Il “mal d’Africa” che contagia il calcio europeo

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Nel calcio dei club i giovani talenti lasciano l’Africa per l’Europa, ma per le nazionali il fenomeno è al contrario

Sempre più giocatori cresciuti in Europa scelgono di rappresentare nazionali africane. Un esempio emblematico è il Marocco: all’ultimo Mondiale 16 giocatori su 24 erano binazionali, cioè nati in un Paese europeo da genitori africani. La Francia resta la principale fucina di talenti

26 Febbraio 2025

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Articolo di Vincenzo Lacerenza

Tempo di lettura 4 minuti

Chemsdine Talbi. L’ala del Brugge ha ammesso di non aver ancora scelto la sua nazionalità sportiva

C’è Chemsdine Talbi al centro di una battaglia a colpi di regolamenti e passaporti tra Belgio e Marocco. I Diavoli Rossi stanno provando il tutto per tutto per trattenere l’esterno classe 2005, ma i Leoni dell’Atlante hanno già pronto il piano per accaparrarselo.

La promettente ala del Club Brugge, che ha appena eliminato l’Atalanta dalla Champions League anche grazie alla sua doppietta, è al centro di una contesa tra le due federazioni, entrambe determinate a garantirsi il suo talento.

Già nel giro delle selezioni giovanili belghe, Talbi però ha sempre conservato un forte legame con le origini marocchine, lasciando aperta la porta a un possibile cambio di nazionale.

«Ho parlato con Belgio e Marocco, anche attraverso Vincent Mannaert (direttore tecnico dei Diavoli Rossi, ndr). Anche quando era a Bruges andavamo molto d’accordo, era sempre un piacere discutere con lui. So che devo fare una scelta, ma non sono ancora sicuro. Vedrò con calma», ha dichiarato ai microfoni di RTL Sports, subito dopo il passaggio agli ottavi di finale di Uefa Champions League.

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Del resto, se il corteggiamento del Marocco andasse a buon fine, non sarebbe certo la prima volta. Per dire: 14 dei 26 convocati del Marocco semifinalista all’ultimo Mondiale erano giocatori nati e cresciuti calcisticamente in Europa.

La Francia serbatoio di talenti

Il serbatoio più grande da cui attingere, però, non è il Belgio, ma la Francia. Lo scambio calcistico tra Africa e Francia è sempre stato intenso e reciproco. Molti giocatori cresciuti nell’Esagono scelgono di rappresentare nazionali africane, un fenomeno sempre più evidente.

Ai Mondiali qatarioti, ben 34 calciatori con passaporto francese hanno giocato per squadre africane, con la Tunisia in testa (10), seguita da Senegal (9), Camerun (8), Ghana (4) e appunto Marocco (3) tra le nazioni più rappresentate.

Se l’Algeria si fosse qualificata, il numero sarebbe stato ancora maggiore: la squadra nordafricana è da sempre una delle più legate ai talenti della diaspora e il trend è in crescita. Ad esempio, Houssem Aouar, che aveva disputato un’amichevole con la Francia nel 2020, nel 2023 ha sposato la maglia algerina, totalizzando finora anche 5 reti in 14 presenze.

Altri come Yacine Adli, invece, non hanno ceduto alle lusinghe delle radici, rifiutando la chiamata delle Volpi del Deserto: «Non voglio denigrarla, ma la Francia è il Santo Graal», ha motivato il centrocampista della Fiorentina con un passato al Milan.

Una scelta delicata  

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Il passaggio da una nazionale all’altra, comunque, è una decisione delicata, legata all’identità e alle opportunità di carriera. Paul-José Mpoku, che nel 2015 scelse la Repubblica democratica del Congo dopo aver giocato nelle giovanili del Belgio, ha raccontato così la sua storia di atleta a metà tra due nazioni: «Niente mi porterà via uno dei miei due paesi. È stato difficile scegliere, perché li amo entrambi».

Tuttavia, non sempre la scelta è emotiva. Spesso, infatti, a prevalere è il fattore tecnico, con i giocatori che valutano attentamente le possibilità di successo, optando alla fine per la nazionale in cui avranno verosimilmente più spazio per esprimersi.

Il rischio di scelte affrettate, infatti, è alto, come dimostra il caso di Munir El Haddadi: convocato dalla Spagna nel 2014, giocò solo 13 minuti, ma abbastanza da impedirgli di rappresentare il Marocco ai Mondiali del 2018. Solo un cambio di regolamento FIFA, nel 2020, gli ha permesso di giocare per i Leoni dell’Atlante.

Talenti binazionali sotto osservazione

Per evitare questi casi, le federazioni nordafricane hanno intensificato lo scouting in Europa. L’Algeria ha rilanciato il “progetto radar”, avviato dall’ex presidente Kheirredine Zetchi, con lo scopo di monitorare l’universo dei talenti binazionali. 

Osservato speciale, ovviamente, la Francia. L’Esagono è il principale bacino di talenti africani, tanto che nel 2011 Laurent Blanc propose di limitare la presenza di binazionali nei vivai per evitare fughe verso altre nazionali.

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Le sue dichiarazioni, in cui parlava di “quote etniche” e criticava il predominio di giocatori “grandi e potenti” di origine africana, sollevarono un vespaio di polemiche, portando alle dimissioni del direttore tecnico François Blaquart.

Ironia della sorte, la rinascita del calcio francese dopo il disastro di Knysna, però, è arrivata proprio grazie ai binazionali, molti di loro cresciuti nei centri federali. Uno su tutti: Kylian Mbappé, elogiato dal presidente Macron: «Grazie ai centri federali i club investono sui giovani indipendentemente dalle loro origini». 





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