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C’è voluto troppo tempo – ad agosto saranno passati 9 anni dal sisma che solo qui causò 237 vittime – ma ad Amatrice la ricostruzione è finalmente entrata nel vivo. Si stanno accelerando tutti i passaggi per avviare i lavori e far rinascere i centri storici di Accumoli e Arquata. Questo lo stato dell’arte nei luoghi simbolo, maggiormente distrutti dal terremoto che nel 2026 sconquassò il Centro Italia. Più in generale – nei 183 comuni del Cratere sismico – si registra una ripartenza timida con i primi segnali incoraggianti: crescono le attività delle imprese – soprattutto dove sono arrivati i fondi del Pnrr e di NextAppenino – e si riduce la corsa allo spopolamento. Per la cronaca, in questi borghi, già visibile prima del sisma.
Queste tendenze sono al centro di uno studio dell’Ifel – “Prospettive di sviluppo dell’area ed evoluzione della gestione commissariale” – sui cui discuterà questa a mattina a Roma, durante la presentazione di “Mediae terrae”, il libro scritto dal commissario di governo per la ricostruzione, Guido Castelli.
Per quanto riguarda il fronte dello spopolamento, il report dell’Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci segnala che «la dinamica demografica è ancora negativa, però gli investimenti per la ricostruzione sembrano aver già attivato fenomeni di rivitalizzazione del contesto locale, arginando i flussi di popolazione in uscita e favorendo il rientro di residenti temporaneamente trasferitisi in aree limitrofe».
LUCI E OMBRE
Per la cronaca, le ombre su questo versante sono ancora maggiori delle luci. Oggi, in tutta l’area del Cratere, «solo poco più di un decimo degli oltre 4.300 insediamenti storici sono ancora abitati (524)». Guardando alla popolazione in età di lavoro, c’è un calo di residenti rispetto agli anni precedenti al Sisma, del 15,3 per cento. Se non bastasse, e nonostante un’accelerazione sulle concessioni nell’ultimo biennio, su 34mila domande di contributo presentate dai privati per ricostruire case e aziende, i cantieri conclusi o da concludere sono 20mila. Il tutto mentre, complice la spinta del terremoto, l’intero Cratere è ormai composto per il 70 per cento da boschi, che hanno eroso spazio ai campi coltivati e ai pascoli.
Nonostante questo scenario, l’Ifel registra un primo, indicativo, rallentamento sul fronte del depopolamento nei Comuni dove ci sono stati maggiori investimenti. Nel 2019 fu stimato che «nell’orizzonte temporale 2015-2032» ci sarebbe stata una riduzione tra i nuovi nati di 40mila unità. Le ultime valutazioni, invece, stimano che si possa arrivare a quota 35mila in meno. Di conseguenza, «la contrazione demografica attesa passa dal -19 per cento a un più modesto -16,4». Mentre, il più generale calo di residenti dovrebbe ridursi da 65mila a 55mila unità. In soldoni, circa 600 persone all’anno.
STRATEGIA
Che cosa ha permesso questo rallentamento? Sempre nello studio dell’Ifel si sottolinea un cambio di strategia alla base degli interventi pubblici o privati. «La prospettiva della rigenerazione urbana non è più solo intesa come individuazione di nuove funzioni per gli spazi disponibili». Si amplia verso «azioni che producano impatti (diretti e/o indiretti) sul contesto territoriale, in termini di riattivazione economica, promozione sociale, valorizzazione ambientale, rivitalizzazione culturale».
Una spinta quindi è stata data anche da quella che l’Ifel chiama «riattivazione economica»: cioè il rafforzamento delle imprese esistenti e l’apertura di nuove, nonostante le tantissime che hanno chiuso dal 2016 a oggi. In quest’ottica molto hanno fatto sia i processi di semplificazione sia gli stanziamenti per la rigenerazione, l’acquisto di macchinari o la transizione. Come il progetto Next Appennino, con la sua dotazione da quasi 1,8 miliardi, che ha finanziato al 2024 mille imprese. Va detto che questa tendenza è a macchia di leopardo: positiva nelle aree dove si sono meglio indirizzati i finanziamenti.
Partendo dalle stime di una ricerca effettuata dal Cresme, sempre l’Ifel ricorda che «nella media tra 2020 e 2022, quella di Ascoli è in assoluto la provincia italiana che è cresciuta di più – in termini di prodotto interno lordo a valori costanti – Teramo è la 13sima, Ancona è la 25sima. Nello stesso periodo, Ascoli ha visto crescere l’export manifatturiero in valore dell’84 per cento (prima performance in assoluto), Terni del 20,4 (11sima performance), Ancona del 16,4 (20sima)». Sempre in queste tre province si è registrata anche una migliore dinamica occupazionale. Buone performance in termini di competitività, in questo stesso lasso di tempo, anche per la provincia de L’Aquila (il suo livello è passato tra il 2019 e il 2022 dal 35,5 al 46,7 per cento) e per quella di Fermo dal 33,6 al 40,2 per cento.
LA COESIONE
Nelle scorse settimane il commissario europeo alla Coesione, Raffaele Fitto, ha annunciato che la programmazione Ue potrebbe premiare di più le aree interne del Vecchio Continente. Come le quattro regioni (Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo) che compongono il Cratere.
In questa direzione, Ifel consiglia un potenziamento nel sistema tra risorse dirette, detassazioni e semplificazioni. Potrebbe nascere «una possibile Smart Land», cioè un territorio «che ponga particolare attenzione alla coesione sociale, all’utilizzo delle risorse naturali, storiche, architettoniche e con un adeguato piano urbanistico. Un luogo dove la partecipazione attiva della cittadinanza è basilare per la realizzazione e la condivisione di progetti di sviluppo».
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