Rkomi racconta la canzone di Sanremo “Il ritmo delle cose”

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Rkomi dopo Sanremo 2025 con “Il ritmo delle cose”

Ha ottenuto il 28° posto a Sanremo 2025 ma la sua Il ritmo delle cose è una delle canzoni di cui si parla maggiormente dopo il Festival e, dopo qualche ascolto in più, anche tra le più apprezzate.

Rkomi è ospite di Say Waaad?! dopo l’avventura sanremese e ai microfoni di Radio Deejay commenta il piazzamento in classifica, dicendosi comunque soddisfatto di aver portato il suo brano:

Sono felicissimo in realtà di tutto quello che è successo. Sono felicissimo in primis di aver portato un brano al quale devo molto per tutto quello che sarà poi il progresso del mio prossimo anno e soprattutto che mi rappresenta, che non si è adeguato a quello che è un classico contesto.

Comunque le strofe sono veloci, me ne rendo conto sempre dopo, non è immediato come brano. Anche per la comprensione delle parole, grazie anche al mio accento-non accento.

Il rapper milanese riflette poi sul fatto che la sua canzone di Sanremo 2025 non rientri nella classica formula della “canzone sanremese” e che, più che il 28° posto, gli pesano i confronti con lo stesso piazzamento ottenuto anche da Zucchero e Vasco Rossi:

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Ormai lo sappiamo che esistono delle formule, ma questo anche nella vita – andare bene a un colloquio, stare simpatico a una persona. E questo succede anche nella musica.

Mi pesano di più i paragoni che mi dicono con Vasco Rossi e Zucchero, abbasserei un po’ le ali. Va bene 28° o quello che doveva essere, ma il paragone con il Vasco che mi arriva penultimo mi pesa.

Rkomi: “Sono felicissimo di aver portato un brano al quale devo molto”

Rkomi spiega il significato dell’esibizione de “Il ritmo delle cose”

Nell’intervista a Say Waaad!?, Rkomi parla anche dell’esibizione de Il ritmo delle cose a Sanremo 2025 e della coppia salita sul palco per ballare sullo sfondo. Un dettaglio che non tutti hanno notato e che si rifà al videoclip della canzone di Rkomi al Festival:

Non lo volevamo far notare troppo, che fosse troppo lì in faccia. Volevamo riprendere quella che è stata la storia del video musicale de “Il ritmo delle cose”. Io mi sono molto appassionato nell’ultimo anno di film, di video musicali, e sto lavorando a stretto contatto con i registi con i quali lavoro e tutto il team meraviglioso che abbiamo costruito. A partire da “Odio” e “Il ritmo delle cose” sono due progetti molto importanti per me.

Come nella vita che scorre, la coppia che balla al ritmo della canzone è prima interpretata da due ragazzini, poi da una coppia di signori anziani e infine solo dalla donna che balla in modo più malinconico abbracciando una giacca. Una rappresentazione “del ritmo delle cose” e di quello che può succedere nella vita:

La prima sera avevamo questa coppia di ragazzini, la seconda sera avevamo la stessa coppia cresciuta, la terza sera è quello che succede, può succedere anche una perdita, una mancanza. Quindi la malinconia di una donna che aveva perso il proprio uomo e ballava con la giacca del marito defunto.

Rkomi e le macchie di Rorschach citate nella canzone

Parlando con Wad della canzone di Sanremo 2025, Rkomi spiega anche il significato di un’altra parte della canzone, un verso del testo in cui cita le macchie di Rorschach:

Sono dei fogli con dei disegni all’interno, dove tu all’interno puoi vedere numerose cose. Sono dei test che vengono fatti solitamente dal proprio psicologo. Io li ho fatti da piccolo.

Le macchie di Rorschach sono infatti un test psicologico proiettivo ideato dallo psichiatra svizzero Hermann Rorschach nel 1921. Il test consiste in 10 tavole con macchie di inchiostro simmetriche che i soggetti devono interpretare in base a quello che vedono guardandole. Le risposte vengono poi analizzate per valutare la personalità, il funzionamento cognitivo ed eventuali disturbi psicologici.

Rkomi parla quindi di salute mentale, spiegando come secondo lui tutti i ragazzi giovani e in età adolescenziale dovrebbero essere affiancati da un professionista:

A me piacerebbe tantissimo che tutti i ragazzi giovani possano essere accompagnati da un professionista. Un supporto psicologico a priori dagli 11 ai 14 anni, perché tanto fa sempre bene, sarebbe d’aiuto perché fa bene a tutti.



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