italiane, e ho giocato contro squadre italiane molto ben orientate per Sarri e per Pioli, ma sono sempre passato con una squadra di livello più basso. Solo contro l’Inter no, ma poi loro sono arrivati in finale di Champions. So cosa voglio, so cosa posso fare. Vedo tanta gente parlare della mia situazione, ma la mia situazione è semplice. Mi dicono “Non servi più”, allora prendo la valigia e vado via. Non prendo neanche un euro in più. Io sono tranquillo, voglio tranquillizzare le persone. Non arrivo dal nulla: ho quasi 100 partite in Champions League, ho vinto 13 trofei, ma tutti i giorni si divertono a parlare di me. Ho famiglia, ho gente che mi è vicino e loro vedono tante cattiverie su di me e non è giusto. Scusate lo sfogo”.

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PRESTAZIONE – “Io penso che sia stata una partita molto competitiva, il Bologna è una squadra da Champions. Abbiamo fatto un buon primo tempo, siamo arrivati al gol e abbiamo avuto occasioni. Poi ci sono questi episodi: alcuni per colpa nostra come a Torino e col Feyenoord, altre per errori degli arbitri o del VAR se l’arbitro non vede. Veramente non capisco, anche il secondo gol… L’ho visto: la palla è uscita. Manca leggerezza, manca tranquillità nell’ambiente su questi episodi. Nelle ultime partite sono incredibili gli episodi che ci succedono: per la squadra avversaria sono gol, per noi no. Non è che mi lamento o piango. Dovevamo fare di più nel secondo tempo, ma gli episodi influiscono tanto sulla squadra”.

SPOGLIATOIO – “Ho visto alla fine uno spogliatoio triste, frustrato per questo risultato. Loro volevano veramente il risultato e avevo sentito una energia positiva. Io do tutto me stesso. Tutti i giorni si parla di me, se sono confermato o meno. Se la società mi manda via, faccio le valigie e vado. Io non sono rispettato, sono molto criticato; vedo interviste di altri allenatori nel giorno della partita. E io queste cose non le farei. Ho 13 titoli, ho sempre giocato bene contro le italiane, tranne con l’Inter. Non è che sono arrivato qui dal niente: abbiamo bisogno io e il mio staff di un po’ di rispetto. Io sono qua oggi fino a non so quando, il Milan continua. Ma io ho bisogno di rispetto. Quando torno da Milanello, la mia famiglia mi chiama per chiedermi cosa succede. Possiamo parlare di calcio, ma quando si parla di altre cose con cattiveria non mi piace”.

FRUSTRAZIONE – “Mi sento frustrato? Molto. Sono arrabbiato per la situazione. Ma tutti gli allenatori quando lavorano tanto e non vincono sentono lo stesso tipo di emozione. Giorno, notte… Domani prepariamo la Lazio: è così la vita dell’allenatore. Si è creata questa nuvola sul Milan e si esce con i risultati, non conosco un’altra strada. Sta a noi essere più forti degli episodi. Ai tifosi non interessa se sono frustrato o no, se lavoro 10 ore al giorno o meno, ma se si vince. Fin quando avrò la forza di continuare, lo farò. Se la società pensa che non lo possa fare più, mi sta bene così”.





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