La solidarietà ‘basata su evidenze’ e il ‘white savior’ – Il Dottor Mads Gilbert parla al FloodGate

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Dr. Mads Gilbert joins the Floodgate Podcast to discuss Israel’s systematic attacks on Gaza’s healthcare system. (Thumbnail: Palestine Chronicle)

By Romana Rubeo

Dr. Mads Gilbert analizza la crisi sanitaria di Gaza, il ruolo degli aiuti internazionali e l’impatto devastante del genocidio israeliano sull’aspettativa di vita nel suo intervento nel podcast FloodGate.

Nell’ultimo episodio del podcast FloodGate del Palestine Chronicle, il dottor Mads Gilbert, medico norvegese con una lunga esperienza di lavoro a Gaza, ha condiviso riflessioni allarmanti sulla crisi sanitaria in corso e sul vero significato della solidarietà.

Nell’intervista che ho condotto insieme al mio co-conduttore, l’intellettuale palestinese e direttore del Palestine Chronicle Ramzy Baroud, il dottor Gilbert ha affrontato una serie di temi, dagli attacchi israeliani diretti contro il personale sanitario alla necessità di decolonizzare la solidarietà e gli aiuti internazionali.

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Ecco i sette punti chiave della conversazione:

1. La distruzione del sistema sanitario è un attacco alla resistenza

Secondo il dottor Gilbert, l’obiettivo israeliano di colpire medici e ospedali non è casuale: si tratta di un attacco diretto alla resilienza palestinese.

Le infrastrutture sanitarie sono un pilastro fondamentale della vita di una società, e la loro distruzione mina profondamente il senso di sicurezza della popolazione.

“Distruggere il sistema sanitario significa, in un certo senso, colpire lo spirito interiore della resistenza, e ciò che abbiamo visto a Gaza non ha precedenti in nessuna guerra moderna.”

Ha dichiarato che “più di 1.000 tra medici, infermieri, paramedici, studenti di medicina e di farmacia sono stati uccisi”, spiegando che “essere un operatore sanitario a Gaza comporta un rischio di morte maggiore rispetto a quello di un civile.”

Oltre alla distruzione fisica, l’attacco israeliano a Gaza include ciò che Gilbert definisce un epistemicidio—un tentativo deliberato di cancellare il sapere medico palestinese.

“Un altro obiettivo degli occupanti è l’epistemicidio, ovvero l’eradicazione della conoscenza del popolo palestinese. Una parte fondamentale del sapere collettivo a Gaza è proprio quella legata alla sanità.”

Uccidendo i professionisti della sanità, Israele sta eliminando generazioni di competenze mediche accumulate, rendendo sempre più difficile la ricostruzione del sistema sanitario di Gaza.

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2. Il ruolo degli ospedali da campo nel deterioramento della sanità a Gaza

L’afflusso di ospedali da campo internazionali ha creato una frattura economica che, secondo il dottor Gilbert, ha sottratto risorse umane al sistema sanitario locale.

Riferendosi a un articolo che ha recentemente co-firmato, intitolato Realising Health Justice in Palestine: Beyond Humanitarian Voices, spiega come questi ospedali, spesso allestiti vicino alle strutture pubbliche esistenti, abbiano offerto stipendi significativamente più alti, causando un’emorragia di medici.

“Di fronte a un ospedale pubblico è stato allestito un ospedale da campo. I medici dell’ospedale pubblico a malapena ricevevano uno stipendio a causa della crisi finanziaria del Ministero della Salute, mentre quelli dell’ospedale da campo venivano pagati dieci volte tanto.”

Questa situazione obbliga i medici a scegliere tra la sopravvivenza economica e la permanenza nel sistema sanitario locale, aggravando la fragilità della sanità a Gaza.

Nonostante la disponibilità di fondi e risorse, questi ospedali temporanei “non appartengono al sistema sanitario locale” e “utilizzano risorse che dovrebbero invece essere impiegate per riparare e riaprire gli ospedali palestinesi, garantendo stipendi dignitosi agli operatori sanitari locali.”

3. La solidarietà basata su evidenze

Il dottor Gilbert sfida il modello tradizionale di aiuti umanitari, sottolineando l’importanza di quella che definisce solidarietà basata su evidenze.

“In medicina si applica la pratica basata su evidenze, ovvero si somministrano cure solo se supportate da solide ricerche. Quando parlo di solidarietà basata su evidenze, intendo dire che tutti noi, coinvolti nel movimento di solidarietà per la Palestina, dobbiamo studiare di più, approfondire, conoscere i numeri e saper contrastare le menzogne e la propaganda dell’hasbara.”

Secondo Gilbert, la solidarietà non è fatta di gesti simbolici, ma di un’attività di advocacy rigorosa e fondata su una comprensione approfondita della realtà sul campo.

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4. Come aiutare concretamente

Piuttosto che concentrarsi unicamente sull’invio di aiuti umanitari, Gilbert sottolinea l’importanza di un lavoro politico nei propri paesi di origine.

“La cosa più importante che faccio come medico norvegese non è andare a Gaza, ma lavorare instancabilmente in Norvegia, per educare le persone, fare advocacy ed essere parte del movimento di solidarietà che mira a cambiare la politica del mio governo. Questo è il contributo più grande che possiamo dare al popolo palestinese.”

Avverte inoltre contro il complesso del salvatore bianco negli aiuti internazionali:

“Il mio principio è: non pratico medicina umanitaria, pratico medicina della solidarietà. E la regola numero uno è: non andare se non sei stato chiamato.”

5. Il ruolo dell’industria degli aiuti internazionali

Con la ricostruzione di Gaza in discussione, Gilbert invita a un esame critico dell’industria degli aiuti internazionali.

“È necessario un dibattito sul ruolo dell’industria dell’aiuto umanitario, ora più che mai, mentre si discute la ricostruzione del sistema sanitario di Gaza.”

Evidenzia anche la straordinaria resilienza dei lavoratori sanitari palestinesi:

“Metà degli ospedali di Gaza sono oggi operativi, non a pieno regime ma funzionano. L’elenco delle strutture riaperte grazie agli sforzi del Ministero della Salute palestinese, dei sanitari e dei volontari è impressionante.”

Questa realtà smentisce la narrativa occidentale che dipinge il sistema sanitario palestinese come irrimediabilmente compromesso e dipendente dall’intervento esterno.

6. L’impatto del genocidio: un crollo dell’aspettativa di vita

L’effetto a lungo termine della guerra israeliana su Gaza è misurabile nelle conseguenze sulla salute pubblica. Gilbert cita uno studio pubblicato su The Lancet nel gennaio 2024, che evidenzia un drastico calo dell’aspettativa di vita.

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“L’aspettativa di vita è diminuita di 34,9 anni in soli 12 mesi. L’occupazione, i bombardamenti, la fame e l’assedio di Gaza hanno avuto un impatto così drammatico sulla salute pubblica che si perdono in media 35 anni di vita. Questo è l’effetto indiretto della pulizia etnica e della punizione collettiva.”

Un dato che, secondo lui, rappresenta una chiara manifestazione del genocidio in corso.

7. Il ruolo della comunità internazionale

Nonostante le prove schiaccianti dei crimini di Israele, i governi occidentali continuano a proteggerlo dall’obbligo di rendere conto delle proprie azioni. Gilbert denuncia l’ipocrisia della comunità internazionale:

“Le potenze mondiali non avrebbero mai accettato che 17.000 bambini ebrei israeliani venissero uccisi a Giaffa o Tel Aviv. Non avrebbero mai accettato l’uccisione di mille operatori sanitari israeliani.”

Esorta a mantenere la pressione su governi e istituzioni affinché il diritto internazionale venga applicato equamente. Citando Samora Machel, primo presidente del Mozambico indipendente, conclude:

“La solidarietà non è un atto di carità, ma un atto di unità tra persone che combattono su fronti diversi.”

(The Palestine Chronicle)

– Romana Rubeo è una giornalista italiana, caporedattrice del The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi in varie pubblicazioni online e riviste accademiche. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, è specializzata in traduzioni giornalistiche e audiovisive.



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