Violenza sulle donne, abbandono di rifiuti, incendi boschivi (quasi sempre dolosi). L’emergenza criminalità , la tutela della sicurezza. Il grande lavoro di “prossimità” necessario a diffondere semi di legalità. A trasmettere quotidianamente un messaggio di vicinanza dello Stato anche nelle più piccole comunità. Il lavoro è immenso. E il prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, ha iniziato a “studiare” e fare sul serio ancor prima di insediarsi. Prosegue ora senza soluzione di continuità: mille idee, numerose comunicazioni, una interlocuzione costante con i sindaci. E poi una grande considerazione dell’importanza che ha la comunicazione. Ieri pomeriggio la visita nella redazione di Quotidiano, per un “forum” con la partecipazione di tutti i giornalisti presenti che è stato occasione di riflessione sui punti di maggior rilievo e sulle priorità. Sulle note dolenti e sulle eccellenze di un territorio complesso per conformazione geografica, per istanze, esigenze e anche – va rilevato – per devianze.
Prefetto Manno, si è insediato agli inizi di ottobre e ha subito dovuto fronteggiare più di qualche emergenza.
«Mi è bastato poco per inserirmi. Ma devo dire che è stato un periodo intenso, qui non ci si annoia».
Una fra tutte?
«L’abbandono dei rifiuti, che provoca conseguenze per la salute e fornisce un’immagine bruttissima anche in relazione all’offerta turistica. Ad aprile è prevista una iniziativa con il vostro “Sporchiamoci le mani” e ci saranno poi anche numerosi incontri con le scuole. Certo, c’è bisogno di collaborazione da parte dei Comuni. Un mese fa ho inviato le bozze di convenzione perché si individuassero gli agenti di polizia locale da formare sul contrasto all’abbandono e sulle tematiche ambientali: il procuratore generale e il procuratore della Repubblica hanno garantito la propria disponibilità in tal senso, per fornire strumenti tecnici al personale. Pochissimi Comuni hanno risposto, inviandoci gli elenchi dei vigili. Bisogna insistere».
Saranno forse spiazzati dalla sua idea di “prossimità”? È un prefetto molto presente. Lo abbiamo visto a Neviano, a Presicce Acquarica. A Melissano.
«Ci sono stato, sono tornato a distanza di una settimana. Ora a fine mese ci sarò ancora, nelle scuole, con don Antonio Coluccia, per parlare di legalità. È quella la strada. Lo abbiamo fatto a Presicce Acquarica, a Melissano. A Casarano: l’idea di installare telecamere di sorveglianza allo stadio è stata molto utile, così come lo è il concetto di difesa passiva e di guardiania per le zone industriali e per i centri commerciali. Stiamo ragionando su un progetto al centro commerciale di Surbo, proprio per prevenire episodi predatori. Ho incontrato in prefettura tutti i commercianti».
E in vista dell’estate?
«Stiamo aspettando la circolare del ministero con le linee guida che sono state approvate. Abbiamo predisposto un piano operativo: l’afflusso è un problema molto grosso sia a Lecce che in provincia. Con il Comune capoluogo si sta pensando a una zonizzazione delle aree con maggiore presenza di esercizi pubblici, sì da implementare i servizi. Ci saranno controlli straordinari anche sulla musica e sui limiti orari. Vogliamo puntare molto sul contrasto allo spaccio di stupefacenti. Bisogna debellare le piazze di spaccio: le ultime operazioni delle forze dell’ordine nascono da una direttiva precisa del ministero dell’Interno che ci chiede di porre la massima attenzione al problema».
Volendo tracciare un primo bilancio, qual è la peculiarità del territorio che le salta agli occhi?
«Gli incendi notturni sono purtroppo un fenomeno tipico del territorio. Ma ciò che mi ha sconvolto, dato per me inedito in questa misura, è la violenza sulle donne. I maltrattamenti in famiglia e il numero di denunce che vengono sporte: abbiamo attivato ad oggi più di 1.200 misure tutorie e dispositivi di vigilanza per le vittime. Peggio di Milano, non ho mai visto una cosa del genere».
Che idea si è fatta? Accade perché sono troppi gli episodi di violenza o per via di una maggiore propensione delle vittime alla denuncia?
«Senza dubbio, a seguito dell’episodio gravissimo dell’omicidio di Giulia Cecchettin, c’è stato un cambio di passo e la sensibilità è migliorata. Penso tuttavia che ci sia un fattore culturale da considerare e anche qui dobbiamo impegnarci. Ho chiesto al regista Alessandro Valenti di realizzare, magari con l’aiuto delle associazioni di categoria, uno spot ambientato nel contesto salentino. Parola d’ordine, sensibilizzare: penso anche all’uso della violenza per risolvere i conflitti di altro genere. Un fenomeno per altro trasversale, che non deriva sempre da situazioni di disagio. Attraversa tutti i livelli della società».
Parlando di “stato di salute” del territorio, lei ha fatto una importante strigliata ai sindaci in tema di registri dei tumori.
«Ho appreso dal direttore generale della Asl, Stefano Rossi, che era stato realizzato un atlante dei tumori, inviato ai sindaci per discutere poi delle correlazioni tra ambiente e insorgenza del cancro. Per ragionare sui fattori di maggiore impatto, sugli stili di vita e sull’alimentazione. Un lavoro di analisi molto importante, presentato in un incontro dedicato: la partecipazione dei Comuni è stata scarsa e non l’ho apprezzato».
Dalla riflessione, tuttavia nascono le iniziative più proficue.
«Sì. Va detto che stiamo realizzando una bella iniziativa in tema di assistenza sanitaria in carcere. Abbiamo chiamato a raccolta una sessantina di associazioni che hanno risposto con entusiasmo e hanno dato la propria disponibilità a collaborare all’interno dell’istituto penitenziario di Lecce. Riusciamo così a garantire una presenza costante, dando un apporto sistematico: devo dire che il terzo settore è un’eccellenza del territorio che va sostenuta, coordinata e messa in rete. Anche per mirare al reinserimento dei detenuti. Alcune aziende del settore alberghiero hanno deciso di assumere personale fra le persone ristrette, l’Università collabora per la formazione, i medici in pensione hanno garantito la propria presenza per le visite mediche. Tutto ciò serve anche a tutelare l’ordine pubblico, a evitare caos e rivolte».
Cos’altro?
«Il 27 febbraio, in Confindustria, parleremo di ludopatia con diversi esperti che si occuperanno di formare i docenti delle scuole perché individuino tempestivamente i campanelli d’allarme. Tra i ragazzi la piaga è diffusa, ma anche fra gli adulti. Lì si annida il rischio che si insinuino fenomeni di racket e di usura. E allora facilitare l’accesso al credito può essere un rimedio, soprattutto per coloro che sono caduti nella rete dell’insolvenza e hanno difficoltà ad accedere ai prestiti in forma legale. Su questo esiste già un gruppo di lavoro dedicato: serve spronare alla denuncia ed evitare che si cada nella trappola della malavita organizzata, molto presente in Salento».
Ecco, la criminalità organizzata: com’è la situazione?
«Non siamo ai livelli degli anni ‘90, questo va specificato. Ma i sodalizi criminali ci sono, sono dediti ad attività illecite: all’attività di spaccio, all’usura, al racket. Fenomeni che non vengono denunciati. Per questo le associazioni di categoria sono importanti, per fare scudo e fronte comune a tutela degli imprenditori che trovano il coraggio di denunciare».
Si parla tanto, e lei lo ha fatto subito dopo l’insediamento, del rischio di infiltrazione. Di collusioni, di contatti pericolosi tra la criminalità e la politica.
«Puntiamo molto sulla cultura della legalità e della trasparenza. A dicembre ho inviato una circolare a tutti i Comuni con sollecitazioni al rispetto della normativa antimafia: molto spesso gli elementi che riguardano i titolari di concessioni e autorizzazioni non vengono inseriti nella banca dati nazionale. L’omissione limita il controllo e la possibilità di procedere con gli accertamenti ed eventualmente con le interdittive che consentono la revoca delle licenze. È una pratica sottovalutata: qualcuno pensa che non sia necessario in assenza di un rapporto diretto tra privati e pubblica amministrazione. Ma non è così. Ormai la criminalità si inserisce nel tessuto economico-produttivo e ricicla il denaro proveniente dalle attività illecite proprio nella gestione delle attività commerciali».
Ci sono stati periodi in Salento in cui le interdittive antimafia disposte erano numerosissime. È stata modificata la normativa, sembra si siano ridotte.
«Lo ha detto anche il procuratore della Repubblica Giuseppe Capoccia al momento del suo insediamento. L’ampia discrezionalità concessa dalla norma va ancorata a criteri di concretezza e attualità degli elementi di contiguità con la criminalità organizzata e con un reale pericolo di infiltrazione mafiosa. Nel 2023 e nel 2024 sono stati spiccati 27 provvedimenti: una decina di interdittive e una quindicina di misure di prevenzione collaborativa. Dunque il problema esiste, ma l’accertamento è molto più oculato. Abbiamo voluto rafforzare il sistema antimafia anche con una serie di convenzioni: a breve ne firmeremo una con l’Associazione carabinieri in pensione e giungeranno in prefettura tre militari esperti in materia di criminalità organizzata, oltre a un finanziere, per collaborare con gli uffici».
Nella missiva inviata ai Comuni, ha indicato anche i settori in cui si concentrano le maggiori criticità: alloggi popolari, rifiuti.
«Abbiamo fornito elementi sull’analisi del contesto esterno al fine di redigere i piani triennali anticorruzione, evidenziando anche gli esiti di specifiche operazioni di polizia giudiziaria. Abbiamo realizzato un report dettagliato, per far sì che determinati uffici potessero essere maggiormente attenzionati. È stata prospettata ai Comuni la possibilità di gestire la riscossione dei tributi con l’Agenzia delle Entrate. Inizialmente, nessuna risposta. In un secondo momento sono giunte richieste e adesioni: una trentina, è già un bel risultato. Si è compreso che tale percorso è una forma di tutela anche per gli amministratori da ipotesi e ombre di gestioni clientelari».
Collegato all’anticorruzione e alle interdittive per le aziende, è il tema caldissimo dello scioglimento di Comuni sempre per il rischio di infiltrazioni della criminalità. Si sta discutendo di riformare la disciplina. Cosa ne pensa?
«Il nostro ministro è particolarmente attento al tema, si ritiene che lo scioglimento dei consigli comunali sia una extrema ratio. Bisogna sempre cercare di salvaguardare il risultato democratico. Solo presenza di situazioni disastrose di contiguità o di ingerenza molto forte non si può far altro che intervenire».
Il Salento è stato terra di numerosi scioglimenti. Ora il numero di procedimenti di accesso agli atti per i controlli antimafia è pari a zero. Il rischio è diminuito?
«Non ho sentore di situazioni gravi, al momento. Ci impegniamo a sensibilizzare le amministrazioni sui possibili rischi, sulle ingerenze nei settori chiave: le concessioni balneari, le attività commerciali che risultano appetibili per la criminalità organizzata. È chiaro che i Comuni debbano fare la propria parte».
Fin qui, tante storture. Cosa crede invece che vada posto in evidenza come valore aggiunto del territorio?
«La Chiesa lavora molto bene in ottica di sostegno alle famiglie e anche sotto il profilo della prevenzione, della cultura della legalità, del coinvolgimento dei ragazzi. Ho trovato una Chiesa molto attenta, in tutte le diocesi che ho visitato. Pregevoli i progetti che vengono sviluppati dalle Caritas diocesane. Da soli non si va da nessuna parte. È necessario fare rete, creare sinergia, collaborazione, collegamenti».
Voltando pagina: questo è un territorio pieno di strade e di veicoli In Salento, se ci fosse il partito degli automobilisti, sarebbe forse il più potente. Una grande criticità è il traffico. Qual è il punto di equilibrio tra la repressione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale? Il riferimento è anche all’utilizzo degli autovelox.
«Il punto di equilibrio è nella responsabilità del conducente: anche su questo si collabora con le polizie locali per predisporre attività di controllo e di repressione di fenomeni di guida in stato di alterazione. Abbiamo cercato di creare un’azione coordinata sul tutto il territorio. Quanto agli autovelox, i requisiti richiesti rendono più difficile l’installazione di nuovi dispositivi. Sono un buon deterrente ma non si può militarizzare in modo capillare il territorio».
Con l’estate alle porte, ritorna il tema dei parcheggi costieri. Quest’anno la questione è stata affrontata in anticipo. Vi siete mossi in tempo.
«C’è coordinamento con l’ufficio Parchi, con la Regione e la Soprintendenza. Faremo riunioni specifiche. Il decreto di coesione ha previsto la possibilità di prorogare le procedure semplificate, a prescindere dai vincoli ambientali, fino al dicembre 2026. Ma se i Comuni vogliono adottare dei progetti di mobilità più a lungo termine devono muoversi per tempo: sono procedimenti lunghissimi. Il rischio è un uso scellerato dei parcheggi, delle aree: tutti vogliono postare in prossimità della spiaggia, con ciò che ne consegue per le dune e per il paesaggio. È un ambito che va disciplinato con percorsi di mobilità integrati e sostenibili che vanno autorizzati da Regione e Soprintendenza. Gli enti hanno dato disponibilità e mostrato apertura: sono i sindaci che ora devono provvedere. Gallipoli e Otranto hanno già presentato i piani di mobilità ei procedimenti sono in corso. Anche Melendugno ha fatto un ottimo lavoro. Va ricercato e trovato anche qui un punto di equilibrio, che tenga conto del necessario contemperamento di interessi: l’esigenza dei fruitori della costa e la tutela ambientale e paesaggistica. Oltre alla sicurezza e alla indispensabile prevenzione degli incendi».
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