Herpes Zoster, un italiano over 50 su due sottovaluta il rischio. L’indagine

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26 Febbraio 2025

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La metà degli italiani in buona salute non conosce la pericolosità dell’Herpes zoster, noto come Fuoco di Sant’Antonio. Lo rivela un sondaggio condotto da Ipsos Healthcare, per conto di Gsk, su 8.400 cittadini di 9 Paesi 


La metà degli italiani in buona salute non conosce la pericolosità dell’Herpes zoster, noto come Fuoco di Sant’Antonio. Lo rivela un sondaggio condotto da Ipsos Healthcare, per conto di Gsk, su 8.400 cittadini di 9 Paesi (Cina, Brasile, Italia, Giappone, Germania, Irlanda, India, Portogallo, Stati Uniti), tra i 50 ed i 60 anni. Mille gli italiani considerati. Sia che si tratti di uomini o donne over 50, sia che presentino patologie concomitanti – condizioni che aumentano il rischio di infezione – le idee sono confuse e i rischi sottovalutati. La maggioranza degli intervistati su scala internazionale in questa decade si sente più giovane di quanto dice l’anagrafe e, di conseguenza, a minor rischio. Per questo è ancora più importante conoscere la probabilità di sviluppare l’Herpes zoster e puntare sulla prevenzione, nell’ottica sia della salute del singolo sia della sostenibilità del servizio sanitario, limitando le spese per diagnosi e cura. Su questo si sono confrontati a Roma, a Palazzo dell’Informazione, gli esperti riuniti in occasione della Settimana della prevenzione dal Fuoco di Sant’Antonio – in programma dal 24 febbraio al 2 marzo – nel corso dell’evento ‘Non facciamo gli struzzi: chi è a rischio spesso lo sottovaluta o non sa’.

Per non nascondere il capo sotto la sabbia e far finta che il problema non ci riguardi – si legge in una nota – occorre partire dai dati scientifici. L’epidemiologia ci dice che: circa 1 adulto su 3 è a rischio di sviluppare un episodio di Herpes zoster nel corso della propria vita; l’incidenza e la gravità aumentano con l’età, con un progressivo incremento dopo i 50 anni, che diventa di 1 persona su 2 in chi ha più di 85 anni. Ma la prevenzione è possibile. Le persone a rischio per età o patologia possono vaccinarsi e la vaccinazione disponibile è sicura, efficace fino all’89% a 10 anni, con dati che mostrano una protezione anche oltre.

“La vaccinazione in età adulta e avanzata – afferma Enrico Di Rosa, direttore del Servizio Igiene e sanità pubblica Asl Roma 1 e presidente della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti) – rappresenta una strategia di sanità pubblica fondamentale per il singolo e per la comunità, anche alla luce del trend demografico del nostro Paese. Gli over 65 italiani rappresentano il 23% (oltre 4 punti percentuali in più rispetto alla media Ue) della popolazione totale. Nel 2050 si prevede che ne costituiranno fino al 35%. Secondo uno studio condotto dagli esperti di Altems Advisory (Università Cattolica del Sacro Cuore), se raggiungessimo gli obiettivi previsti dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale risparmieremmo 10 miliardi di euro annui di spese sanitarie, mancata produttività e altri costi correlati, che andrebbero ad accrescere il nostro Pil e la possibilità di investimento in altre priorità sanitarie. In quest’ottica la vaccinazione contro l’Herpes zoster è una soluzione per fare fronte in modo equo ai bisogni medici della comunità e della popolazione per continuare ad essere attiva e produttiva”. 

Le probabilità di sviluppare l’Herpes zoster aumentano con l’avanzare dell’età per il naturale processo di immunosenescenza. A prescindere dall’età, alcune situazioni molto diffuse – diabete, malattie reumatologiche o di condizioni che comportano uno stato di immunodepressione come le terapie per patologie onco-ematologiche – rappresentano un fattore di rischio. In Italia le malattie croniche interessano il 40,5% della popolazione (24 milioni). Hanno almeno 2 patologie croniche 12,2 milioni di italiani. Gli ultra 75enni affetti da una patologia sono l’85%, il 64,3% da 2 o più patologie. Con questa tendenza, si stima che nel 2028 i malati cronici saliranno a 25 milioni, mentre i multi-cronici saranno 14 milioni. Eppure dal sondaggio Ipsos, in questa popolazione, emerge addirittura un livello di conoscenza più basso rispetto all’intera popolazione dei sani: siamo al 49% .

Dall’indagine Ipsos emerge che i pazienti più informati sul rischio di sviluppare Hz sono quelli con malattie cardiovascolari e respiratorie, i meno sono le persone con nefropatie. Seguono quelle con diabete e gli immunosoppressi. In generale, tuttavia, il ‘non mi riguarda’ è piuttosto diffuso, come se esistesse una discrepanza netta tra il rischio percepito e le reali implicazioni sfavorevoli in cui potrebbero incorrere queste categorie di pazienti. 

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Nel nostro Paese, come negli altri, nel caso del diabete, ad esempio, il 61% degli intervistati è consapevole dell’elevato rischio che corre nel contrarre Herpes zoster, ma non ne sa abbastanza o pensa che non lo riguardi. Esistono, invece, precise evidenze cliniche che mostrano come la presenza di diabete aumenti il rischio, sia di sviluppare l’infezione da Herpes zoster, sia di incorrere in complicanze (come ad esempio la nevralgia post-erpetica). Una ricerca condotta negli Usa, che ha valutato i risultati di 62 studi clinici, mostra come i pazienti diabetici presentano un rischio più alto del 30% di sviluppare l’infezione da Hz. Per quanto riguarda l’immunodeficienza legata a malattie o terapie, in Italia il 65% degli intervistati con problematiche legate all’immunodepressione è consapevole dell’elevato rischio che corre nel contrarre le manifestazioni dello zoster. Ma anche in questo caso i soggetti non ne sanno abbastanza o pensano che non li riguardi.

“È importante promuovere la vaccinazione nei pazienti oncologici – spiega Sandro Pignata, direttore dell’Oncologia medica presso l’Irccs Istituto nazionale tumori Fondazione G. Pascale di Napoli e responsabile scientifico della Rete oncologica campana (Roc) – Per farlo è però necessario partire dagli operatori sanitari: la cultura vaccinale, la consapevolezza del suo valore, l’informazione corretta è fondamentale proprio per garantire un’adesione consapevole alla vaccinazione, che non solo è parte integrante del trattamento oncologico, ma preserva la qualità della vita dei pazienti. La Regione Campania – continua Pignata – ha istituito la Roc, coordinata dall’Istituto Pascale, per identificare i centri specializzati nella prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei tumori maligni e le vaccinazioni rientrano a pieno titolo nella presa in carico del paziente. Visto il tema di oggi, le stesse linee guida Aiom raccomandano fortemente la vaccinazione contro l’Herpes zoster. In chi si trova ad affrontare un tumore solido del sistema nervoso centrale o in generale un cancro gastrico, colorettale, polmonare, mammario, ovarico, prostatico, renale e vescicale, si calcola un aumento del rischio di infezione da Herpes zoster tra il 10-50%”.


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