Giustizia al centro del dibattito; con l’esame del PdL costituzionale sulla dirigenza del Tribunale

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Dopo la maratona che ha portato al via libera della “Legge Sviluppo” – seguita dall’ok all’ordine del giorno della Maggioranza sul caso “San Marino World” -, il Consiglio Grande e Generale ha ripreso questa mattina da una serie di comma riguardanti le nomine. Temporaneamente sospese quelle della Commissione Speciale per le Riforme Istituzionali – una delle novità di questa Legislatura -, non essendovi in apertura di lavori un numero congruo di consiglieri per procedere. Si è passati dunque ad altre nomine: di esponenti interni delle Aziende Autonome di Stato, del Presidente dell’Autorità della Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione. La Maggioranza ha indicato il nome del Professor Stefano Salsano, di Roma. RETE ha chiesto una sospensione dei lavori per verificarne il curriculum. Poi la votazione; nomina approvata con 38 voti favorevoli ed un astenuto.

A questo punto è stato riaperto il comma sulla Commissione per le Riforme Istituzionali; per la “doppia” Presidenza Maggioranza e Opposizioni hanno indicato rispettivamente i nomi di Filippo Tamagnini e Nicola Renzi. Unanime l’ok dell’Aula. A seguire le nomine dei previsti 18 Commissari, nella proporzione indicata dall’apposita Legge Qualificata; affinché sia imprescindibile il ruolo delle forze di Minoranza. Poi la nomina di un membro del Consiglio Direttivo di BCSM; a vuoto, in precedenza, il via libera all’indicazione di RF. Nicola Renzi ha rifatto il nome di Pietro Calvaruso; ok dell’Aula. Il PDCS ha invece chiesto di poter soprassedere alla nomina del Presidente del Collegio Sindacale.

A seguire l’avvio dell’esame in prima lettura del progetto di legge di rilevanza costituzionale, affinché il Consiglio Giudiziario abbia la possibilità di rinnovare il mandato all’attuale Dirigente del Tribunale. Nella Relazione il Segretario Canti ha insistito sulla necessità di dare continuità all’opera di riforma del sistema giudiziario, come previsto dall’odg approvato nel dicembre scorso. E ciò alla luce dei risultati sino ad ora ottenuti da Giovanni Canzio, e al percorso di integrazione europea in vista. Oggetto dell’intervento l’Articolo 14 della Legge Costituzionale numero 7 del 2021. Per la guida del Tribunale si punta sostanzialmente ad equiparare la figura del Magistrato di carriera a quella del Dirigente esterno. La cui indicazione era fino ad ora possibile solo in “circostanze eccezionali e contingenti”, e con precisi limiti temporali: 3 anni più un eventuale unico rinnovo di 2. Il Segretario alla Giustizia ha anche precisato come la proposta non contrasti con gli standard internazionali. Ribadita del resto la necessità che il Dirigente sia personalità di “chiarissima fama” e “comprovata esperienza”. Oltre ad avere una “adeguata capacità manageriale”. Nel nuovo testo si parla allora unicamente di “Dirigente del Tribunale”; con un mandato quinquennale rinnovabile una sola volta.

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Iro Belluzzi, Libera, ha espresso convinto sostegno al PdL. Un errore, a suo avviso, nella scorsa Legislatura il voler circoscrivere – salvo casi eccezionali – la portata della norma a figure interne. Da qui la necessità di un “approccio più aperto”; senza però alcuna influenza sull’operato del Consiglio Giudiziario. Sulla stessa linea Matteo Rossi, PSD; che ha definito l’evoluzione normativa, sul punto, un “work in progress”. Difficilmente all’epoca si poteva presumere quando il periodo emergenziale sarebbe finito. Ora “il trend è in netto miglioramento”; “necessaria”, dunque, questa riforma. Ribadita la piena fiducia a Canzio.

La fiducia nella Giustizia – ha osservato Silvia Cecchetti – è un pilastro fondamentale, e nella scorsa Legislatura si è tornati ad avere fiducia. “Di tutto questo dobbiamo ringraziare il Dirigente Canzio”. Cauta Carlotta Andruccioli, DML; che auspica si proceda con criterio e lungimiranza, trattandosi di una legge costituzionale. Sulle tempistiche del mandato qualche riflessione dovrebbe essere necessaria, ha detto. Riconosciuta l’efficacia del lavoro di Canzio, anche nel rasserenare gli animi in Tribunale; ma le norme – specie quelle di rango costituzionale – non devono essere pensate per un “caso specifico”, bensì alla tutela dell’Ordinamento.

Da Gian Nicola Berti, AR, un bilancio degli ultimi anni. Da una realtà conflittuale in Tribunale e “situazioni molto imbarazzanti”, al cambio di passo impresso da Canzio. Risolti non tutti, ma tanti problemi. Ha parlato di una “notevole qualità” degli interventi giurisprudenziali; ribadendo la necessità che il lavoro intrapreso dall’attuale Dirigente possa essere portato a termine. Ha poi allargato lo sguardo sottolineando come sia necessaria una risposta ad alcune problematiche. Ha parlato dei furti nelle abitazioni, invitando a riflettere fra l’altro sull’eventuale introduzione di una normativa sulla legittima difesa.

Denise Bronzetti dal canto suo ha sottolineato come si vada in continuità su scelte condivise dall’Aula. Vi sono norme da migliorare; ed è questo – a suo avviso – lo spirito che deve accompagnare la discussione del PdL. Importante, a suo avviso, vedere un Tribunale efficace, efficiente e non più in balia di lotte intestine. Da Aida Maria Adele Selva, PDCS, un ringraziamento al Segretario Canti. Ritengo che la modifica sia adatta ai tempi, che cambiano. Marco Mularoni ha definito “drammatici” gli anni precedenti alla legge del 2021; sottolineando come vi sia stata un‘analisi delle prospettive di quel disposto normativo. Ribadita la necessità di una “continuità” dell’opera di Canzio. Ha ricordato poi come in Commissione Giustizia si stia ragionando anche su altri argomenti; perché c’è tanto ancora da fare.

Nicola Renzi, RF, ha ricordato come si sia appena insediata la Commissione per le Riforme Istituzionali che dovrà occuparsi anche di ordinamento giudiziario. Ha definito la legge in questione “ad personam”; ognuno – ha aggiunto – valuterà se sia opportuno cambiare una legge costituzionale quando si approssima la scadenza del mandato dell’attuale Dirigente. Da qui l’invito a ragionare “laicamente” non solo sul punto, ma in modo più ampio; ad esempio sull’opportunità di avere avvocati in Consiglio Giudiziario. Lesivo della dignità del Paese – secondo Renzi – modificare una Legge costituzionale per fare una nomina. Preoccupante – a suo avviso – anche il principio che se va via il Dirigente crolli il Tribunale. In tal modo – secondo Renzi – potrebbe paventarsi anche un’ingerenza nei confronti del Consiglio Giudiziario, o comunque una forma di pressione.

Sulla stessa linea Antonella Mularoni; “questo metodo non ci piace”. Con questa legge – a suo avviso – si darebbe un‘indicazione “molto precisa” a chi dovrà indicare il Dirigente. Credo che dal 2020 l’opera di Canzio sia sotto gli occhi di tutti, ha dichiarato Emanuele Santi, RETE. Senza l’attuale Dirigente gli equilibri del Tribunale, e l’efficienza ricreata, potrebbero nel volgere di pochi mesi nuovamente cambiare, tornando ad una situazione di conflittualità. Favorevole, dunque – alla luce di ciò -, all’aggiornamento della Legge. Ma le tante prescrizioni precedenti “non sono più tollerabili”.

Gerardo Giovagnoli, PSD, ha iniziato dal rapporto Politica-Giustizia; di solito – ha detto – abbiamo un problema nel rimuovere le persone, qui invece è l’inverso. “Scelta felice” quella del Dirigente Canzio. Questa possibile conferma darà atto di un cammino riconosciuto dagli organismi internazionali. Ha parlato allora di una stagione diversa per la Giustizia; ragionando su una continuità che non era prevista. “Il cambio di passo c’è stato”, ha puntualizzato William Casali, PDCS; aver adottato un Dirigente esterno con chiara reputazione ed esperienza è stato utile per risolvere i problemi in Tribunale. La legge in questione, sulla base di un’esperienza positiva, offre la possibilità al Consiglio Giudiziario di optare in autonomia per due tipologie di nomine a pari condizioni.

Gian Carlo Venturini ha ricordato l’odg che ha portato a questo PdL. Rigettata la definizione di “legge ad personam”; ricordato piuttosto l’iter che accompagnò il mandato di Guzzetta. Ha ricordato come il recente percorso di San Marino sia apprezzato dagli organismi internazionali. “Il lavoro che ha fatto il Dirigente è sotto gli occhi di tutti”, ma non è stato ancora completato. Il Consiglio Giudiziario farà le sue determinazioni. Indubbiamente apprezzabile l’opera svolta da Canzio, ha premesso Gaetano Troina, Motus. Con coraggio sono state avviate attività per riformare il funzionamento del Tribunale. Ma gli interventi di natura costituzionale non vanno presi sottogamba. Forse si potevano svolgere approfondimenti ulteriori; o una riflessione sul ruolo della Commissione Affari di Giustizia. L’auspicio è che una norma costituzionale rimanga vigente nel tempo, senza continui ritocchi. Da qui l’invito a valutare una forma più flessibile, dal punto di vista temporale, sull’eventualità di un rinnovo. Ha parlato poi di una persistente interconnessione forte tra politica e magistratura, con il rischio di problemi e cortocircuiti. Resta qualche problema, ma in Tribunale c’è ora più tranquillità – confermata dal parere del GRECO -, ha riconosciuto Matteo Zeppa, RETE. Criticata la gestione Guzzetta; parlando di “superficialità” anche nelle relazioni. Il problema è che ognuno punta il dito contro l’altro elevandosi a parte buona contro parte cattiva, ha detto Fabio Righi, DML. Non è strano in un Paese piccolo che vi siano interazioni tra i vari Poteri. Vi è una scelta politica – a suo avviso -, alla base di questo PdL; “perché avete già deciso che si va verso un rinnovo” di Canzio. Il Tribunale ha fatto passi avanti, ma vi sono ancora “innumerevoli difficoltà”. In senso astratto e generale è giusto che il Consiglio Giudiziario possa scegliere anche figure esterne, ha sottolineato Vladimiro Selva, Libera. Il Tribunale, dati alla mano, ha migliorato la propria attività. “Crediamo vi sia sicuramente la mano del Dirigente”; da considerare anche l’aumento del numero di Giudici. Ad oggi nel Tribunale oltre ai Giudici sammarinesi vi sono Magistrati italiani di grande fama, e ciò – secondo Manuel Ciavatta, PDCS – offre ulteriore forza. Infine la replica del Segretario Canti, che ha apprezzato il tono del dibattito; a differenza degli scontri di un tempo sulla Giustizia. “Non è una modifica ad personam”; perché toccherà al Consiglio Giudiziario fare la nomina, potendo anche valutare la possibilità di confermare l’attuale Dirigente. Fiducia e certezza del Diritto: questi gli obiettivi. Si è quindi passati al comma sui provvedimenti in materia di politica della casa. 3 i Pdl presentati: dalla Segreteria Territorio, RETE e Motus. Si è iniziato da quest’ultima relazione; che parte dal riconoscimento dell’esistenza di una “emergenza abitativa su larga scala” a causa di inflazione e caro vita; con difficoltà in particolare per giovani e persone prive di adeguate disponibilità economiche. Si punta allora all’adeguamento della normativa sull’edilizia sovvenzionata, anche modificando i requisiti per accedere al contributo statale e con l’introduzione di nuove casistiche. Medesimo l’ambito generale del PdL di RETE. Quanto al progetto della Segreteria di Stato Matteo Ciacci ha posto l’accento sul confronto preparatorio – definito positivo -, auspicando che il focus si mantenga sulla ricerca di soluzioni evitando eccessivi scontri. “Evidente” – ha sottolineato – la crisi abitativa; da qui la necessità di un intervento “tempestivo”. Sull’edilizia sovvenzionata si interviene per aumentare il contribuo in conto interessi. Si reintroduce la garanzia dello Stato limitata però ai giovani e a coloro che hanno un PIL pro capite limitato. Il secondo filone riguarda gli affitti, alla luce delle difficoltà di trovarne a prezzi ragionevoli. Dunque si punta ad una revisione della normativa sulle residenze atipiche innalzando il tetto economico di accesso. E poi l’introduzione di un “canone calmierato” – sempre non si tratti di residenti atipici -, e il bonus ristrutturazioni.

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