«Milano, nel Giubileo guarda alla vita con positività» – Chiesa di Milano

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Milano ha bisogno di speranza? Sì, certo. Ma come vivere il Giubileo nella grande benedetta, maledetta città? L’Arcivescovo parte dall’interrogativo che dà il titolo a una serie di appuntamenti di alto livello proposti dalla Basilica di Sant’Ambrogio – «Quale Giubileo per la città di Milano?» – per affrontare il tema complesso di come testimoniare la speranza nella realtà metropolitana di oggi. Serata che si inserisce nel ciclo proposto dalla Basilica anche con percorsi tematici e dedicati a diverse età e che vedrà, a marzo, gli Esercizi spirituali predicati da don Luigi Maria Epicoco sulle “Figure di speranza”.

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Il Giubileo come offerta di riparazione

Lo spiega in apertura l’Abate, monsignor Carlo Faccendini, che ricorda la presenza dell’Arcivescovo in Basilica per l’annuale Discorso alla Città «e la possibilità, offerta stasera serata, di poterlo ascoltare una seconda volta». E il cuore della riflessione di monsignor Delpini non poteva che essere, allora, sul Giubileo come «offerta di un anno di grazia».

«La parola “peccatore”, nella lingua corrente, suona oggi come astrusa e rara. Il Giubileo ha a che fare con il peccato, ma chi si riconosce peccatore? A chi interessa il rapporto con Dio?». Eppure, prosegue l’Arcivescovo, «nella folla degli indifferenti, di quelli che compatiscono questi discorsi, si fanno avanti quelli che dicono: “A me interessa il rapporto con Dio”. Il peccato non è solo una trasgressione, non è solo una debolezza, una cattiva abitudine. È il pentimento per i pensieri, le azioni, le omissioni che ci rendono estranei a Gesù e desiderosi di ritrovarlo, di avvicinarsi a Lui, di sentirsi ancora dire: tu sei mio amico, io vi ho chiamato amici».

Da qui il Giubileo come «anno in cui è offerta la grazia del perdono e della riparazione». «Di fronte alle spoglie di Sant’Ambrogio, noi sentiamo la commozione per un uomo che ha tanto sofferto, parlato per convincere che abbiamo bisogno di Gesù per essere salvati. Gesù ci salva perché ci rende partecipi della vita di Dio, essendo lui veramente Dio. A 1700 anni dal Concilio di Nicea, che sancì Gesù vero Dio e vero uomo, contro l’eresia ariana di cui Ambrogio fu fiero e strenuo oppositore, «celebrare il Giubileo vuol dire concentrarsi su Gesù».

L’Arcivescovo parla ai fedeli (Agenzia Fotogramma)

La speranza come espressione positiva della vita

Ma cosa è la speranza a Milano? «A me sembra che, talvolta, sia una specie di esortazione a essere positivi, intraprendenti, fiduciosi, che sia il diritto di esprimere un proprio desiderio. Forse, questa enfasi su quello che siamo sempre stati capaci e siamo capaci di fare, fraintende l’idea della speranza che è il modo di rispondere a una promessa, desiderando il dono che Dio vuole farci: credere che esiste la speranza affidabile – Spes non confundit, “La speranza non delude”, si intitola la Bolla di indizione giubilare – e che, dunque, la speranza a che fare con la vocazione. La difficoltà di Milano ad avere speranza è quella di non credere in Dio – affonda monsignor Delpini -. Il Giubileo è la grazia di sperimentare che è possibile deporre il debito, il peso della vita, della storia, del peccato, accogliendo la parola della riconciliazione. I nostri debiti sono rimessi, anche dobbiamo rimettere i debiti ai nostri debitori».

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Liberi dal peso della vita quotidiana

Ovvio il riferimento al «peso» della vita quotidiana. «Come la famiglia gravata da un debito sproporzionato può essere stremata, così ogni persona può trascorrere i giorni avvertendo la pesantezza di situazioni, di persone, di condizioni di salute. Finalmente possiamo camminare liberi e lieti. Questo è il senso fondamentale del Giubileo, di cui un tratto caratteristico è il pellegrinaggio, così come i Vescovi lombardi illustrano nella pubblicazione di Centro Ambrosiano, L’Abc del Giubileo – Pellegrini di speranza in terra lombarda».

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«Il pellegrinaggio ha come meta dei luoghi indicati: la Porta Santa in Roma e le chiese giubilari nelle Diocesi – continua l’Arcivescovo -. Nella nostra le chiese giubilari in totale, diffuse in tutte le Zone pastorali, sono 15, 3 a Milano: il Duomo, la basilica di Sant’Ambrogio e il santuario di Santa Maria presso San Celso».

Essere pellegrini di speranza

«Per essere parte dei pellegrini di speranza c’è bisogno che ciascuno di noi vada in Duomo, si confessi, partecipi alla Messa, preghi per il Papa, al fine di ricordare che la Madonnina non è solo un simbolo da fotografare, ma un’immagine della nostra fede. Raggiungete San Celso, con l’immagine della Madonna dei Miracoli che ha dato sollievo alla città provata, recitate il rosario e venite in Sant’Ambrogio, dite il Credo niceno-costatinopolitano dove si dice che Gesù è della stessa sostanza del Padre e si parla dello Spirito Santo. Per accogliere la grazia della riconciliazione, la Chiesa indica, infatti, le condizioni per disporsi a ricevere grazia: il cammino che si compie verso una porta santa o verso una chiesa giubilare; la confessione e la comunione; la pratica dell’indulgenza plenaria che comporta la preghiera per il Santo padre, papa Francesco, punto di riferimento per tutta la Chiesa, per il quale, in questo momento particolare, sentiamo ancora più forte l’affetto».  



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