‘Uccidere tutti gli uomini della Striscia di Gaza’, frase shock del vicespeaker della Knesset – Medio Oriente

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Hamas ha annunciato che “è stato raggiunto un accordo per risolvere il problema del ritardo del rilascio di 602 detenuti palestinesi in cambio di quattro ostaggi israeliani deceduti”. Lo scambio, che sarà supervisionato dall’Egitto, dovrebbe avvenire oggi o domani. Una fonte israeliana ha detto ad Haaretz che probabilmente avrà luogo questa sera al valico di frontiera di Kerem Shalom, mentre secondo l’emittente palestinese Quds – affiliata ad Hamas – avverrà giovedì.

 

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La prima fase dell’accordo tra Israele e Hamas sta per terminare, e con questa la tregua a Gaza. Ma i colloqui per prolungarla o avviare la fase due sono ancora in alto mare, con l’esecutivo di Benyamin Netanyahu che sembra scaldare i motori per riprendere la guerra nella Striscia. Il vicepresidente della Knesset – ed esponente del partito del premier, Likud – Nissim Vituri è andato ancora oltre con dichiarazioni shock alla radio degli ultraortodossi: “A Gaza vanno separati donne e bambini, e gli adulti eliminati”.

Prima della scadenza di sabato, però, restano da attuare gli ultimi passaggi dell’intesa – entrata in vigore il 19 gennaio – con la restituzione di quattro salme di ostaggi e il rilascio di 602 detenuti palestinesi dalle carceri israeliane, bloccato sabato scorso finché, ha spiegato il premier, Hamas non cesserà di spettacolarizzare la liberazione dei rapiti. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto nelle ultime ore: Hamas ha accettato di restituire giovedì gli ultimi quattro corpi previsti in questa fase e “senza troppa pubblicità”, riferisce Walla. Israele ha tuttavia fatto sapere che rilascerà i detenuti solo dopo che avrà verificato l’identità delle salme, per evitare il ripetersi dello sfregio subito la settimana scorsa, quando i terroristi hanno consegnato i resti di una sconosciuta di Gaza al posto di quelli di Shiri Bibas, la mamma dei due bimbi ostaggio tornati a casa in una bara nera. In precedenza, Channel 12 aveva riferito che la consegna dei corpi sarebbe avvenuta in due tempi e attraverso l’Egitto, proprio per evitare il macabro show riservato alle salme della famiglia Bibas e di Oded Lipshitz, il pacifista di 83 anni ucciso in prigionia dalla Jihad islamica e sepolto oggi nel suo kibbutz, Nir Oz, da dove era stato rapito.

La comunità internazionale ora preme perché la tregua a Gaza venga estesa e si passi rapidamente alla seconda fase dell’accordo, con il rilascio di altri ostaggi. Ancora in 63 restano nelle mani di Hamas, di cui 36 deceduti secondo l’esercito israeliano. L’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, aveva annunciato una visita in Israele per mercoledì proprio per incoraggiare l’estensione della prima fase, la ripresa dei colloqui e superare lo stallo dello scambio di prigionieri, ma secondo i media israeliani avrebbe rinviato la partenza per concentrarsi sugli sforzi diplomatici degli Usa per porre fine alla guerra in Ucraina.
Sul tavolo resta anche il futuro a lungo termine di Gaza una volta finita la guerra, con il presidente americano che vorrebbe trasformarla nella Riviera del Medio Oriente trasferendo i palestinesi altrove. “Non ci fermeremo a metà strada, torneremo indietro, colpendo il nemico, annientando Hamas, occupando la Striscia di Gaza, rimuovendo la sua minaccia per i cittadini israeliani, tornando a combattere, fino alla vittoria”, ha ribadito il ministro di estrema destra, Bezalel Smotrich, che spinge il premier a riprendere subito la guerra a Gaza. Ancora più duro è stato Vaturi, ai microfoni di Kol BaRama: i palestinesi “sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati, e gli adulti eliminati”, ha detto. Per poi suggerire di rendere Jenin, in Cisgiordania, come la Striscia: “Cancellatela”.
Dall’opposizione è intanto arrivata la proposta dell’ex premier Yair Lapid, secondo cui l’Egitto dovrebbe gestire la Striscia di Gaza per almeno otto anni, in cambio di un massiccio alleggerimento del debito estero, con un’opzione di estensione a 15 anni. Il Cairo dovrà anche “dirigere una forza di pace in partenariato con i Paesi del Golfo e la comunità internazionale” per garantire la sicurezza e completare il processo di smilitarizzazione totale della Striscia, mentre le minacce immediate sarebbero gestite da un meccanismo congiunto Israele-Egitto-Usa. Un piano che, secondo il leader dell’opposizione israeliana, “non contraddice” quello di Trump che prevede che “gli Usa e la comunità internazionale ricostruiscano Gaza”. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



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